Rassegna stampa

LAICITÀ DELLA SCUOLA NEWS Dicembre 2018

Di Redazione | 30.12.2018


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

Portavoce del Coordinamento e referente per le superiori:

Fulvio Gambotto (339 5435162)

Referente per gli altri ordini di scuola: Silvia Bodoardo (329 0807074)

La Redazione augura buone feste e un 2019 migliore dell'anno che sta per finire

Editoriale:

Fatti inquietanti

Tralasciamo questioni propriamente di categoria, tra cui questa:

intorno a 450 euro mensili di aumento ai dirigenti scolastici, 12 o

14 euro previsti per gli insegnanti (è vero che i presidi sono 7500

e con il concorso in svolgimento arriveranno a 10.000; gli

insegnanti sono 850.000, come a dire: siete troppi per avere un

salario decente).

Veniamo a tre fatti che qualificano il “governo del popolo” e la

maggioranza che lo sostiene.

Cominciamo dal minore, che però è minore fino a un certo punto

data l'importanza del pluralismo nella formazione dell'opinione

pubblica. Alcuni giornali nei prossimi anni rischiano di chiudere.

Conte, Di Maio e Salvini hanno trovato un accordo sui tagli alle

testate giornalistiche di propietà di cooperative, fondazioni, enti

morali: 20% nel 2019, 50% nel 2020, 75% nel 2021 fino ad

essere azzerati nel 2022. In tre anni “Avvenire” perderà 5,9

milioni di euro, “il Manifesto” 3 milioni, “Il Foglio” 800 mila euro

(www.editoria.tv/rassegna-stampa-del-07-12-2018/).

I finanziamenti pubblici erano già diminuiti considerevolmente,

passando dai 170 milioni di euro erogati fino al 2007 ai 62 milioni

erogati nel 2017, in un settore già in crisi. “Il risultato è stata una

riduzione nel numero dei giornalisti, un peggioramento dei loro

stipendi e delle qualità dei loro contratti, oltre che una

diminuzione degli investimenti nel settore”

(www.ilpost.it/2018/11/28/finanziamenti-giornali/).

Un'autorevole dichiarazione di Paola Taverna: “Internet può

spazzare via questa carta stampata” (www.primaonline.it/). È il

governo del cambiamento, bellezza, mica quello di Gutenberg!

Il secondo fatto sono le misure contro gli immigrati accorpate al

decreto sicurezza: abolizione della protezione umanitaria, niente

patrocinio gratuito per i ricorrenti, obbligo di rimanere nei Centri

di permanenza per il rimpatrio (CPR) allungato da 90 a 180

giorni, chiusura degli Sprar, il Sistema per l’accoglienza dei

richiedenti asilo e dei rifugiati, che ospita i migranti

appoggiandosi ai Comuni. Migliaia di migranti inseriti in processi

di integrazione saranno messi per la strada senza risorse, allo

sbando. Tra le numerose proteste, bravi i tre universitari di Alba

che hanno raccolto con un semplice passaparola 500 persone

nella cittadina piemontese il 22 dicembre. Intanto il rullo

compressore salviniano procede a fare disastri.

Ultimo fatto, gravissimo. Il Parlamento è stato completamente

zittito ed esautorato nel voto sulla manovra economica

concordata con l'UE. Non solo il voto di fiducia è ormai pratica

consueta di tutti i governi, ma questo è un voto di fiducia imposto

senza poter discutere, nelle sedi istituzionali previste, il

contenuto della manovra e senza nemmeno avere il tempo di

leggerla e di valutarla. Del resto gran parte della maggioranza

governativa sembra convinta che la democrazia rappresentativa

abbia fatto il suo tempo a vantaggio di quella digitale, come

predicava Casaleggio, ed è del tutto insensibile all'umiliazione del

Parlamento cui appartiene.

Ci aspettiamo che gli illustri costituzionalisti che avevano

paventato la svolta autoritaria se il “si” avesse vinto al referendum

del 5 marzo, ora che la svolta autoritaria è in atto facciano sentire

la loro voce e sostengano con non minore passione il ventilato

ricorso alla Corte costituzionale.

