rassegna stampa

LAICITA' DELLA SCUOLA news

Di Redazione | 13.11.2017


laicità della scuola news
Novembre 2017

Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola.
Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.
Fanno parte del Coordinamento:
AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.
Portavoce del Coordinamento e referente per le superiori: Fulvio Gambotto (339 5435162)
Referente per gli altri ordini di scuola: Silvia Bodoardo (329 0807074)
http://www.novecento.org/dossier/italia-didattica/mitologie-padane-dallampolla-delpo-
a-capitan-padania/

Editoriale:
Brexit in salsa padana.
All’indomani delle elezioni del 2006, vinte di stretta misura dal centrosinistra, Ilvo Diamanti scriveva su la Repubblica che la campagna elettorale di Prodi, giocata “sull’interesse del paese”, non aveva pagato
perché i cittadini non trovavano più nessuna identificazione fra i propri interessi e quelli, appunto, del paese.
Sono passati oltre dieci anni e il problema, sottovalutato irresponsabilmente anche a sinistra, si è ulteriormente acuito. Lo Stato sempre di più è percepito dai cittadini come distante e ostile. Anni di politiche di “austerità” hanno trasformato i Comuni in bancomat dei governi e determinato aumento della pressione fiscale locale, riduzione dei servizi sociali, delle tutele ambientali e del territorio. Sono cresciute disuguaglianze ed egoismi campanilistici ed è diventato senso comune che il Nord debba liberarsi del
fardello dell’arretrato Sud, con buona pace dell’articolo 3 della Costituzione.
Di fronte alla crisi dell'Unione Europea e degli Stati nazionali, i presidenti
di Veneto e Lombardia (e, in una forma più “costituzionale” anche il presidente dell’Emilia Romagna), per andare incontro alle pulsioni egoistiche di chi pensa di poter vivere in isole felici, che si realizzerebbero
con la gestione autonoma di una parte maggiore delle risorse derivanti dalla fiscalità, hanno proposto soluzioni di autogoverno regionale, basato su un’idea di federalismo competitivo tra Regioni, lontana dalle relazioni di solidarietà economica e sociale previste dalla nostra Costituzione.
Queste proposte semplicistiche non affrontano la questione della qualità della spesa - sempre più indirizzata verso scelte che non risolvono i problemi territoriali (spese militari al posto di sanità e formazione, grandi e costose opere invece di cura dell'ambiente, …) - , né l’urgenza di ridistribuire il carico fiscale sgravando le fasce più deboli della popolazione e contrastando l’evasione, che sottrae consistenti risorse alla comunità, né il rilancio del ruolo costituzionale delle autonomie municipali e del
decentramento (previsti dall’articolo 5 della Carta), come modalità per riorganizzare l’amministrazione dello Stato.
I quesiti referendari capziosi e strumentali di Maroni e Zaia sono stati sottoposti a consultazioni con grande dispendio di denaro (in Lombardia oltre 50 milioni di euro, in Veneto 14, cui vanno aggiunti i costi per la sicurezza dei seggi). L’esito ha acuito il divorzio sociale tra Nord e Sud del Paese, una sorta di Brexit in salsa padana.
Chi ha sottovalutato la portata prima, e si accoda ora in modo subalterno ai risultati scontati dell’iniziativa della Lega, dovrebbe seriamente interrogarsi sugli effetti non immediati, ma profondi che avrà sulla crescita di localismi reazionari ed escludenti che vediamo risorgere in tutta Europa.
Al Tavolo di trattativa, aperto il 9 novembre dal Governo nazionale, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, come previsto dall’articolo 116 della Costituzione, hanno chiesto, sulla base di tre diverse Risoluzioni, di
ampliare la propria autonomia in tutte le 23 materie che non sono di esclusiva competenza dello Stato.
