Rassegna Stampa

15-04-2012, Gianfranco Ravasi, COSÌ HA PARLATO TOMMASO, Il sole 24 Ore

Di Redazione | 14.04.2012


La vicenda ha la trama di un giallo. Inverno 1945-46: in un remoto villaggio dell'Alto Egitto, presso la città di Nag Hammadi (l'antica Chenoboskion), alcuni braccianti stanno estraendo dal sottosuolo un fertilizzante naturale. All'improvviso, sotto le pale, ecco apparire un orcio di ceramica sigillato: aperto, si rivela colmo di libri papiracei rilegati in cuoio. Il caposquadra sequestra per sé il tesoro e lo colloca nella sua modesta abitazione ove senza imbarazzo sua madre, quando deve appiccare il fuoco al focolare, non esita a strappare alcuni di quei fogli. Ma un giorno quell'operaio viene coinvolto in una faida di sangue e, costretto alla fuga, si assicura qualche guadagno piazzando quei testi presso alcuni antiquari. Sembra una leggenda, ma uno di questi codici giungerà fino a casa di Jung, sì, lo "psicoanalista" celebre, come dono offertogli per un compleanno!
Fu solo dieci anni dopo la scoperta, nel 1955, che dodici di quei codici furono ricomposti in unità
presso il Museo Copto del Cairo perché copta era la lingua in cui erano scritti, mentre bisognerà
attendere fino al 1959 per l'editio princeps del testo divenuto più famoso, quel Vangelo secondo
Tommaso che ora possiamo leggere e studiare in una raffinata e accurata versione italiana
commentata ampiamente, con testo originale a fronte, per merito di un borsista dell'Università di
Torino, Matteo Grosso. In verità, ci si era accorti che quei fogli copti contenevano un testo apocrifo
parzialmente già noto in greco in tre papiri rinvenuti tra il 1897 e il 1904 nella località di Ossirinco,
un centro a 180 km a sud del Cairo, da due studiosi inglesi, Bernard P. Grenfell e Arthur S. Hunt, e
databili attorno al 200-250, antichi di oltre 100-150 anni rispetto ai più ampi paralleli copti di Nag
Hammadi..
Ma che cosa conteneva questo scritto che solo nel "colofon" finale è definito «Vangelo secondo
Tommaso»? Si tratta di 114 lóghia, cioè "detti" di Gesù, alcuni presenti nei Vangeli canonici, altri
ignoti ma spesso non privi di una loro attendibilità storica. Ora, da tempo gli esegeti hanno isolato
all'interno dei Vangeli di Matteo e Luca una fonte usata da questi evangelisti denominata Q (dal
tedesco Quelle, "fonte') e costituita anch'essa di frasi pronunciate da Gesù. Si trattava, dunque, di
qualcosa di parallelo rispetto al Vangelo secondo Tommaso: sappiamo, infatti, che i Vangeli ebbero
alcuni "predecessori", orali e scritti, ossia stesure parziali di detti e fatti di Gesù e memorie su di lui.
Certo, il nostro apocrifo è di redazione tarda, ma custodisce al suo interno frasi nuove o analoghe e
talora identiche a quelle della fonte Q.
Nonostante l'«alone caliginoso» che avvolge il testo di Tommaso - per usare un'espressione di
Grosso -, a causa di una sua ipotetica dipendenza dalle mitologie gnostiche, cioè appartenenti a
un'ideologia cristiana deviata fiorita soprattutto in Egitto, dipendenza nettamente esclusa dal
curatore di questa edizione, l'opera rivela una sua originalità sia contenutistica sia stilistica sia
strutturale, acutamente vagliata da una studiosa statunitense, April D. DeConick (The Original
Gospel of Thomas, T&T Clark, London - New York 2006). Il modello di composizione risultante è
dinamico, è quello di un rolling corpus che intreccia tradizioni orali e cristallizzazione scritta e che
opera «un continuo e progressivo incorporamento di materiale nuovo», destinato a «inframmezzarsi e compenetrarsi con quello precedente, trasfigurandolo nella forma e riorientandone il significato».
Tre sono gli attori che entrano in scena. C'è innanzitutto una voce narrante che introduce i vari
lòghia con la formula: «Dice Gesù...». Si ha poi l'apostolo Tommaso che reca anche il nome di
Giuda e la resa greca del significato di Thômàs, "gemello", quindi Didimo, termine usato nei suoi
confronti anche dal Vangelo di Giovanni (11,16; 20,24; 21,2). Quest'ultimo lo presenta come
personaggio centrale in una delle apparizioni di Cristo risorto, sotto lo scorcio simbolico del
dubbioso (20,19-29), al contrario di quanto accade nell'apocrifo ove è l'emblema del vero discepolo.
Infine, ecco il protagonista Gesù che sorprendentemente non è mai chiamato né Cristo né Figlio di
Dio, ma soprattutto «il Vivente». Infatti, nel testo è di grande rilievo la dialettica tra vita e morte,
tesa verso l'orizzonte escatologico per cui il fedele è destinato a «non gustare la morte» in quelparadiso ove gli alberi «non cambiano né d'estate né d'inverno», le cui foglie sono perenni,
divenendo così simbolo d'immortalità (n.19). Perciò, sarà «beato colui che sarà saldo all'inizio: egli
conoscerà la fine e non gusterà la morte» (n.18).
A questo punto non resta che percorrere i 114 detti di questo stupefacente Vangelo, accompagnati
dalla ricca e attenta esegesi di Grosso. Tanto per far pregustare qualche perla di questa collana
spirituale, citeremo tre lòghia. Il primo reca il n. 25 ed è un'esaltazione del precetto dell'amore:
«Dice Gesù: Ama tuo fratello come la tua anima; custodiscilo come la pupilla del tuo occhio». Il
secondo è in realtà l'ultimo della raccolta (n.114) ed è sconcertante per il suo aspro antifemminismo,
testimonianza di ambiti estremi del cristianesimo delle origini, ma ricondotto nei suoi termini
specifici dal commento di Grosso a cui rimandiamo. Ecco il testo: «Simon Pietro dice loro: Maria
deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita. Dice Gesù: Ecco, io stesso la attirerò affinché
sia fatto maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi.
Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli». In un altro detto, il 22, si aveva
invece il superamento della divisione dei sessi, un po' nella linea di quanto affermava san Paolo:
«Non c'è giudeo né greco, non c'è schiavo né libero, non c'è maschio né femmina, perché tutti voi
siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3,28).
Infine, un terzo detto che è, invece, senza riscontri diretti nei Vangeli canonici, ma è dotato di una
potenza espressiva straordinaria: «Dice Gesù: Mi sono levato in mezzo al mondo e mi sono
manifestato loro nella carne; li ho trovati tutti ubriachi e non ho trovato nessuno tra loro assetato. E
la mia anima ha sofferto per i figli degli uomini, poiché essi sono ciechi nel loro cuore e non vedono
bene; infatti vuoti sono venuti nel mondo e vuoti cercano di uscire dal mondo. Ma in questo
momento sono ubriachi; quando scuoteranno via il loro vino, allora si convertiranno» (n.28).