Una buona notizia per finire. In recepimento dell'ordinanza del

Tribunale di Milano, la Giunta comunale di Lodi ha disposto di

ricorrere in appello ma intanto di sospendere l'applicazione degli

articoli che discriminavano i bambini stranieri nell'accesso alle

mense e al trasporto scolastico. Il mugnaio del racconto di Brecht

riuscì a trovare a Berlino un giudice onesto che gli diede ragione

nella causa contro il re di Prussia. C'è un giudice a Berlino, a

Milano e in tanti altri luoghi. E ci sono, soprattutto, tanti cittadini

che, come il sindaco di Riace, opporranno al “noi tireremo diritto”

la disobbedienza civile.

Cesare Pianciola

***

In evidenza:

Crocifissi fuori posto

Usi strumentali del fatto religioso. Trieste: la religione

cattolica definita "principio fondante" nella scuola

dell'infanzia

A fronte delle tante difficoltà che gravano sulla scuola nel

nostro Paese, periodicamente si assiste alla “resurrezione”

dell'esposizione del crocifisso quale simbolo delle radici

giudaico cristiane dell'Europa, con un corollario di

suggerimenti in merito alla sua collocazione nei locali e, a

seconda della stagione, proposte di altre ritualità (allestimento

del presepe, recite natalizie, menù quaresimali, benedizione dei

locali, ecc. ecc.) tanto per non dimenticare le suddette radici.

Spiace sempre constatare come la scuola sia molto spesso il

luogo prediletto per prove di forza che, attraverso un uso

strumentale del fatto religioso, mirano a riproporre modelli

sociali basati sulle discriminazioni legate innanzitutto alla

provenienza geografica e all'appartenenza a confessioni

religiose diverse da quella cattolica o a religioni diverse da

quella cristiana. L'ultimo esempio in ordine di tempo è il nuovo

regolamento delle scuole dell'infanzia comunali approvato dal

Comune di Trieste in cui viene indicata tra le finalità delle

modifiche quella di prevedere l'insegnamento della religione

cattolica quale principio fondante l'attività delle scuole per

l'infanzia comunali, e dove troviamo l'obbligo di esporre il

crocifisso in tutti i locali oltre che la previsione di una quota

massima di iscrizioni di bambini di nazionalità straniera in

ciascuna sezione. Certo vien da pensare che per molti

amministratori della Cosa Pubblica siano trascorsi invano gli

anni di studio dedicati agli approfondimenti storico-religiosi o

filosofico-pedagogici, con accumuli di lacune su Costituzione

Italiana e Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, forse

nella totale assenza di percezioni in merito all'esistenza della

Convenzione dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Non si

spiegherebbe altrimenti la totale inosservanza delle

osservazioni fatte pervenire dal Garante regionale dei diritti

della persona, componente con funzioni di garanzia per le

persone a rischio di discriminazione del Consiglio della

Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. A seguito di una

segnalazione ricevuta da parte di un'insegnante consigliera

della V circoscrizione, il Garante Walter Citti ha inviato al

Sindaco e all'Assessore all'Istruzione del Comune di Trieste una

comunicazione con puntuali osservazioni sulle modifiche

proposte al regolamento delle scuole per l'infanzia, reperibile

al link www.consiglio.regione.fvg.it/cms/pagine/garantediritti-

persona/discriminazioni/notizie/, ritenendo fondata la

richiesta di un parere su eventuali profili discriminatori

contrari al principio costituzionale di uguaglianza e al sistema

europeo dei diritti umani. Nel documento si ricorda che la

Corte Costituzionale ha più volte affermato il principio

supremo di laicità delle istituzioni della Repubblica inteso

quale impegno alla salvaguardia della libertà di religione in un

regime di pluralismo culturale e confessionale, con i

conseguenti corollari della neutralità ed equidistanza verso le

diverse fedi, pur riconoscendosi che i principi del cattolicesimo

fanno parte del patrimonio storico del Paese, con questo

trovando giustificazione i contenuti delle particolari norme

concordatarie stabilite nei rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica.

