Rassegna Stampa

26-03-2012, Delia Vaccarello, SE I GAY BUSSANO ALLA PORTA DELLA CHIESA, l'Unità

Di Redazione | 25.03.2012


A che punto è il dialogo tra i gruppi di cristiani omosessuali e le chiese? Il forum che si terrà nel
prossimo week end ad Albano Lazio ne offre la misura. Un questionario diffuso tra i gruppi dice che
il 65 per cento ha incontrato il pastore della diocesi per presentarsi e creare un contatto. Il 42 per
cento ha provato a dialogare con le parrocchie, trovando nel 22 per cento dei casi ospitalità ed
accoglienza. Il rifiuto degli omosessuali cristiani non è più una norma assoluta, qualcosa ha fatto
breccia nel muro di chiusura delle chiese. Non sembrano del tutto isolate le frasi del cardinal
Martini presenti in un libro del 2008, Conversazioni notturne a Gerusalemme, che anticipa le
ultimissime aperture: «Nel rapporto con l’omosessualità, nella Chiesa dobbiamo rimproverarci di
essere spesso stati insensibili. Penso a un giovane che si sforzava di comprendere il proprio
orientamento sessuale. Era in grande difficoltà. Non poteva parlarne con nessuno perché si
vergognava. Sentiva che se avesse confessato le sue tendenze omosessuali sarebbe stato emarginato.
Questo giovane si è ammalato perché non lo abbiamo aiutato». Quanti sono i credenti che lottano
per non essere emarginati? Non pochi. Hanno risposto al questionario diffuso dagli organizzatori del
forum, proprio per tastare il grado del dialogo in atto, 23 gruppi di cristiani omosessuali italiani sui
28 attivi, pari a circa l’80 per cento. In totale 482 persone, di cui 407 uomini (84%) e 75 donne
(16%).
La metà dei gruppi si riunisce all’interno di strutture della chiesa cattolica (parrocchie, locali
diocesani, ordini religiosi). Non si tratta di presenze «nascoste». Nel sessanta per cento dei casi la
comunità è a conoscenza dell’esistenza dei cristiani gay e lesbiche e delle loro attività. Più vicini i
credenti valdesi, tre su quattro sono aperti nei confronti delle realtà omosessuali.
Pastorali
L’impegno principale è volto alla ricerca di contatti che servano a smantellare forme di isolamento:
ben 20 gruppi su 23 sono impegnati nel dialogo a vari livelli con 13 vescovi o loro delegati, con
sacerdoti, religiosi e religiose, teologi e pastori evangelici. I rapporti con le altre associazioni non
sono frequenti, qualche episodio è relativo a incontri con «Noi Siamo Chiesa», «Azione cattolica »
e «Pax Christi». Se i contatti con i vescovi ci sono e non sono sporadici, sono poche invece le
pastorali. In due realtà la pastorale per le persone omosessuali è in discussione, mentre in 4 casi è
praticata in comunità cattoliche (principalmente parrocchie) e in 7 in comunità evangeliche. Le
attività interne ai gruppi sono tese all’accoglienza e soprattutto alla crescita individuale, laddove un
buon 30 per cento non ha organizzato le veglie pubbliche per le vittime dell’omofobia.
La rete dei gruppi abbraccia l’intero paese, da Bari a Trieste, da Torino a Cremona, da Vicenza a
Trento, passando per Roma e Milano, i cristiani omosessuali sono una realtà viva e vivace (per un
elenco dettagliato vedi www.gionata.org, www. refo.it). L’appuntamento annuale si terrà a partire da
venerdì prossimo ad Albano, dove si riuniranno oltre 130 delegati ispirati dal versetto biblico di
apertura «Le cose vecchie sono passate: ecco ne sono nate di nuove». Workshop, laboratori,
momenti di preghiera e un dibattito con il teologo Vito Mancuso. Un momento per trovare le strade
utili a costruire dentro la Chiesa una vera apertura. Quella auspicata dal cardinal Martini: «Nella
mia cerchia di conoscenze vi sono coppie omosessuali, persone stimate e altruiste. Non mi è mai
stato chiesto, né mai mi sarebbe venuto in mente, di giudicarle. La questione è come possiamo
affrontare questo argomento».

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