I fautori del Sì nel corso della campagna hanno sostenuto che la vittoria avrebbe non solo portato all’autonomia fiscale, ma anche a un maggiore potere su sicurezza e immigrazione. Si tratta di un inganno: sicurezza, ordine pubblico e immigrazione sono di esclusiva competenza dello Stato. (articolo 117 della Costituzione).
Il Consiglio della Regione Veneto ha votato una Risoluzione per trattenere i nove decimi del gettito di Irpef, Ires e Iva e modificare l’articolo 116 della Costituzione per diventare “Regione a statuto speciale” (una scelta anacronistica, come anacronistiche sono ormai tutte le Regioni a statuto speciale, nate in un momento storico e politico da anni superato).
La Regione Lombardia, data la modesta affluenza alle urne, ha dovuto ripiegare su una strada diversa. La Risoluzione, dopo alcuni emendamenti in Commissione e in Aula, per modificare nella forma frasi manifestamente leghiste, è stata approvata con una maggioranza trasversale (PD incluso) assai ampia: dei 72 Consiglieri hanno votato a favore 67. La Risoluzione chiede maggiore autonomia su 8 macroaree: istituzionale, finanziaria, economica e del lavoro, istruzione e ricerca scientifica, sociale e sanitaria,
territorio e infrastrutture, ambiente e protezione civile, culturale. E indica come prioritaria l’autonomia relativa alle norme generali sull'istruzione: Maroni chiederà competenza e autonomia “sulla disciplina attuativa delle norme in materia di scolastica, nel rispetto dei principi di libertà e di servizio pubblico stabiliti dalla Costituzione e validi per tutte le istituzioni scolastiche”, prevedendo anche una differente disciplina sulla parità e il reclutamento regionale degli insegnanti.
L’idea della Lega di regionalizzare il reclutamento, oltre che razzista, denota una concezione del territorio regionale come spazio culturalmente chiuso e autoreferenziale, negando la storia e precludendo il futuro non solo dei “lombardi”, ma dei sempre più numerosi nuovi cittadini.
Maroni intende attuare in ambito scolastico quanto già realizzato, a partire da Formigoni, nella sanità. La Lega non si accontenta di favorire i privati, con conseguenti ulteriori possibilità di corruzione e voto di scambio, ma intende privatizzare anche le scuole pubbliche, trasformando il diritto all’istruzione in erogazione di voucher per la fruizione di servizi, come avviene nella formazione professionale, già ora di competenza regionale.
La sinistra politica, sociale e culturale avrebbe dovuto giocare un ruolo più forte prima dei referendum. Prima si è sentita poco, e poco si sente anche adesso che sarebbe ancor più necessario.
Celeste Grossi
***
In evidenza:
→ DIRITTO DI CITTADINANZA: qualche riflessione di Franco Lorenzoni
[...] Io, come tante e tanti altri insegnanti provo da anni, a volte con
fatica e difficoltà, a dare dignità e spazio a ciascuno dei bambini con
cui lavoro, a considerare tutti portatori di uguali diritti. Come posso
allora non schierarmi riguardo al diritto di cittadinanza senza
contraddire il fondamento stesso del mio educare? Mi trovo di fronte
a due leggi dello Stato in contraddizione tra loro e non posso non
scegliere, non dire apertamente da che parte sto, assumendomene
responsabilità e conseguenze.
Concretamente, con i ragazzi con cui lavoro, sto cercando di
raccogliere dati significativi, allargare il discorso e approfondire.
Collezioniamo storie ascoltate o lette e tabuliamo dati, perché la
statistica e la matematica ci aiutano a comprendere la realtà.
Scopriamo così in quinta elementare che ad Atene, dove nacque la
democrazia, non votavano le donne, gli stranierei e gli schiavi. Che in
Italia le donne votano solo dal 1946 e che ci sono voluti decenni dopo
l’unità d’Italia per arrivare al suffragio universale, che poi il fascismo
negò per vent’anni. Scopriremo nelle prossime settimane che oggi,
rispetto alla popolazione residente nel nostro paese, coloro che
possono esercitare il diritto di voto sono diminuiti in percentuale
perché gli stranieri, anche quelli che vivono qui da anni e
contribuiscono con il loro lavoro e le tasse che pagano alla ricchezza
del nostro paese, non hanno la cittadinanza e dunque il diritto al voto.
