Intervista a Marco Vitale
Lo Ior? “E che vuole che dica? Certo, è indecente. È indecente il Vaticano off shore. È indecente il comportamento della Chiesa quando pretende che la sua banca sfugga alle leggi che valgono per tutti gli altri”.
Marco Vitale, economista e consulente di grandi aziende, non ha mai sfoggiato gran doti di diplomatico. E come cattolico (ci tiene a precisarlo) nonché studioso delle encicliche sociali della Chiesa, non può proprio fare a meno di prendere di petto anche la questione dello Ior.
Il Fatto ieri ha rivelato che l’indagine della Procura di Roma sulla banca vaticana per violazione delle norme anti-riciclaggio, è approdata in Germania , alla sede di Francoforte dell’istituto americano Jp Morgan, crocevia di molte operazioni targate Ior.
Dopo tante promesse di trasparenza sembra che il Vaticano sia tornato all’antico, collaudato metodo del muro di gomma. È d’accordo?
Non posso e non voglio entrare nel merito di un’indagine così complessa. Da osservatore provo un grande dolore nel vedere la mia Chiesa che si comporta in modo così diverso da quanto va predicando. La trasparenza assoluta nella gestione bancaria è un obbligo per tutti gli operatori. A maggior ragione per un istituto di credito che di fatto fa capo al Papa.
Le disavventure del passato non hanno insegnato niente, quindi?
Guardi, da Sindona a Calvi lo Ior ha commesso il tragico errore di aprire le sue banche ai peggiori malfattori. Per venire a tempi più recenti anche Calisto Tanzi della Parmalat era portato in palmo di mano dal Vaticano. Questa gente porta denaro, fa grandi favori. Come dimenticare Tanzi che metteva a disposizione il suo aereo ad alcuni alti prelati? In passato, purtroppo lo stile era questo.
Forse gli uomini di Chiesa, non proprio ferrati in materia finanziaria, cadono più facilmente nelle trappole di questi truffatori.
Non credo. I cardinali capiscono benissimo come vanno queste cose. Solo che alcuni non riescono a opporsi e si rassegnano, soffrono in silenzio. Altri invece approfittano della situazione, con tutti i vantaggi personali che ne conseguono.
Abbiamo capito: lei vede nero. Ma concretamente lo Stato italiano che cosa potrebbe fare, come dovrebbe intervenire, a parte ovviamente perseguire i presunti reati legati al riciclaggio?
Lo Stato dovrebbe prendere una posizione molto più incisiva.
In concreto?
Prima di tutto si potrebbe cominciare rivedendo le norme del concordato che riguardano in generale la materia finanziaria, norme che per molti aspetti io trovo semplicemente scandalose.
Si riferisce all’8 per mille?
Certo. La legge prevede il trasferimento alla Chiesa di fondi ingentissimi che provengono dalle tasche di milioni di italiani. Il problema è che non ci sono controlli sufficienti su come questi soldi vengono effettivamente spesi.
Mi scusi, chi dovrebbe controllare che cosa?
Un nuovo accordo con il Vaticano dovrebbe mettere a disposizione dello Stato italiano maggiori strumenti per verificare l’impiego dei fondi provenienti dalle tasse. Vanno alle parrocchie e ai preti sempre più in difficoltà? Oppure vanno altrove? Su un tema come questo non bastano più le
dichiarazioni di principio di parte vaticana. Lo Stato dovrebbe controllare di più e meglio. Lo dicoda cattolico.




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