Tutto è pronto in Vaticano per la nomina da parte del Papa del tedesco Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo di Ratisbona, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. Cioè l'ex Sant'Uffizio, per ben 24 anni il dicastero retto dal cardinale Joseph Ratzinger, lasciato al momento della sua elezione al Soglio pontificio all'americano William Joseph Levada.
Una mossa che all'interno della Curia rivela molti significati: quello di riportare un tedesco al centro
dello snodo fondamentale per il rispetto della dottrina, e quello di rinserrare le fila dei connazionali
attorno al Papa, in un momento di difficoltà per il caso Vatileaks (L'Osservatore Romano titolava
ieri a tutta pagina "Il dramma e la forza del Papato", mentre il suo direttore Giovanni Maria Vian
ricordava in un editoriale siglato le accorate parole di Ratzinger cardinale sulla «sporcizia nella
Chiesa»).
Müller è un fedelissimo di Benedetto XVI. Non solo ha preparato la sua visita a Ratisbona nel 2006
e in Germania lo scorso anno, ma è il curatore dell'Opera omnia del Pontefice teologo. E con lui
diventano adesso molti i porporati di lingua tedesca che costituiscono la quinta colonna del Papa
bavarese, in Curia e all'esterno. Perché oltre ai germanici Reinhard Marx (arcivescovo di Monaco,
dunque anch'egli successore di Ratzinger in quella diocesi, e attuale presidente della Conferenza
episcopale tedesca), all'anziano cardinale e storico Walter Brandmüller, al quasi imberbe porporato
di Berlino (la più giovane eminenza attuale, con "soli" 55 anni) Rainer Maria Wölki, si aggiungono
due grossi calibri: l'austriaco Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, e lo svizzero Kurt Koch,
presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei cristiani, in Vaticano confidenzialmente
soprannominato «il cardinale con la doppia kappa». Senza contare l'influenza forte di uno dei
migliori cervelli, ora in pensione ma sempre attivissimo, il porporato Walter Kasper.
Oggi si apre una settimana decisiva per la Santa Sede. Mercoledì si terrà l'esame dei valutatori
europei sulle nuove norme anti-riciclaggio e per la trasparenza finanziaria. A Strasburgo l'organismo
Moneyval, il comitato del Consiglio d'Europa incaricato di valutare i sistemi contro il riciclaggio e
il finanziamento del terrorismo, esaminerà il dossier vaticano per giudicare l'adeguamento delle
strutture finanziarie della Santa Sede agli standard internazionali. Un test delicato e molto atteso, e
sul quale si prevede un giudizio tra luci e ombre ma non complessivamente negativo. Secondo
indiscrezioni, gli esperti europei nella loro relazione avrebbero espresso una valutazione di «non
conformità» o «parziale conformità» solo su 8 delle 49 «raccomandazioni» in tema di antiriciclaggio. Dunque: non arrivando a 10 esiti negativi, il Vaticano, salvo modifiche dell'ultima ora,
potrebbe essere promosso, o comunque non bocciato. Sarebbe il primo passo per l'ingresso nella
"white list" dei Paesi virtuosi dell'Ocse.




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