Ragioneremo, discuteremo di tutto ciò. Forse metteremo in mostra
scoperte, pensieri, dubbi, domande, come abbiamo sempre fatto.
Ho detto e dirò loro che mi batto per lo ius soli e lo ius culturae,
perché ritengo che come tutti abbiamo doveri da rispettare, anche i
diritti devono essere uguali per tutti coloro che risiedono nel nostro
paese, anche se vengono da lontano e hanno genitori stranieri.
Questo faccio e questo ritengo sia il mio dovere fare come insegnante,
senza nascondermi dietro a una presunta neutralità del sapere, perché
cultura è approfondimento, sviluppo di capacità critiche, relazione
viva con la realtà ma anche scelte e opzioni individuali che vanno
condivise. Devo dire che dopo il 3 ottobre mi sento in buona
compagnia.
http://www.insegnareonline.com/rivista/scuola-cittadinanza/cittadinanzaconcerto-
musica
***
→ I Decreti Minsiteriali sull’“Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione” e sulla “Certificazione delle competenze” in uscita dal primo ciclo di istruzione
[…] Sappiamo che da tempo la valutazione è il terreno che con ossessiva pervicacia è al centro delle pulsioni riformatrici del governo di sistema, anzi dei diversi governi che si susseguono da decenni e
che - ciascuno per il tempo che è rimasto in carica - si sono occupati di aggiungere qualche danno alla scuola. Danni che derivano quasi sempre da scelte in tema di valutazione, in virtù di una sorta di
capovolgimento della ragione e dell'ordine delle cose che abbiamo più volte denunciato.
Non fanno certo eccezione questi due DM, non a caso frutto della delega sulla valutazione. Già il fatto che siano due è sintomatico della più grave delle contraddizioni che le recenti vicende normative non
hanno saputo sanare. Il DM 742 indica infatti i criteri e le procedure della “Certificazione delle competenze” per livelli, che andranno ad affiancare i risultati dell’esame espressi in voti e giudizi, come indicato dal DM 741. Com'è noto la certificazione delle competenze trae ispirazione e criteri non dalle discipline di insegnamento, ma dalle otto competenze chiave prese di peso dalle "Raccomandazioni" europee in fatto di educazione degli adulti. Si è così innescata una contraddizione ormai insanabile fra valutazione degli apprendimenti disciplinari in decimi (accompagnati ora da giudizi esplicativi, si veda il DM 741) e certificazione delle competenze in livelli di prestazione (DM 742). Si tratta della coesistenza di due dimensioni assai poco conciliabili della valutazione e dell’idea stessa di scuola: due separati in casa, che tocca alla creatività (o alla sfiduciata rassegnazione) degli insegnanti far convivere nelle scuole. E purtroppo anche nelle classi.
Infatti, voti decimali e certificazione delle competenze non rimandano solo a due diverse modalità di ratificare gli esiti o a differenti prove e criteri per definirli. Se assunti seriamente rimanderebbero a
concezioni della scuola antitetiche, che si chiede agli insegnanti di far coesistere e rendere compatibili.
Ma non ci si ferma certo qui. La scuola userà o subirà - come si è visto - anche la valutazione discorsiva del comportamento, i punteggi e i livelli Invalsi su tre esiti (o competenze?) disciplinari (o trasversali?), e ovviamente la valutazione dell’IRC o delle attività alternative! Ciascuna con il suo corredo di prove, di criteri e di quadri metodologici di riferimento.
