rassegna stampa

3-9-2017, Cinzia Sciuto, I "NOSTRI" BAMBINI E LA SCARSA LAICITÀ DEI MEDIA

Di Redazione | 06.09.2017


A quanto pare la storia diffusa dal Times qualche giorno fa e ripresa da molti media, anche italiani, sulla bambina “cristiana” affidata a una famiglia musulmana fondamentalista è una notizia perlomeno distorta. Poiché è una storia che abbiamo commentato anche noi, è doveroso un aggiornamento. L'elemento centrale della distorsione è che la madre ha mentito al Times sulla religione della figlia: pare infatti che la bambina, definita dal Times “cristiana”, sia invece cresciuta in una famiglia di cultura musulmana, anche se non praticante, ed è stata adesso affidata alla nonna, anch'ella musulmana.

Questo “dettaglio” – che ovviamente per la ricostruzione della verità dei fatti non è affatto un dettaglio – conferma in realtà il punto centrale del commento che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, quando i contorni della vicenda non erano ancora stati chiariti: scrivevamo infatti che “il problema non è affatto che una bambina cristiana sia stata affidata a una famiglia musulmana ma che una bambina (senza aggettivi) sia stata affidata a dei fondamentalisti”. Nel commentare la vicenda abbiamo sottolineato che “non sarebbe andata certo meglio se la bambina (sempre senza aggettivi) fosse stata affidata a una famiglia affiliata a qualche setta cristiana fondamentalista. Né tantomeno se la bambina provenisse da un ambiente musulmano, come se questo potesse significare un minor diritto ad avere una famiglia affidataria degna del ruolo”.

Ecco, questo è il punto. L'elemento inquietante in questa storia, infatti, è che la madre abbia ritenuto che la sua vicenda avrebbe avuto l'attenzione dei media se avesse detto che la bambina era una “cristiana” affidata a famiglie musulmane, giocando cioè su un fantomatico scontro di civiltà fra cristiani e musulmani. E, a vedere come è andata, aveva ragione, tanto che il Times ci ha montato su una notizia dando per buona la sua versione e senza approfondire più di tanto i fatti, trascinando poi a ruota una serie di altre testate nella diffusione distorta della notizia.

La vicenda la dice lunga sull'atteggiamento dei media nei confronti delle religioni, sullo statuto privilegiato che ad esse – in questo caso a quella cristiana – viene riservato nelle nostre società e, in definitiva, sulla completa assenza di laicità nel trattare questi argomenti. Quel che per il Times faceva problema, infatti, non era tanto che una bambina di cinque anni fosse affidata a famiglie molto religiose, addirittura fondamentaliste, ma che si trattasse di una bambina “cristiana” affidata a famiglie musulmane. A ben guardare non è una logica molto lontana da quella che sta dietro slogan come “difendiamo le 'nostre' donne”, che è una versione soft di “grazie, ma le 'nostre' donne ce le stupriamo da soli”. E i 'nostri' bambini ce li indottriniamo da soli.

Un commento

Tiziana :

Nei lunghi colloqui che ti fanno per l'affido, con tutte le limitazioni cioè sei sposato , i tuoi genitori sono viventi, meglio se hai fratelli... non viene mai chiesto dagli assitenti sociali ecc. se sei religioso e che religione hai,ma ti chiedono, ad esempio , se vai a messa la domenica. E questo la dice lunga di quanto siano rispettose le norme per l'affido dell'articolo 3 della Costituzione.