Partendo da questo presupposto e ricordando la normativa che

regola la presenza dell'insegnamento confessionale cattolico

nelle scuole pubbliche, il Garante ritiene inappropriato che

compaia nel documento ufficiale di accompagnamento la

previsione di questo insegnamento quale principio fondante

l'attività delle scuole per l'infanzia comunali, poiché questo è

un chiaro richiamo al Concordato del 1929 in cui la dottrina

cattolica veniva posta a fondamento e coronamento

dell'istruzione pubblica, suggerendo un ruolo della religione

cattolica nel contesto educativo della scuola pubblica non

conforme ai valori costituzionali di uguaglianza, non

discriminazione, laicità delle istituzioni.

In relazione all'imposizione della presenza del crocifisso viene

richiamata la pronuncia della Grande Camera della Corte

europea dei diritti dell'uomo (caso Lautsi), con la quale i

giudici di Strasburgo non hanno ritenuto l’ esposizione del

crocifisso nelle scuole contraria al sistema europeo dei diritti

umani. Questa sentenza si basa sul fatto che l’esposizione del

crocifisso non travalica la soglia del divieto di proselitismo

religioso in quanto le caratteristiche del sistema educativo

italiano sono orientate alla valorizzazione del pluralismo

culturale ed educativo attraverso l’ampio riconoscimento del

diritto alla libertà religiosa, che si estrinseca, fra l’altro,

nell’inclusione attiva di minori di background migratorio e nel

riconoscimento e valorizzazione delle loro culture di

provenienza. Ne consegue, pertanto, che, qualora il sistema

educativo pubblico perdesse queste caratteristiche di

inclusione e di pluralismo culturale, e l’esposizione del

crocifisso avvenisse in un contesto orientato espressamente

alla promozione attiva della confessione cattolica, potrebbe

essere messa in discussione la compatibilità di detta

esposizione con i principi fondamentali della libertà religiosa

del sistema europeo dei diritti umani, travalicando in una

pratica di indottrinamento vietata dalla Carta europea dei

diritti dell’Uomo, anche tenendo conto di quel margine di

apprezzamento e di discrezionalità lasciato agli Stati europei su

questioni eticamente sensibili.

Ovviamente le osservazioni del Garante non sono state prese in

considerazione e la maggioraza dei consiglieri comunali ha

votato a favore del nuovo regolamento.

Silvana Ronco

da "Riforma", 7 dicembre 2018

***

Dossier 2018 MENO IMMIGRATI E NASCITE IN CRISI? "È

FINITA LA PACCHIA" PER ECONOMIA E ASSISTENZA IN ITALIA

Di Vittorio Emiliani | 21.12.2018

È incredibile che le forze politiche che si oppongono alle scelte

dissennate - come il muro a nuovi immigrati - di Matteo Salvini

non conducano una campagna martellante, sulla base dei dati

reali, per sbugiardare quanto viene spacciato dalla Lega e da altre

forze per spargere la paura del diverso e dell'immigrato fra gli

italiani e creare un clima di xenofobia nel Paese. Clima atto a

coprire ignoranza politica, sottocultura, egoismo, distruzione dei

nostri valori comunitari, italiani ed europei.

I dati reali che vi propongo - a cominciare dal tasso di natalità più

basso del mondo insieme a quello giapponese e dalla denatalità di

tutte le regioni italiane escluse le Province autonome di Bolzano

(soprattutto) e di Trento - mettono in evidenza alcuni fenomeni

incontestabili.

In forza dei quali "immigrazione zero" o forti ostacoli

all'immigrazione condurrebbero l'economia italiana, nella sua

interezza (agricoltura, industria, commercio, turismo, servizi), alla

crisi, al rattrappimento, ad una inevitabile decadenza.

