rassegna stampa

30-01-2013, Umberto Rosso, “FASCISMO ABERRANTE, IL PAESE LO SA IL NEGAZIONISMO VA COMBATTUTO”, la Repubblica

Di Redazione | 29.01.2013


Dal Colle la dura risposta alla ricostruzione “buonista” di Berlusconi su Mussolini e le leggi
razziali. Se l’ex premier ha ambientato la sortita al Memoriale del Binario 21 della stazione di
Milano, Giorgio Napolitano lo “corregge” nel Giorno della Memoria celebrato al Quirinale, davanti
ai sopravvissuti dell’Olocausto e ai vertici dello Stato, da Monti ai presidenti delle Camere.
«Vigilare e reagire», ammonisce dunque il capo dello Stato, contro le «persistenti e nuove insidie di
negazionismo e revisionismo». Non cita il Cavaliere ma in questa condanna del riaffiorante
tentativo di giustificare il fascismo (che avrebbe subito le pressioni della Germania sulla Shoah) è
implicita la sconfessione. Rafforzata, poi, da un’altra doccia fredda per l’ex premier. «Nel nostro
paese siamo riusciti a realizzare in questi anni — sottolinea con forza Napolitano — una sempre più
larga, partecipata e creativa consapevolezza dell’aberrazione introdotta anche in Italia dal fascismo
con le leggi razziali». Berlusconi aveva parlato di appoggio «non consapevole» di Mussolini
all’Olocausto, lanciandosi a caccia dei voti di destra. Ora Napolitano, volgendo lo sguardo all’Italia
di oggi che ha fatto i conti con il proprio passato, spiega che eventuali manovre elettorali in nome
della nostalgia sono destinate al fallimento. «Nella coscienza democratica del nostro paese —
insiste — si sono consolidati alcuni punti fermi, con il rifiuto intransigente dell’antisemitismo in
ogni suo travestimento ideologico, come l’antisionismo». Il premier Monti si «identifica
profondamente» nell’intervento del capo dello Stato. Rappresenta un «giusto richiamo alla
vigilanza» secondo Bersani. E per Vendola ha fatto giustizia delle posizioni di Berlusconi, «non si
possono confondere vittime e carnefici».
Napolitano si commuove citando le parole di Benedetto Croce contro quella «fredda spoliazione e
persecuzione degli ebrei nostri concittadini, che per l’Italia lavoravano e l’Italia amavano». Nella
cerimonia, condotta da Ferruccio de Bortoli, fra i ricordi dei deportati e le emozioni degli studenti di
ritorno da campi di sterminio di Auschwitz («mai più»), il presidente della Repubblica mette in
guardia perché il seme dell’orrore rischia sempre di attecchire. Così ricorda quel che è successo
nella sua Napoli qualche giorno fa, cita l’inchiesta della magistratura su un gruppo di Casa-Pound
accusato di progettare un attentato ad un negozio ebreo e perfino di stuprare una ragazza ebrea.
«Mostruosità», anche se solo enunciate, che sollecitano «la più dura risposta dello Stato». C’è da
interrogarsi «con sgomento» perché fra i giovani circoli «una miserabile paccottiglia ideologica
apertamente neonazista», che anche negli stadi prende la strada del razzismo e dell’antisemitismo.
La Shoah allora deve essere «l’asse di una chiarificazione costante», di una battaglia ideale e
politica «non di parte». Allo Stato di Israele va l’amicizia di Napolitano, nella logica dei “due
popoli due Stati”. Anche se non bisogna «annebbiare» la giusta distinzione fra la solidarietà per le
minacce all’esistenza di Israele («comprese quelle della dirigenza iraniana ») e la «libertà di
giudizio» che è legittimo esercitare sulle scelte di Tel Aviv. Con un impegno: la linea italiana non
cambierà, «è garantita anche nel naturale evolversi delle maggioranze». Una rassicurazione, dopo le
reazioni degli israeliani per il sì italiano al seggio palestinese all’Onu.

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