Rassegna Stampa

01-05-2012, Maria Corbi, “NON VEDONO PIÙ IL FUTURO COSÌ PADRI E IMPRENDITORI ENTRANO IN CRISI DI IDENTITÀ”, La Stampa

Di Redazione | 01.05.2012


«Domani sarà una festa, se così si può chiamare, molto difficile, faticosa». Don Luigi Ciotti ragiona su questa catena di suicidi causati dalla paura del domani, dalla disperazione personale in cui la crisi ha fatto precipitare imprenditori e lavoratori. La curva delle statistiche sui suicidi ha ricominciato a crescere. Nel 2010 segnava 5,1 suicidi su 100 mila abitanti; oggi, come spiega il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, siamo arrivati a 7. «Una vera emergenza».
E i numeri hanno dietro di sé universi personali di dolore e impotenza. «Dobbiamo fare qualcosa e subito di fronte a questi segnali di sofferenza», ammonisce don Ciotti. «Non voglio accusare nessuno, ma qui c’è in gioco la vita delle persone. Il Governo sia più incisivo con le banche». «Gli istituti di credito - continua don Ciotti - svolgono un ruolo fondamentale perché possono cogliere evidenti segnali di preoccupazione nei clienti e a loro deve competere un ruolo non solo economico ma anche di accompagnamento e di consulenza finanziaria. Mi piacerebbero banche più umane, capaci di ridare la speranza a chi soffre un periodo di crisi. Invece c’è una chiusura impressionante».
E a tirare in causa le banche c’è anche la Cgia di Mestre che mette la stretta del credito tra le cause che sono alla base, spesso, della decisione di farla finita, insieme alla difficoltà per i piccoli imprenditori di farsi pagare non solo dallo Stato e dagli enti pubblici ma anche dai privati. I dati da loro raccolti parlano di 31 suicidi tra i piccoli imprenditori avvenuti nel 2012 tra il 1˚ gennaio e il 28 aprile. «Tutte morti che sono il sintomo di un grave disagio economico», spiega Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia di Mestre. «Una contabilità macabra che ha la sua origine nella difficoltà di accesso al credito e nei lunghissimi tempi di riscossione dei crediti. Un malcostume diffuso. Se guardiamo ai tempi medi di pagamento tra imprese e privati in Italia i giorni sono 79 contro i 24 della Germania, i 41 della Francia e i 44 del Regno Unito». Attesa che sale quando a pagare è lo Stato.
I dati della Cgia di Mestre indicano che tra il 2008 ed il 2010 i suicidi per motivi economici sono aumentati del 24,6%, mentre i tentativi di suicidio sono cresciuti del 20%. «Si tratta di dati credibili - spiega Maurizio Pompili, responsabile del Servizio di prevenzione del suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di Roma - che però vanno esaminati con cautela, considerando che in Italia si contano circa 4 mila suicidi l’anno e che il legame economico non è sempre così univoco: possono esserci motivazioni che non vengono a conoscenza delle forze dell’ordine. Numeri che confermano comunque l’ultimo studio pubblicato dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani secondo cui il tasso di suicidi, in generale, «sale e scende in connessione con l’economia», evidenzia Pompili. «Il record negativo negli Usa si è registrato, non a caso, con la Grande Depressione: +22,8% in quattro anni».
«Occorre prevenzione», dice la psicologa Paola Vinciguerra, presidente dell’Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico (Eurodap). «La crisi sta creando la cosiddetta perdita di identità:
il padre che ha sempre provveduto alla famiglia, l’imprenditore che ha sempre dato lavoro ai suoi operai e quindi da vivere alle loro famiglie. Soprattutto al Nord - rileva Vinciguerra - l’imprenditore è un grande capo famiglia. I suoi dipendenti sono i suoi figli. Sente una grande responsabilità nei loro confronti e la sensazione di inadeguatezza, di paura del futuro, tipiche della situazione di crisi che stiamo vivendo, possono portare alcuni soggetti a forme di depressione gravi che possono sfociare nel suicidio». Un’analisi condivisa da don Ciotti che spiega come una persona che non riesce più a mantenere la sua famiglia e la sua azienda «entri in crisi di identità». «Sembra che le relazioni familiari vengano meno perché non si riesce più a esercitare il proprio ruolo. E ho visto purtroppo che la depressione prevale sulla rabbia, sullo smarrimento».

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