LEGGI TUTTO:

http://www.italialaica.it/news/articoli/59324

***

Roma, RIPARTE IMPEGNO PER INOPTATO 8 PER MILLE

ALLO STATO

18 Dicembre 2018. Presentato un disegno di legge costituzionale

(*) per destinare l'8 per mille inoptato allo Stato. Oggi il cittadino

che non sceglie espressamente una confessione religiosa per l'8

per mille dell'Irpef destina, senza saperlo, la ripartizionre in

maniera proporzionale tra le varie confessioni. Se ne avvantaggia

la Chiesa Cattolica a discapito dello Stato che perde circa un

miliardo di euro. La proposta era già stata depositata nella scorsa

legislatura da Possibile, a prima firma Andrea Maestri. Dichiara

Pastorino (Leu): "La parola laicità sembra bandita in questa

legislatura, in cui tutto è schiacciato sugli slogan leghisti e dei

Cinque stelle. Ma è un impegno da portare avanti con grande

convinzione".

Di Redazione ITALIALAICA| 21.12.2018

http://www.italialaica.it/gocce/59321

CIDI TORINO

In collaborazione con l'Associazione BABELICA:

I FILM IN TASCA: IL CINEMA PER IMPARARE E PER

CRESCERE - Due incontri con Umberto Mosca: rinviati a

gennaio 2019 - sede Cidi Torino, via M. Ausiliatrice, 45

R. Montafia, La lingua della matematica

14 gennaio e lunedì seguenti - h. 17 - 19

ATTENZIONE! Sede: Scuola GABELLI, Via Santhià 25

PER ISCRIVERSI: http://www.ciditorino.org/

***

MCE. Il MCE in questo ultimo scorcio del 2018 e

impegnato su due importanti campagne.

1) MANIFESTO PER UNA EDUCAZIONE LINGUISTICA

DEMOCRATICA

Chiediamo di aderire al Manifesto, di diffonderlo e inoltrare la

richiesta di adesione a tutti/e coloro che ne possono condividere i

contenuti (associazioni, insegnanti, Istituti Scolastici, docenti

universitari, persone del mondo della cultura e dell'arte,

amministratori /amministratrici, cittadini e cittadine). Il gruppo

di ricerca sta organizzando per la presentazione del Manifesto

una giornata di studio a Roma. Per aderire andare al link:

http://www.mce-fimem.it/ricerca-didattica-mce/gruppo-lingua/

2- SALTAMURI E CAMPAGNA MILLE SCUOLE APERTE PER UNA

SOCIETA' APERTA

Chiediamo a voi tutte/i che avete progettato o state realizzando

percorsi di educazione ai diritti, alla cittadinanza, allo studio delle

migrazioni e alla comprensione delle diverse realtà del mondo, di

condividere i percorsi didattici comunicandoli attraverso la

scheda on line al link

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScLtBqUgvMarZPs2

aKbuD0ii5AteNZcJc_xt4bmhCq-SqfFRg/viewform

Potete leggere il comunicato stampa sulla campagna Mille scuole

al link

http://www.saltamuri.it/2018/12/07/comunicato-stampa-millescuole-

aperte/

***

FNISM – Continua il CORSO DI AGGIORNAMENTO -

LABORATORIO FNISM 2018-19

mercoledì 23 GENNAIO:

Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi (introduce David Sorani;

relazione di Cesare Panizza)

c/o CESEDI, via G. Ferrari, 1, Torino – h. 15,30-18

***

Centro studi Piero Gobetti - Istituto di Studi storici

Gaetano Salvemini

11 gennaio | H. 18 | Polo del ‘900 (Sala Didattica, Via del Carmine

14-TO)

Presentazione del libro Un figlio per nemico. Gli affetti di Gaetano

Salvemini alla prova dei fascismi di Filomena Fantarella, con

prefazione di Massimo L. Salvadori (Donzelli Editore, Roma 2018)

Con l’autrice dialogano Gaetano Pecora e Marco Brunazzi.

Coordina Pietro Polito. Incontro organizzato con l'Istituto di Studi

storici Gaetano Salvemini.

***

Bianco su nero. Iconografia della razza e guerra d’Etiopia.

Discussione intorno all'omonimo libro di Vanessa Righettoni

(Quodlibet 2018).

