Hanno avuto la solidarietà di Benedetto XVI gli operai dell’Alcoa di Portovesme che ieri
all’Angelus erano in piazza san Pietro con il loro striscione. Il Papa non si è limitato ad assicurare la
sua preghiera e la sua «vicinanza» ai lavoratori in difficoltà e alle loro famiglie. Ha anche auspicato
«un’adeguata soluzione» per la loro «difficile situazione».
Ha applaudito soddisfatta la delegazione di lavoratori giunta a Roma dalla Sardegna insieme ai
familiari. Quei quindici operai erano ben visibili nella piazza per i loro elmetti blu, bianchi e
arancioni e per le immancabili bandiere dei «quattro mori». Alle parole del Papa si sono stretti con
orgoglio attorno al loro striscione. Vi campeggiava la scritta: «Lavoratori Alcoa. Stabilimento
Portovesme...». Ma era monco. Mancava l’ultima frase: «In lotta per il lavoro». Troppo politica.
STRISCIONE CENSURATO
Non è passata al controllo dei funzionari di polizia che sono stati cortesi, ma irremovibili. Sono
rigide le regole cui attenersi per poter portare cartelli e striscioni in piazza San Pietro.
Non sono ammessi slogan o frasi di contenuto politico. Così, prima di poter distendere lo striscione,
gli operai hanno dovuto «nascondere» la parola «lotta». «Non la ritenevano consona al luogo»
spiegano i lavoratori. Loro non si sono scomposti. L’importante era essere lì. Il nome dello
stabilimento Alcoa era ben visibile e la loro vertenza conosciuta. Quello che contava veramente
erano le parole che il Papa avrebbe rivolto loro. Glielo aveva promesso il vescovo di Iglesias,
monsignor Giovanni Paolo Zedda. La loro attesa è stata soddisfatta. Quello del Papa è stato più di
un saluto. «L'essere stati citati dal Papa ci fa molto piacere - commenta Massimo Cara della Rsu
Cisl - speriamo che adesso la vertenza possa trovare veramente una soluzione positiva». È
soddisfatto Massimiliano Basciu, anche lui della Rsu. Si augura che il «cattolico» Mario Monti
tenga conto dell’invito del Papa. Quanto sia grave l’emergenza dell’Alcoa e dell’intero polo
industriale del Sulcis lo ricorda Rino Barca, segretario provinciale Fim-Cisl. «Il prossimo 4 aprile,
dopo l'annuncio della multinazionale Usa di abbandonare la produzione di alluminio primario in
Italia, si rischia la chiusura degli stabilimenti con i licenziamenti collettivi. Questo va scongiurato.
Il governo deve trovare soluzioni adeguate che diano sicurezza». Rischiano il posto di lavoro non
solo i 500 dipendenti dello stabilimento Alcoa di Portovesme, i 350 lavoratori delle imprese degli
appalti, ma anche gli altri 1.500 operai dell’indotto. «La situazione è comunque preoccupante -
spiega Bruno Usai della Rsu Cgil – i giorni passano e non vorremmo trovarci davvero in mezzo alla
strada».
Di viaggi a Roma gli operai dell’Alcoa ne faranno ancora e presto per difendere il posto di lavoro.
Perché se il lavoro è un diritto, troppe volte la lotta è necessaria per difenderlo.
Più che la parola «lotta» a scandalizzare sono l’ingiustizia e la mancanza di lavoro. Su questo Papa
Benedetto XVI e la Chiesa hanno detto parole chiare. Come sul diritto di disporre dell’acqua «bene
universale», che non può essere trattato con «logica mercantile».
L’ACQUA PER TUTTI
Occorre «garantire per tutti un accesso equo, sicuro e adeguato all'acqua - ha scandito ieri il
pontefice dopo l’Angelus - promuovendo così i diritti alla vita e alla nutrizione di ogni essere
umano e un uso responsabile e solidale dei beni della terra, a beneficio delle generazioni presenti e
future».
Lo ha chiesto ricordando la conclusione a Marsiglia del VI Forum mondiale dell'acqua, e la
celebrazione, giovedì prossimo, della «Giornata mondiale dell'acqua», che - ha aggiunto -
«quest'anno sottolinea il fondamentale legame di tale preziosa e limitata risorsa con la sicurezza
alimentare».




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