Rassegna Stampa

23-04-2012, Ettore Boffano, SANTI SOCIALI E DIFFIDENZA PIEMONTESE ANTIDOTO A CL, Repubblica – Torino

Di Redazione | 23.04.2012


«Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno » (dal Vangelo di Matteo, capitolo quinto, versetto 37)
La Torino del secondo Novecento e infine degli inizi del Terzo millennio è riuscita a risparmiarsi – grazie ai suoi arcivescovi innanzitutto (da padre Michele Pellegrino e padre Anastasio Ballestrero in poi) e grazie anche ai suoi amministratori (compresi quelli di centrodestra, con l'unica eccezione del rappresentante subalpino del potere politico illegale andreottiano), la parte peggiore del cattolicesimo italiano a partire dal 25 aprile 1945: Comunione e Liberazione.
Mentre infatti a Milano i seguaci di don Giussani prosperavano, abbandonando il primitivo annuncio coraggioso dell'identità evangelica e sostituendolo con l'ossimoro di un "paganesimo devoto" tutto teso agli affari e ai guadagni (soprattutto nel settore della sanità, sottratta alla guida pubblica e appaltata al saccheggio privato) e al connubio con l'egoismo volgare e anti-evangelico della Lega Nord e con la depravazione berlusconiana; sotto la Mole la tradizione dei santi sociali e la diffidenza piemontese verso tutto ciò che arriva dalla Lombardia hanno fatto il miracolo invece di non imporre una simile onta alla città dei Don Bosco, del Cottolengo, dei don Ciotti e di Ernesto
ì Olivero, della Cisl e della sinistra sociale Dc.
Rinchiusa in un piccolo feudo parrocchiale dove si celebrano gli ultimi tributi del collateralismo berlusconiano, limitata solo alle alterne fortune delle inutili rappresentanze universitarie, a Torino Cl è rimasta così ai margini e, in fondo, è rimasta se stessa (e di ciò dovrà ringraziare il Signore in cui dichiara di credere): evitando di diventare ciò in cui, invece, si è trasformata nella politica lombarda e in quella italiana: Comunione e Fatturazione. Qualcosa che il tramonto indecoroso di Roberto Formigoni, dei suoi "memores domini" chiamati a coprire – con le favole della castità e della povertà – una vita da nababbi (vacanze da 150mila euro a viaggio) e da "atei devoti", sta smascherando e demolendo giorno per giorno, assieme al disegno di una Chiesa italiana (vero cardinal Ruini? vero ministro Ornaghi?) che, per un ventennio, ha adoperato l'instrumentum regni di Cl per offrire l'alleanza più solida al Silvio Berlusconi del bunga bunga, della "macchina del fango" usata per distruggere il direttore del quotidiano cattolico e delle "cene eleganti" allietate dalle esibizioni femminili "en burlesque".
In riva al Po tutto questo non ha mai avuto ospitalità e contributi e, così, pressoché dappertutto in Piemonte: con la sola eccezione della quasi-lombarda Novara (dove ancora una volta, a farla da padrone nelle trame di Comunione e Fatturazione, è la sanità privata imposta a quella pubblica). "Mai" e "quasi dappertutto", dunque, con due eccezioni però che è bene non dimenticare: soprattutto in vista della politica italiana e piemontese che verrà, nel dopo Berlusconi e nel declino della virtuale Seconda Repubblica.
La prima di esse fa riferimento a una precisa persona, per anni padrone della Cultura pubblica piemontese, in un incredibile patchwork ideologico-narcistico che metteva assieme l'antica militanza Dc, le sedicenti e contraddittorie ascendenze ora attribuite a Carlo Donat-Cattin, ora a Guido Bodrato, ora a Vito Bonsignore (tutte poi traghettate, con estrema disinvoltura, nella diaspora berlusconiana) e, infine, un "ecumenismo" un po' opportunista e un po' peloso che finanziava tutti, compresi i centri sociali. Lo stesso personaggio che oggi, quasi avesse fiutato prima di tutti la "caduta degli dei" formigoniana e le reprimende del successore di Giussani, Julián Carrón, partecipa a qualsiasi avvenimento o dibattito che si richiami anche lontanamente alla matrice cattolica, quasi a cercare rinnovate verginità in vista di nuove avventure e d'impossibili trasformismi. Ma la politica torinese (e la Chiesa torinese), che si prepara ai nuovi "segni dei tempi", ha davvero ancora bisogno di personaggi così?
La seconda eccezione riguarda il braccio finanziario e imprenditoriale di Cl, la Compagnia delle Opere. Una struttura che in Piemonte non ha mai raggiunto né il potere né le derive formigoniane, lo abbiamo già detto. Ma che, proprio per questo, ha ottenuto a Torino consensi e riconoscimenti insperati e inspiegabili, soprattutto da parte di politici e di "grandi elettori" del centrosinistra (in particolare l'allora sindaco Sergio Chiamparino e il banchiere di riferimento Enrico Salza). Ma alla luce degli scandali lombardi, non è giunto il momento di interrogarsi su tutto ciò che quel mondo rappresenta e interpreta, anche all'ombra della Mole?

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