rassegna stampa

LAICITÀ E VALORI CIVILI, NON METTIAMOLI IN CROCE.

Di Andrea Tufoni | 07.08.2018


La Lega propone che, con una legge dello Stato, si renda obbligatorio il crocifisso in ogni più remota stanza dello spazio pubblico.
Una provocazione fra le altre? È possibile. Ma viene da un partito di governo, e l'idea ha un seguito che va molto oltre i suoi iscritti, basti leggere le reazioni sui social media. Se dunque è probabile che non vedrà la luce, il progetto rivela un sentire distorto e rischioso sulla laicità e sui valori, sui "princìpi su cui si fonda la nostra società".
L'Italia non può più dirsi un Paese cattolico, ex lege e per i numeri. Di più, l'Italia è un Paese laico.

Laico vuol dire che, nel mantenere equidistanza da religioni e ideologie, lo Stato, in rappresentanza e a favore della società nel suo complesso, prende le sue decisioni in base a princìpi che prescindono dalla fede. Non è la fede, qualunque sia e qualsiasi cosa chieda, a orientarne le scelte, ma valori radicati nell'uomo e validi trasversalmente.
D'altro canto, le fedi sono numerose - anche quelle politiche - e ciascuna dottrina include, nella sua visione del mondo, doveri che vanno al di là dello stretto necessario per convivere. Quanto ai princìpi di riferimento, ebbene di nessuna è possibile dire che ne abbia solo di adeguati alla società moderna, né che le loro interpretazioni pratiche vi abbiano, storicamente, sempre giovato. Non può essere diversamente, dal momento che si fanno derivare non dalla paziente osservazione degli uomini e della loro convivenza, ma da altrove, e non si propongono il loro specifico bene, se non filtrandolo attraverso il bene che rappresenta l'adeguarsi a priori a certe idee.
Uno Stato laico non ha queste premesse.

Non dovendo sottostare e regolarsi in funzione d'altro che i cittadini che rappresenta, è ad essi che guarda quando deve intervenire, con le sue leggi, nella loro vita. Lo fa prendendo atto di alcune necessità primarie dell'essere umano, garantendone soddisfazione in egual misura ad ognuno, in forma di diritti fondamentali, da cui poi la legge. Una selezione arbitraria, e legata ai tempi, che è tuttavia precisa, pensata, non superflua e uguale per tutti, misurata sulle conseguenze, infine orientata alla massima libertà possibile, e al massimo benessere possibile, in condizioni di convivenza fra pari.
La stessa idea di laicità trae da questa impostazione la sua ragione d'essere, diventando terreno fertile per l'espressione di sé in ogni direzione e secondo le più disparate normalità.

Se dunque è vero, sì, che l'Italia di oggi tragicamente manca di cultura e civiltà, per crearla e crescerla non serve appendere al muro un crocifisso - denso d'altri significati e solo una parte del passato, obiettivamente non sempre positiva - ma celebrarne i valori in cui crediamo - che vogliamo restino, e abbondino: libertà, pace e uguaglianza, giustizia, verità e opportunità. Questo, su tutto e prima di tutto, è il vero patrimonio civico-culturale dell'Italia di oggi, "indipendentemente da una specifica confessione religiosa".

 

Nessun commento