Rassegna Stampa

29-05-2012, Emma Fattorini, ANCHE LA CHIESA SOFFRE DELLA CRISI DI CLASSI DIRIGENTI, l'Unità

Di Redazione | 29.05.2012


C’è chi, in queste ore, si compiace di quella che in Vaticano chiamano ormai vacatio principis e chi si addolora nel vedere umiliata la persona del pontefice e con lui mortificata la Chiesa che sarà certo ben altro da quella rappresentata dalle sue gerarchie ma che pure, non fosse altro che per il senso comune, continua a mantenere un rapporto con esse.
C’è chi in questo bailamme ricostruisce più o meno maldestramente la storia dei Papi per concludere che delatori e spie, invidiosi e ambiziosi, mediocri e profittatori hanno sempre abitato i sacri palazzi e chi, invece, libri alla mano, sostiene che almeno nel Novecento non si era mai vista una cosa del genere. C’è chi, insomma, pensa che, per quanto destabilizzanti, si tratti pur sempre di fibrillazioni e chi invece vede in esse una crisi sistemica molto profonda che non si spiega solo con la mancata riforma della curia e con la promozione di «personale» sempre più modesto e di poco spessore.
Nessuna fine del potere temporale del papato potrà mai abolire il fatto che nella Chiesa cattolica e apostolica romana l’istituzione del papato eserciti un potere e implichi un governo. Chi lo auspica non sa di cosa parla. Certo se ne può valere con più o meno autorevolezza e forza, debolezza e arbitrio, delegando molto al suo segretario di Stato o centralizzando le decisioni come fu per Pio XI verso Pacelli o per Pio XII verso quelli che volle fossero, come egli ebbe a dire, solo esecutori e non collaboratori e rimanendo così, in qualche modo segretario di Stato di se stesso. Insomma la storia dei rapporti di vertici della Chiesa novecentesca è sempre stata molto intricata, poco pacifica, ma mai penosa.
E ciò che ha reso davvero la lotta di potere di una qualità e natura «diversa» è sempre stata la sua capacità a farsi «trasparente al soprannaturale» in modo che proprio ai massimi vertici dell’istituzione fosse più evidente lo sforzo di fare parlare la fede e non la convenienza, la voce di Dio e non la furbizia. E il fatto che ciò non riguardasse solo il Papa, come nel caso della fede profonda di Ratzinger, ma i vertici tutti.
Le vere discontinuità sistemiche, quelle davvero significative anche da un punto di vista storico si addensano tutte in questa tensione tra potere, governo e profezia. E invece sulla curia più che lo Spirito Santo sembra soffiare quello spirito del tempo, che oggi non è affatto buono e non ci consegna quei segni dei quali Giovanni XXIII auspicava si mettesse in ascolto il popolo di Dio.
Sempre in questi giorni sentiamo ripetere da tutte le parti che l’eccessiva ingerenza delle gerarchie nella politica fa malissimo alla Chiesa (e alla politica, secondo la sempre troppo poco ascoltata lezione di Luigi Sturzo). È naturalmente sacrosanto, anche se è un’ammissione che avviene un po’ in ritardo. Ma anche in questo caso potere e politica in che senso vanno intese?
Dopo Napoleone i traumi sono serviti. Hanno fatto bene alla Chiesa. Il cardinale Montini nel 1962 aveva giudicato provvidenziale per la Chiesa la fine del suo potere temporale. Eppure il futuro Paolo VI fu il Papa più politico del Novecento nel senso di una politica che non voleva tradisse il messaggio spirituale che avrebbe dovuto veicolare. E quanto soffrì per questo. Nel Novecento i conflitti sono stati fortissimi, le differenze di personalità non di meno, tra pontefici ed esponenti di primo piano della curia: pensiamo solo a personalità come Pio XI e un Pacelli o a Giovanni XXIII e un Tardini. Scontri molto duri vissuti però nella completa e radicale lealtà, mai fine a se stessi, perché i contenuti erano più importanti delle lotte di potere e delle cordate. E questo era possibile perché la qualità, la statura e lo spessore delle persone era altissimo, qualunque fossero le posizioni che esse esprimevano. Sì, e ancora una volta una questione di persone. Anche la Chiesa risente di quella crisi delle «classi dirigenti» che segna in modo così devastante tutte le elite del nostro Paese.

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