Del resto è ormai esemplare la disinvoltura con cui sia le norme approvate, che le sintesi esplicative prodotte dal MIUR o da fonti accreditate riescano a considerare compatibili voti, giudizi, livelli,
posizionamenti su scale, osservazioni, misurazioni, descrizioni, classificazioni, narrazioni [...]
Mario Ambel
http://www.insegnareonline.com/rivista/editoriali/governare-sommatoriascelte-
sbagliate
***
→ RELIGIONE, DIALOGO, RAGIONE (italialaica.it)
Di Giovanni Fioravanti | 08.10.2017
È sembrato normale che da Assisi, nella giornata dedicata al patrono d’Italia, la Ministra dell’Istruzione annunciasse l’arrivo in tutte le scuole del “Calendario del Dialogo. Le Feste delle Comunità” come
strumento che le istituzioni scolastiche potranno utilizzare per riflettere sui temi del valore del dono e del dialogo interreligioso.
Mi chiedo perché una scuola laica debba promuovere il dialogo interreligioso, quando le dottrine religiose di per sé non sono dialogo.
Sono fede, mito, simboli, dogmi. Elementi che vanno accettati per quello che sono, ma che non si prestano al dialogo, semmai al discorso, alla narrazione, ma né l’uno né l’altro sono dialogo.
[...]
Ci troviamo di fronte all’introduzione nelle nostre aule per circolare, in modo a dir poco surrettizio, dell’educazione interreligiosa oltre a quella confessionale.
A questo punto bisogna decidere delle due l’una. Entrambe non possono coesistere. Che educazione interreligiosa sarebbe se una religione viene poi privilegiata sulle altre?
Francamente mi sembra troppo e soprattutto mi preoccupa cosa potrebbe accadere nelle sezioni di scuola dell’infanzia e nelle classi delle scuole elementari, con bambini che non hanno gli strumenti per discernere tra mito e realtà, tra ragione e fantasia.
Il calendario è cosa delicata, storicamente le religioni si sono impadronite del tempo, perché il tempo è potere sugli uomini.
Meglio sarebbe stato un calendario del tempo liberato dalla sovranità degli dei e degli imperatori, un calendario dei diritti, dei diritti conquistati nei vari paesi del mondo dalle donne e dagli uomini, un
calendario interculturale di formazione alla cittadinanza per tutti.
Se si vuole fare intercultura le scuole approfittino d’essere cablate per comunicare con il mondo, per mondializzare il pensiero attraverso il dialogo in rete con le scuole e le università del mondo, per gettare le
basi di una buona cooperazione mondiale, come condizione per apprendere la comprensione, la tolleranza, il riconoscimento dell’altro.
Se questo non parte dalle scuole del mondo, da chi deve partire? Altro che calendari interreligiosi; oggi le scuole hanno in mano strumenti potentissimi per la comprensione e la conoscenza reciproca.
Tutti gli studenti del mondo hanno un bisogno urgente e prioritario che non è il recinto angusto delle religioni, ma il respiro di una cittadinanza eterogenea in un mondo ancora più eterogeneo, il bisogno
di conoscere non attraverso gli almanacchi, ma attraverso i legami che oggi consente la rete, di comprendere qualcosa della storia e del carattere dei differenti gruppi che lo abitano.
Non è con il Calendario del Dialogo che possono essere abbattuti i più banali stereotipi culturali e religiosi che abbondano nel nostro mondo, i giovani hanno bisogno di relazionarsi, di dialogare tra loro e non
attraverso le trovate di una comunità preoccupata più di sè stessa che del loro sviluppo personale.
Oggi i giovani nelle nostre istituzioni scolastiche hanno l’opportunità di comunicare in tempo reale tra loro da un capo all’altro del mondo.
Questo grande dialogo, questa grande interazione deve partire dalle nostre scuole e invadere l’etere. Dialogare per comprendere le reciproche differenze e incontrarsi sulle reciproche comprensioni.
