Rassegna Stampa

08-06-2012, Guido Ruotolo, GOTTI, IL MEMORIALE DOVEVA ESSERE SPEDITO A TRE FEDELISSIMI, La Stampa

Di Redazione | 08.06.2012


Due pagine, il memoriale. E una risma di allegati. Di copie di mail, lettere, documentazione ritenuta importante per difendersi dai nemici interni e delle Sacre Stanze, e dalle contestazioni che il «tribunale» dello Ior, il cda, gli aveva rivolto nel processo che poi si è concluso con la sua destituzione.
Ettore Gotti Tedeschi, l’ex numero uno dello Ior defenestrato il 24 maggio, aveva paura di essere ucciso e per questo aveva consegnato una copia del memoriale alla sua segretaria, dandole indicazioni precise che nel caso in cui gli fosse accaduto qualcosa avrebbe dovuto far recapitare il materiale completo degli allegati a tre precisi indirizzi che corrispondono a quello di un giornalista, di un avvocato e di un suo amico personale. Un’altra copia, invece, era indirizzata al Pontefice attraverso il suo segretario particolare Padre Georg Gänswein.
Di certo, pochi giorni prima che fosse destituito, Ettore Gotti Tedeschi aveva chiesto udienza privata al Santo Padre (incontro che poi è saltato per ovvii motivi di opportunità). Il banchiere temeva per la sua vita perché aveva chiesto «trasparenza», perché voleva che anche la Banca Vaticana rispettasse la normativa internazionale sull’antiriciclaggio. Ma forse Gotti Tedeschi sospettava che alcuni conti anonimi e cifrati nascondessero identità di esponenti della criminalità mafiosa?
Nel carteggio telematico allegato al memoriale, vi sono anche mail scambiate con il segretario del Papa, don Georg, sul conflitto che lo contrapponeva al direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani. E con la segreteria di Stato, nelle quali ritornava e spiegava le ragioni perché si dovesse entrare nella «white list», dopo aver adottato le procedure antiriciclaggio.
Dopo i due interrogatori milanesi con la Procura di Napoli e con quella di Roma (il secondo giorno), per Ettore Gotti Tedeschi ha parlato il suo legale. Dalle indiscrezioni è emerso che lui si è difeso davanti ai magistrati ricordando di essere stato «una figura di vertice dello Ior»: «Non mi occupavo di conti».
Il suo legale, l’avvocato Fabio Palazzo, precisa che il memoriale e gli allegati sequestrati in due copie nel corso delle perquisizioni, «in realtà non sono altro che una documentata ricostruzione della bontà e della correttezza del suo operato nei tre anni di presidenza dello Ior. In questi appunti che sono stati definiti il memoriale, Gotti Tedeschi ha voluto replicare alle diverse contestazioni del cda dello Ior, alla base della sua rimozione».
L’avvocato Palazzo ricorda anche che la documentazione acquisita dalla Procura di Napoli - che a sua volta ha trasmesso ai colleghi di Roma il materiale Ior - è stata sequestrata dai carabinieri del Noe, «all’esito delle perquisizioni eseguite». E non dunque consegnate dall’ex presidente dello Ior alla magistratura. Va anche ricordato che gli investigatori hanno clonato i computer presenti nell’abitazione e negli uffici milanesi di Gotti Tedeschi.
Su tutta la documentazione Finmeccanica d’interesse della Procura di Napoli, e alla base della decisione di procedere con la perquisizione dell’abitazione piacentina e dei suoi uffici milanesi, l’avvocato Palazzo non è in grado di confermare l’avvenuto sequestro di contratti di finanziamenti da parte del Banco di Santander (di cui Gotti Tedeschi è il rappresentante in Italia) e le aziende del gruppo Finmeccanica: «In un armadio del suo ufficio - spiega il legale - sono stati sigillati 47 faldoni».
L’ex numero uno dello Ior è stato interrogato come testimone, ma essendo indagato di reato connesso dalla Procura di Roma è stato sentito alla presenza del suo legale.
La procura di Roma, infatti, gli ha contestato la violazione formale della normativa antiriciclaggio nell’ambito del fascicolo che ha portato, due anni fa, prima al sequestro e poi al dissequestro di 23 milioni di euro. Un operazione sospetto con il Credito Artigiano.
C’è poi un secondo fascicolo sempre aperto dalla Procura di Roma,che riguarda una quindicina di«operazioni sospette» di riciclaggio di denaro attraverso depositi Ior su banche italiane. In questo secondo fascicolo sarebbero coinvolti una decina di sacerdoti che avrebbero riciclato alcune centinaia di migliaia di euro. Tra loro Salvatore Palumbo, Orazio Bonaccorsi ed Evaldo Biasini (quest’ultimo appare anche nelle indagini sul G8) nonchè monsignor Emilio Messina.

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