2 commenti

Paolo Cefisi:

Vi scrivo per aiutarmi nella comprensione del testo. Mi riferisco a quanto sopra esposto: <<(...)Il secondo è in realtà l'ultimo della raccolta (n.114) ed è sconcertante per il suo aspro antifemminismo, testimonianza di ambiti estremi del cristianesimo delle origini, ma ricondotto nei suoi termini specifici dal commento di Grosso a cui rimandiamo. Ecco il testo: «Simon Pietro dice loro: Maria deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita. Dice Gesù: Ecco, io stesso la attirerò affinché sia fatto maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi. Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli». In un altro detto, il 22, si aveva invece il superamento della divisione dei sessi, un po' nella linea di quanto affermava san Paolo: «Non c'è giudeo né greco, non c'è schiavo né libero, non c'è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3,28).<< Perdonatemi, ma non sono affatto convinto di tale interpretazione da Voi pubblicata, "l'antifemminismo" sembra invece che sia in Simon Pietro (!!!). Rileggo ancora e poi avendo il vangelo di Tommaso nell'edizione di Elaine Pagels (Indagine sul libro più scandaloso del cristianesimo delle origini) edito da Mondadori purtroppo senza i 'loghia' commentati, dubbioso, faccio un rapido excursus su internet e leggo, a riguardo del 'loghion' in questione: Come nel § 22 (il sito però segue una diversa numerazione), Tommaso ha già indicato la "perfezione" nell'annullamento dei contrari (alto e basso, esterno e interno, maschile e femminile), che costituiscono l'aspetto fenomenico della creazione, e nel loro assorbimento in un'"immagine" astratta. Qui dà un ulteriore sviluppo della dottrina, con riguardo all'opposizione dei sessi tra uomo e donna. L'Anthropos celeste, modello dell'umanità, è maschile, a somiglianza dell'Uno da cui emana, quindi il ritorno in esso comporta l'annullamento della femminilità. Questa concezione androgina, che risale al mito platonico dell'anima divenuta femminile per desiderio passionale, cadendo nella materia, non è nemmeno distante dal mito biblico della creazione di Eva dalla costola di Adamo e della sua responsabilità della caduta di Adamo nel peccato. http://web.tiscalinet.it/Agrapha/Vangeli/Vang_Tommaso_descr.html cerco ancora: VdT, Loghion 114 Simon Pietro disse loro: - Maria si allontani di mezzo a noi, perché le donne non sono degne della Vita! - Gesù disse: - Ecco, io la trarrò a me in modo da fare anche di lei un maschio, affinché anch'essa possa diventare uno spirito vivo simile a voi maschi. Perché ogni donna che diventerà maschio entrerà nel Regno dei Cieli. Anche il logion 114 sottolinea che la perfezione che consente di entrare nel Regno dei Cieli viene raggiunta annullando qualunque differenza e distinzione. Infatti presso Dio non vi è distinzione o divisione di alcuna cosa. Si legga anche il loghion 106: VdT, Loghion 106 Gesù disse: - Quando di due farete uno solo, diventerete figli dell'Uomo, e se direte: "Montagna spostati!", quella si sposterà. Enrico Norelli nel libro: Le origini del Cristianesimo (a cura di R: Penna), Carocci, Roma, 2004 scrive a commento del vangelo di Tommaso: [...] la salvezza non passa qui per la morte di Cristo, nè si compie definitivamente in una futura irruzione del regno di Dio, con giudizio finale e risurrezione dell'essere umano come unità psicosomatica. Conta la storia dell'io, non quella del mondo. Alcuni studiosi pensano che questa prospettiva sapienziale, priva di attesa escatologica, corrispondesse al messaggio originario di Gesù, ma ciò pare difficile; essa può piuttosto (ma è impossibile esserne certi) costituire una reazione alla delusione dell'attesa del ritorno di Cristo e della fine del mondo. Il vangelo di Tommaso comprende molte parole di Gesù che si ritrovano nei vangeli sinottici, ma l'interpretazione che ne viene qui data è molto diversa: il quadro di riferimento è vicino a quelle che diventeranno le strutture di pensiero fondamentali dei gruppi gnostici, i quali identificano l'essere umano con lo spirito divino che è in lui e negano ogni forma di risurrezione che non sia il risveglio dello spirito e il suo ricongiungimento alla sostanza divina. In un testo come il vangelo di Tommaso troviamo una lettura di Gesù che non ha bisogno di raccontare la storia del personaggio, perchè ciò che conta per la salvezza non è il suo destino, ma il contenuto della sua rivelazione. (E. Norelli, in: Le Origini del Cristianesimo, pag. 200). http://digilander.libero.it/Hard_Rain/vangelo_di_tommaso.htm Invece, riguardo a Paolo, che viene citato nell'articolo da vero difensore dei diritti umani, io ricordavo: «Capo dell’uomo è Cristo, e capo della donna è l’uomo… Egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo…. Né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza» (I Cor 11:3 – 10). “Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.” (I Cor. 14: 34-35). «Schiavi, obbedite ai vostri padroni con timore e tremore…» (Ef. 6,5) «Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio, e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio» (Rom. 13:1-2). «La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo: piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo… Perché non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli» ( I Tim. 2,11-15). «Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore» (Col 3,18) «Il marito infatti è capo della moglie… le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto» (Ef. 5,22-24). Sperando di non aver commesso errori grossolani di ricerca (ho usato internet), vorrei che tutti potessero comprendere meglio il vero significato di questi loghion. GRAZIE