Il libro affronta l’immagine dell’indigeno proposta in Italia tra il

1935-1936, durante la guerra d’Etiopia. Ne emerge un panorama

denso di sollecitazioni culturali e visive, ma anche di distorsioni e

contraddizioni rimaste impigliate nella propaganda di regime. È

entro la rigida maglia della narrazione coloniale, tesa fra gli

estremi dialettici di civiltà e barbarie, che il discorso razzista

prende forma e si concretizza, in netto anticipo sulle tragiche

leggi del 1938. Ne discutono con l'autrice Diego Guzzi (Unione

culturale), Luca Pietro Nicoletti (Quodlibet) e Cecilia Pennacini

(Università degli Studi di Torino).

Organizzano Unione culturale Franco Antonicelli, Centro

Piemontese Studi Africani e Museo Diffuso della Resistenza.

***

AGEDO TORINO

Ci incontriamo ogni martedì sera dalle 20:30, esclusi i giorni

festivi e prefestivi, presso CasArcobaleno, via Lanino 3,

10152 Torino (Zona Porta Palazzo). Se lo desideri puoi

contattarci, ogni giorno, al numero: 388 95.22.971.

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IL LIBRO

Emanuela Provera, Federico Tulli, Giustizia divina. Così la chiesa

protegge i peccati dei suoi pastori, Chiarelettere, Milano 2018, pp.

192, € 16.

Giustizia divina è frutto di un’inchiesta giornalistica sul tema dei

centri istituito dalla chiesa cattolica per accogliere “gli

ecclesiastici in difficoltà”, preti e suore che soffrono di

depressione, alcoolismo, ludopatia e altre dipendenze. Tra questi

ci sono anche omosessuali, che per la chiesa sono malati e

peccatori. Inoltre persone che hanno commesso reati: pedofilia,

stalking, appropriazione indebita, bancarotta. Espiano “in

silenzio e preghiera”, in anonimato, al riparo dalle tentazioni del

mondo, ma soprattutto dagli occhi della giustizia civile.

Gli autori hanno già pubblicato opere su argomenti legati alla

chiesa. Emanuela Provera ha collaborato a Opus Dei segreta

(Ferruccio Pinotti, Bur-Rizzoli, 2006) e scritto Dentro l’Opus Dei

(Chiarelettere, 2009). Federico Tulli ha pubblicato due libri sulla

pedofilia e Figli rubati. L’Italia, la chiesa e i desaparecidos, 2015.

Tutti con l’Asino d’oro edizioni. I due giornalisti hanno

individuato una rete di case di cura e, per primi, sono riusciti ad

entrarvi e intervistare medici e gestori e anche alcuni pazienti.

Hanno pure scoperto che, dei trecento preti denunciati per

pedofilia, pochissimi sono in carcere e nessuno di loro è stato

denunciato dai vescovi, i quali per la Conferenza episcopale

italiana non sono obbligati a farlo. Alla base di questo sta la

confusione tra reato e peccato. Nel Codice di diritto canonico

“l’atto sessuale commesso da un chierico con un minore di

diciotto anni è tuttora considerato un’offesa a Dio, in violazione

del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro

una persona. L’abuso è cioè un peccato e non un reato” (pp. 82-3).

Lo stato è complice di questa situazione dal momento che il

Concordato consente, anche per cittadini italiani, quali sono i

sacerdoti, una giustizia parallela, esercitata nei tribunali

ecclesiastici.

Il libro è suddiviso in tre parti. Nella prima vengono esposti

diversi casi. Tra questi una suora stalker per tredici anni, che

porterà al suicidio la ragazza abusata, un vescovo polacco

pedofilo, imprigionato in Vaticano, il cardinale Pell, insabbiatore

di centinaia di casi e accusato di pedofilia lui stesso. In tutti i casi

la preoccupazione della chiesa è quella di preservare l’immagine

pubblica: il prete pedofilo non è un criminale, ma un peccatore

indotto in tentazione dalla vittima stessa.