Di fronte a un mondo così vasto, di fronte alla possibilità di un pensiero globale in fermento, il dialogo non può soffocare nell’angustia di un calendario interreligioso.
Il compito della scuola è sempre quello di essere palestra della ragione, d’essere vigile sui possibili nemici della ragione, specie se questi vengono allevati fin dalle età più tenere dei suoi studenti. Compito
principale della scuola è quello di crescere cittadini della ragione, e non della religione, per un’intelligente cittadinanza del mondo.
http://www.italialaica.it/news/editoriali/57516
***
→ Il 27 ottobre si è svolto uno sciopero nazionale che ha coinvolto anche la scuola. La protesta è stata organizzata da varie sigle sindacali di base tra cui la CUB (Confederazione Unitaria di Base). Sul sito della CUBPiemonte i volantini che riguardano il settore scuola:
http://www.cubpiemonte.org/index.php?sezione=44
***
→ “Gli asini” n. 45, novembre 2017
DAL SOMMARIO:
IN CASA
In fuga dalla realtà: 20 anni di guerra agli immigrati di Marco Carsetti
Dall’eritrea e da altrove di Mussie Zerai, a cura di Antonella Soldo
Com’è cambiato il lavoro operaio di Gad Lerner
Le nuove lotte di Francesco Ciafaloni
PIANETA
Il turista nudo di Marco D’Eramo, a cura di Fabiano Mari
Un premio Nobel contro il nucleare di Enzo Ferrara
Lettera da Barcellona di Jordi Borja
I tedeschi risvegliati dal sogno di Piero Salabè
***
→ COOPERAZIONE EDUCATIVA, la rivista pedagogica e culturale del Movimento di Cooperazione Educativa
EDIZIONI ERICKSON ANNO 66°, n. 3 / settembre 2017
CONTINUITA E DISCONTINUITÀ Lorenzo Milani- Letteratura per l’infanzia - Riprendiamoci la pedagogia- Multilinguismo
***
→ UNA MOSTRA DA VEDERE: Lutero - La Riforma,
l'Italia alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino -
Piazza Carlo Alberto, 3 - Dal 31 ottobre al 30 novembre
2017. Orari: feriali 10.00-18.00, sabato 10.00-13.00. Ingresso libero.
Per eventuali visite guidate contattare la Segreteria della Fondazione
Firpo. Mail: segreteria@fondazionefirpo.it - tel. 011 8129020
***
→ Cidi Torino, Insegnare on line, TorinoReteLibri,
Pepeverde:
Il piacere di leggere 30 anni dopo: cosa è cambiato? Idee- Proposte-Prospettive
venerdì 15 dicembre 2017, h. 9.30-18
Biblioteca Nazionale, Piazza Carlo Alberto 3 – Torino
programma-locandina- pieghevole - iscrizioni
http://www.ciditorino.org/
***
→ NASCITA E CADUTA DI UN’UTOPIA
LA PARABOLA DELLA RIVOLUZIONE RUSSA
Accademia delle Scienze, Torino, Sala Mappamondi,
15 novembre 2017 (h. 15) -16 novembre (h. 9,30)
Relazioni di Aldo Agosti, Bruno Bongiovanni, Massimo Salvadori....
***
→ @agedo.torino - 388 952 2971
Age ***
→ Mercoledì 15 novembre* alle ore 10.00 presso la Sala Consigliare del Consiglio Regionale del Piemonte*, in via Alfieri 15, Torino, si terrà la conferenza “La violenza alle donne come un’epidemia: aiutare le vittime, rivendicare i loro diritti”.
Introduce e modera Pietro Marcenaro, Presidente del Centro Piemontese di Studi Africani. Seguirà un intervento del dott. Denis Mukwege, che esporrà la propria esperienza nelle regioni orientali della RDC. L'incontro costituisce l'occasione di approfondire il tema della violenza contro le donne e lo stupro di guerra. Il medico congolese riporterà la propria esperienza nel trattamento dei danni provocati dalla violenza sessuale, come anche la sua partecipazione attiva nella protezione di donne e bambini in zone di conflitto.