Paolo Cefisi:

...E ancora: << … In Dio non esiste più divisione, poiché egli è il Tutto e l’Uno. Per Scoto Eriugena, la divisione dei sessi fu una conseguenza del peccato, ma avrà termine con la riunificazione dell’uomo, a cui seguirà la riunione escatologica del mondo terrestre con il Paradiso … … Ricordiamo anche che diversi Midrashim presentarono Adamo come androgino … … L’androginia è parimenti attestata nel Vangelo di Tommaso, che, pur non essendo propriamente un’opera gnostica, attesta l’atmosfera mistica del cristianesimo nascente. Rimaneggiata e reinterpretata, questa opera fu però abbastanza popolare tra i primi gnostici; la traduzione in dialetto saidico figurava nella biblioteca gnostica di Khenoboskion. Nel Vangelo di Tommaso, Gesù, volgendosi ai suoi discepoli, dice loro: “Quando dei due voi farete uno; quando farete il dentro come il fuori e il fuori come il dentro, e l’alto come il basso; quando farete del maschio e della femmina un solo essere, sì che il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina, solo allora voi entrerete nel Regno” (Doresse, op. cit. vol. II (1959), p. 95; A. Guillaumont, H. Ch. Puech, ecc., L’Evangile selon Thomas (1959), log. 17-18; Robert M. Grant, The secret sayings of Jesus (New York, 1960), pp. 143 sgg.). In un altro logion (n. 108, ed. Puech; . 103 Grant), Gesù dice: “Quando voi farete in modo che i due siano uno, voi diventerete i figli dell’Uomo e se voi direte: ‘Montagna, spostati!’ essa si sposterà” (Doresse II, p. 109, n. 110) … … Altri testi contengono passaggi simili sulla riunione dei sessi quale sindrome del Regno … … L’androginia divina Questa idea della bisessualità universale, conseguenza necessaria dell’idea della bisessualità divina in quanto modello e principio di ogni esistenza, può illuminare tutta la nostra ricerca, perché, in fondo, in una concezione simile è implicita l’idea che la perfezione, quindi l’Essere, consiste in fondo in una unità-totalità. Tutto ciò che è in senso eminente deve essere totale, il che comporta la coincidentia oppositorum a tutti i livelli e in ogni contesto. ...>> tratto da “Mefistofele e L’Androgino” di Mircea Eliade – Edizioni Mediterranee – * 175. Mefistofele e L’Androgino di Mircea Eliade Martedì 10 Gennaio 2012 00:00 Rosario Castello http://www.centroparadesha.it/ude/articoli/175-mefistofele-e-l-androgino-di-mircea-eliade * RingraziandoVi per lo spazio concessomi, Cordiali saluti Paolo Cefisi