La seconda parte traccia la mappa dei centri di rieducazione

individuati, che fungono da clinica psichiatrica e luogo di

reclusione. La chiesa li utilizza “per curare e tenere sotto controllo

i sacerdoti riconosciuti colpevoli di abusi su minori … e quelli che

spontaneamente chiedono aiuto a colleghi specialisti dopo aver

scoperto di essere attratti dai bambini” (p.91). Sono la punta

emersa di un’ampia e segreta rete di assistenza per i preti in crisi,

che devono intraprendere un cammino di recupero, espiazione e

penitenza, al termine del quale alcuni rientreranno nelle

parrocchie, altri saranno ridotti allo stato laicale.

Infine il libro affronta il tema della possessione demoniaca e

dell’esorcismo. Si stima che siano circa cinquecentomila le

persone che si sono rivolte a un prete per essere liberate dal

demonio, che la chiesa considera un individuo spirituale e non un

puro simbolo del male. Gli autori hanno assistito ad alcuni

esorcismi e partecipato, come giornalisti, al corso "Esorcismo e

preghiera di liberazione". Uno dei docenti, un prete, è consulente

della Squadra anti-sette della Polizia di Stato. Altri sono esorcisti,

giuristi, psicologi, in una mescolanza (che sono tentato di definire

diabolica) tra psichiatria ed esorcismo. Il diavolo è sempre servito

alla chiesa per condannare i nemici, eretici e infedeli, ma anche

per giustificare e assolvere coloro che le si sottomettono. Il

diavolo, sempre lui, il grande fake della storia del cristianesimo.

Cesare Bianco

***

IL FILM

ROMA

Regia: Alfonso Cuarón

Principali interpreti:

Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Marco Graf, Daniela Demesa,

Diego Cortina Autrey, Carlos Peralta, Nancy García García,

Verónica García, Andy Cortés, Fernando Grediaga, Jorge Antonio

Guerrero, José Manuel Guerrero Mendoza, Latin Lover, Zarela

Lizbeth Chinolla Arellano, José Luis López Gómez, Edwin

Mendoza Ramírez, Clementina Guadarrama, Enoc Leaño, Nicolás

Peréz Taylor Félix, Kjartan Halvorsen – 135 min. – Messico, USA

2018

Leone d’oro a Venezia due mesi fa, quest’ultima opera di Alfonso

Cuarón aveva avuto una lunghissima gestazione: il regista

messicano ha dichiarato più volte che da almeno dodici anni

sognava di realizzare un soggetto che, ripercorrendo la storia

della propria infanzia a Città del Messico, nel quartiere

residenziale della borghesia chiamato ROMA, facesse rivivere il

clima di convivenza gioiosa nella grande casa familiare, fin tanto

che era stato presente, sia pur per brevi periodi, il padre, brillante

professionista, che un giorno, fingendo un viaggio di lavoro

avrebbe lasciato per sempre quella dimora e quegli affetti. Siamo

nel 1971, anno cruciale per il Messico, alla vigilia della feroce

mattanza di più di cento studenti che manifestavano per i diritti

civili, che avrebbe coinvolto direttamente due delle quattro

donne della famiglia: la nonna e la giovane Cleo, la tata mexteca

(memorabile Yalitza Aparicio), sfiorate dall’eccidio mentre si

trovavano in un negozio di mobili.

“Il mio film è il più autobiografico possibile, diciamo che l’80,

90% di quello che vediamo viene dalla mia memoria e dalla storia

del personaggio vero che ha ispirato Cleo, la tata che per me era

come una mamma […] quando cresci con qualcuno che ami, non

metti in discussione la sua identità. Ora da adulto ho cercato di

vedere Cleo come una donna di origini indigene, appartenente

alla classe operaia, allora era solo lei” (dalle dichiarazioni del

regista rilasciate a Chiara Ugolini)

Nella grande casa, dunque erano rimaste quattro donne (la

madre, la nonna e due inservienti indigene di origine mexteca),

oltre ai quattro bambini e al cane: al loro coraggio, dunque, il

compito di affrontare la difficile nuova realtà, nella

consapevolezza di essere sole, come spesso accade, nei momenti

difficili e dolorosi della vita.