Per partecipare all’evento, è obbligatoria la prenotazione inviando una e-mail all'indirizzo: segreteria@csapiemonte.it.
***
→ ANIMAZIONE SOCIALE:
TORINO, 16-17-18-19 NOVEMBRE
È di nuovo tempo di riconvocarsi. Tra mondi sociali, sanitari, scolastici, tra operatori dell’educare, delle cooperative e delle reti sociali, dell’economia civile, della cura e della cultura. Per condividere letture della società che, pur tenendo uno sguardo critico sul reale, aprano le porte al possibile.
La rivista e le sue reti sono al lavoro per preparare il social festival 2017. Entra nel cantieree
***
→ Lega Internazionale Donne per la Pace e la Libertà
CAROVANA DELLA DONNE PER IL DISARMO NUCLEARE
Da lunedì 20 novembre a Domenica 10 Dicembre 2017 Promossa dalla WILPF
La WILPF Italia ha partecipato, come una delle componenti della società civile unite in ICAN (Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari) Premio Nobel per la Pace 2017, al lungo percorso diplomatico che si è concluso con la stesura del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) adottato il 7 luglio 2017 dall’ONU (122 paesi). Ora il Trattato è aperto alle firme e ratifiche da parte degli Stati, ed entrerà in vigore alla 51° ratifica : ha già ottenuto 53 firme e tre ratifiche. Gli Stati Nucleari e quelli Nato (ad eccezione dell’Olanda) non hanno partecipato alla Conferenza Onu di NY che ha portato al Trattato, e anche l’Italia era assente.
Per informazioni: antonia.baraldi.sani@gmail.com
***
IL LIBRO
Chiara Foà e Matteo Saudino, Il prof. fannullone. Appunti di una coppia di insegnanti ribelli nell’esercizio del mestiere più antico del mondo (o quasi), Edizioni Chi fa da sé fa per tre, Torino 2017, € 14.
Inserendosi in un genere che ha precedenti illustri (come l' Ex cattedra di Domenico Starnone), due insegnanti torinesi raccontano in chiave grottesca la loro ventennale esperienza nel mondo della scuola.
Riprendiamo la parte finale della recensione pubblicata su Facebook da Toni Gullusci:
Le Belle note sono quei capitoli che mi sono apparsi più organici, cioè equilibrati nell’intreccio tra linea teorica e brani aneddotici, incisivi nella negazione degli stereotipi sulla scuola e divertenti nell’esposizione
evidente della materia. Al titolo originale ho affiancato una mia chiave interpretativa e un elemento di curiosità per la lettura.
Cap. 3 “il diplomificio”: i luoghi privati e/o paritari dell’irrealtà insegnante. Dove si narrano le peripezie etiche e professionali dei nostri tra “Finalmente un contratto” e “Tutti promossi e io licenziato”.
Cap. 5 “ds e projet management”: la testa del mostro della controriforma scolastica. Dove con precisione si va da “Un tempo li chiamavano presidi” a “non vorrei essere per voi un dirigente-sceriffo”.
Cap. 9 “la giornata di sciopero”: la coscienza o meglio la falsa coscienza della professione. Chiara analisi sociologica e tragicomica dei comportamenti della categoria, dal tipo “avrei proprio voluto fare lo
sciopero” al grido di “lotta dura senza paura”.
Cap. 10 “l’Invalsi te lo detto io”: lo statuto imbarazzante della valutazione burocratica. Altra chiara analisi della totale inutilità delle cosiddette prove Invalsi, tra “L’allievo rom suona parecchio bene…” e “… un cospicuo alito di suggerimenti”.
Cap. 13 e 14 “se potessi avere…500 euro all’anno!” E “teacher’s got talent-tutto il potere ai meritevoli”: gratifiche mass-mediatiche e società dello spettacolo. Capitoli con un bel po’ di sana critica e ironica
indignazione tra un tragico presente e un ancor più tragico fanta-futuro.
Cap. 15 “la scuola delle fondazioni”: il furore zen del far domande.
Straordinario quadretto di una ordinaria e scolastica follia, seppur saltuaria, che potremmo sotto intitolare “Professore, non lo sa che tutte le quarte avevano l’incontro con quelli delle banche?”.
Cap. 18 “mini PON e figli di PTOF”: la griglia del dispositivo normativo. Illustrazione foucaultiana di bandi e contrabbandi in sigle: Pon, Rav, Snv, Pdp, Ees, Bes, Asl e chi più ne ha più ne metta. Ah! Dimenticavo, Ptof!
Cap. 21 “il groupon dell’istruzione”: del più pericoloso nemico dell’istruzione per tutti. Illustrazione beckettiana di intenzioni-di-riforme o mini-riforme dei diversi italici ministri dell’istruzione in attesa di “passar alla storia”.
In conclusione
Mi pare che l’ironia, l’energia, la critica, che emerge in diverse sezioni del testo, a volte purtroppo, si disperda nella ridda dei racconti aneddotici, in diversi brani (intendo quelli più interpretabili ambiguamente) questi spesso s’interpongono e spezzano il filo del discorso teorico.
Da quello che avevo intravisto, tra copertina e retrocopertina, mi aspettavo (riconosco la colpa di questa mia interpretazione) una maggior destrutturazione degli stereotipi/pregiudizi (come Le belle note) sul
“mestiere più antico del mondo (o quasi)” [con quel o quasi tra parentesi che diventa sublime insinuazione di un’erotica baldanza] e invece mi sono trovato davanti a l’excusatio non petita del “mestiere più bello del mondo”, come chiunque direbbe (e dice) del suo mestiere, ed è difficile dargli torto.
Consiglierei di leggerlo? Certo che si! Senza alcun dubbio. E’ un libro sincero e potente. Pertanto è meglio correre il rischio della cattiva lettura da parte di una persona qualunque (come quella che ho dovuto interpretare nella finzione critica) che non parlare affatto dei problemi della scuola. E poi per un lettore illuminato, e soprattutto per un lettore insegnante, può dimostrarsi un excursus buono per praticare
diverse riflessioni (più o meno zen) sul mondo fuori e dentro la scuola.
https://www.facebook.com/msaudino/posts/10214702816950638
***
IL FILM
UNA DONNA FANTASTICA (Una mujer fantástica)
Regia: Sebastian Lelio Principali interpreti: Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Aline Küppenheim, Amparo Noguera, Néstor Cantillana, Alejandro Goic, Sergio Hernández.
Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 104 min. – Cile, Germania 2017.