Era sola Cleo, lasciata a se stessa non appena aveva detto al suo

Firmin della gravidanza; era sola la nonna, la prima a soccorrerla

e a starle vicino durante la terribile giornata della repressione

anti-studentesca; era sola la madre tradita, che aveva dovuto

portare al mare i suoi quattro bambini per informarli

(impossibile dimenticare i loro singhiozzi, mentre il regista lascia

in primo piano lei e le altre donne) dell’allontanamento del padre,

che intanto, da beato incosciente, si stava portando via i suoi

mobili, i suoi oggetti e i suoi libri. Con tutti loro avrebbe condiviso

il proprio futuro anche l’altra inserviente mexteca, che si

occupava della cucina, delle scorte e, insieme a Cleo, della pulizia

della casa, sempre allegramente disordinata e sporca, poiché i

piccoli ne occupavano interamente tutti gli spazi, lasciando, come

spesso accade, in ogni stanza, i loro giochi, i loro abiti, i loro

quaderni, le tracce della loro presenza e del loro passaggio,

mentre il cane, riottoso al guinzaglio, lasciava un po’ dappertutto

le sue cacche. Su Cleo, soprattutto, però, si appunta l’attenzione di

Cuarón, che ci ha dato di lei un ritratto molto complesso; a mia

memoria, uno dei ritratti femminili più veri e profondi della

storia del cinema.

Fin dal suo esordio, il film ci appare come un’opera di grande

bellezza formale, qualche volta persino un po’ compiaciuta (ma il

difetto è molto lieve), molto citazionista e, così è parso a me, ma

non solo a me, un poco autocitazionista. Se la ricostruzione del

passato mantiene pressoché sempre i toni dell’elegia commossa e

ironica, non mancano i momenti di alta drammaticità, asciutta e

dolorosissima, come quelli dell’eccidio, o quelli del parto

drammatico di Cleo e del tormentoso senso di colpa che ne

connota il difficilissimo rapporto con la maternità, che si realizza

pienamente, invece, nel suo speciale rapporto coi piccoli di casa,

accuditi tutti con amorosa pazienza e abnegazione (grandi le

scene del loro salvataggio nel mare in tempesta, fortemente

simboliche del suo ruolo protettivo e indispensabile in quell’anno

per tutti terribile e decisivo).

La volontà del regista, quanto mai opportuna per ricostruire

un’epoca così lontana nel tempo, di girare il suo Amarcord in un

luminosissimo e giustamente appena ingiallito bianco e nero

sembrava un ostacolo insormontabile ai produttori americani a

cui egli lo aveva proposto. Fu Netflix a credere nel progetto e a

garantire i finanziamenti e gli attori necessari al suo compimento,

che diventò, allora, molto veloce: meno di due mesi, ciò che,

insieme alla rapidità del montaggio e alla eccellente

professionalità degli interpreti, tutti molto bravi, ma poco noti,

permise di contenerne i costi senza penalizzarne la bellezza e il

contenuto emozionale.

Il film è stato visibile per tre giorni nelle sale italiane, (3-4-5

dicembre) scelte dalla distribuzione di Il Cinema Ritrovato

(Cineteca di Bologna), per concessione di Netflix che lo

trasmetterà dal 14 dicembre gli abbonati della sua piattaforma.

Qualche sala continua a programmarlo, presentandolo in

versione originale sottotitolata, non essendo stato doppiato.

Senza entrare nel merito della diatriba, che la brevissima durata

della programmazione ha rinfocolato, faccio presente che solo un

grande schermo e l’attrezzatura necessaria per raccogliere i

sofisticati effetti sonori del film, molto bello in ogni caso, può

restituirne per intero la grande suggestione! È un invito a non

esitare a vederlo.

https://laulilla.wordpress.co m/

***

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Supplemento on line a “école”, Registrazione Tribunale di Como, 10 gennaio 2001;

direttrice responsabile Celeste Grossi.

diffuso via mail il 24/12/

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