Con questo bel film, prodotto da Pablo Larrain e premiato con l’Orso d’argento a Berlino quest’anno, ritorna il regista cileno Sebastian Lelio e conferma le sue qualità non comuni di narratore già dimostrate
nel 2013 col bellissimo Gloria, insolito e poetico ritratto femminile.Ancora una volta, un ritratto insolito di donna, una donna speciale, Marina Vidal (Daniela Vega), giovane transessuale, dotata di una singolare bellezza, dolce e vagamente androgina, che faceva la cameriera per mantenersi, ma che aveva una bella voce e una grande passione per il canto. Talvolta qualche locale notturno le dava spazio, ma il suo sogno era di interpretare quel repertorio antico della lirica che sembrava particolarmente adatto alla sua voce duttile e profonda: un maestro l’aveva indirizzata accompagnandola col pianoforte, ma delle sue lezioni non era assidua frequentatrice. Marina viveva a Santiago del Cile con Orlando (Francisco Reyes), un imprenditore, più vecchio di vent’anni, tenero e innamorato, tanto che per amor suo aveva abbandonato la precedente famiglia. Li vediamo insieme, al ristorante, per festeggiare, davanti a una bella torta, il compleanno di lei, alla vigilia della partenza alla volta delle cascate dell’Iguazú, il viaggio che Orlando le aveva promesso e che ora finalmente avrebbero fatto. Siamo all’inizio del racconto: di lì a poco, un malore
improvviso, un aneurisma, seguito da una rovinosa caduta sulle scale di casa, avrebbe posto fine alla vita di lui, lasciandola nella solitudine disperata che la morte improvvisa di chi si ama suscita in chi rimane,
a cui si era aggiunto, nel suo caso, il violento e brutale disprezzo di quella società che non aveva mai accettato il loro rapporto. Non doveva essere stata facile la loro vita di coppia: Santiago del Cile, la
bella città che ora presenta un volto moderno e limpido, con le vetrate luccicanti della sua bellissima architettura, quasi cercando di cancellare agli occhi del mondo il ricordo degli orrori oscuri della
dittatura, non è il migliore dei mondi possibili. La percorrono sottotraccia i veleni di una cultura retriva e bigotta, i meschini desideri di vendetta, gli inconfessabili intenti persecutori nei confronti dei “mostri” che devono essere lasciati fuori dalla convivenza “civile”, muro eretto per proteggere la sacralità della famiglia, l’innocenza dei bambini e per giustificare la totale mancanza di umanità. Il dolore in quel mondo gelido e spietato è privilegio solo delle persone normali, gli altri, i diversi come Marina, sicuramente non lo provano: la loro ricerca d’amore è solo perversione; la loro imperfezione fisica ne fa “chimere”, indegne di qualsiasi forma di rispetto. La polizia e il medico legale avevano sentito il dovere di sottoporla a un’umiliante
ispezione corporale e a un interrogatorio (lungo quelle scale potrebbe averlo spinto lei); la famiglia di lui le aveva impedito persino di dare a Orlando l’ultimo saluto durante la messa funebre e l’aveva privata di
Diabla, il bellissimo cane che Orlando le aveva regalato. Non si sarebbe lasciata piegare da quel vento rabbioso, perché insieme all’innata dignità grazie alla quale Marina era riuscita a difendersi
sempre, la memoria di lui l’avrebbe aiutata a ritrovare se stessa, a salutarlo sulla soglia del crematorio, toccandogli la mano per l’ultima volta (quanta umanità negli umili necrofori che avevano capito la sua
tragedia!) e a riprendersi Diabla e le lezioni di canto. A lui avrebbe dedicato il suo primo concerto, aperto con la bellissima aria iniziale del Serse di Händel: Ombra mai fu, in cui Marina dispiegando tutta la
dolce sensibilità della sua voce da contro-tenore aveva mostrato quanto la diversità possa diventare il valore aggiunto anche in una società manichea incapace di distinguere e di capire.
Film molto bello, denuncia limpidissima di un’intolleranza sempre più insopportabile per tutte le coscienze civili, interpretato da Daniela Vega, attrice trans, che ha reso con grandissima sensibilità un ruolo
non facile.
https://laulilla.wordpress.com/
***
Informativa ai sensi della 196/03. Gli indirizzi presenti nel nostro archivio provengono dalla mailing list delle associazioni aderenti al Coordinamento o da elenchi e servizi di pubblico dominio pubblicati in Internet. Si ricorda che è sufficiente inviare un messaggio all'indirizzo infoecole@tin.it per essere rimossi dall'archivio. Si garantisce la massima riservatezza dei dati e la possibilità di richiederne, in ogni momento, la rettifica o la cancellazione in conformità alla legge 196/03 sulla tutela dei dati personali.
Supplemento on line a “école”, Registrazione Tribunale di Como, 10 gennaio 2001, direttrice responsabile Celeste Grossi.
Chi desidera ricevere la newsletter di école può richiederla a: infoecole@tin.it
diffuso via mail 11/11/2017

Nessun commento