La tesi dell’autore è chiarissima fin dal titolo: Joseph Ratzinger. Crisi di un papato (Laterza).
Secondo il vaticanista Marco Politi, autore del saggio, quello di Benedetto XVI, a sei anni e mezzo
dall’elezione, sarebbe dunque un pontificato «in crisi». Politi mette in fila e analizza tutti gli episodi
«critici» che hanno caratterizzato il papato ratzingeriano, dalle reazioni al discorso di Ratisbona al
caso Williamson, dalla risposta sul preservativo durante il viaggio in Africa del marzo 2009 allo
scandalo dei preti pedofili.
L’autore riconosce le indubbie doti intellettuali e di predicatore del Pontefice tedesco, ne apprezza
l’essenzialità del messaggio, giudica positivamente anche l’attività di scrittore e di teologo che
Ratzinger ha continuato anche da Papa, attraverso i libri su Gesù di Nazaret: «Al di là della battaglia
teologica», scrive Politi riferendosi al primo volume sul Nazareno, «il libro appare una splendida
catechesi letteraria, un ritratto avvincente, un inno alla sequela di Gesù. Pagina dopo pagina il
pontefice propone con essenzialità una spiritualità intensa, rigorosa, gioiosa». E riconosce anche
una caratteristica peculiare di Benedetto XVI, l’umiltà: «Raramente un Papa ha espresso in maniera
così toccante la propria fragilità», osserva Politi, riferendosi al libro-intervista nel quale il Pontefice
racconta la sua reazione all’elezione e il suo rivolgersi a Dio per dirgli: «Tu mi devi condurre! Io
non ce la faccio».
Ma Politi rivolge anche, pagina dopo pagina, una critica serrata al «governo» di Ratzinger e
conclude che l’attuale papato appare caratterizzato da uno stallo delle riforme necessarie per la
Chiesa e per la Curia romana. Come pure osserva la carenza di una visione geopolitica da parte
della Santa Sede e un venir meno dell’incidenza che la voce vaticana aveva sulla scena
internazionale fino a qualche anno fa, nonostante molti viaggi di Benedetto XVI – anche quelli
considerati più difficili – riconosce l’autore, siano stati «coronati da grande successo».
Il Papa «si dedica scrupolosamente allo studio dei dossier che gli vengono sottoposti», ma «crisi
dopo crisi, resta insoluta la questione della solitudine decisionale... Il cosiddetto deficit di
comunicazione rimanda piuttosto ad una carenza di leadership» e a un’«incertezza di conduzione
strategica».
È indubbio che le crisi del pontificato abbiano messo in luce reali problemi di governo (meglio, di
assenza di governo) che non sono soltanto comunicativi, nonostante molti in Vaticano continuino
purtroppo a pensare in modo auto-assolutorio che tutte le responsabilità siano dei giornali e dei
giornalisti. È al contempo vero, però, che la figura e il magistero del Papa teologo sia ben più
articolato e complesso di quanto vorrebbero farlo apparire certe semplificazioni tendenti a
schiacciarlo sui cliché conservatori. Ed è probabile che alcuni aspetti indicati come negativi da
Politi – ad esempio la minore incidenza geopolitica della Santa Sede – appartengano volutamente
allo stile pontificale di un Papa più concentrato sulla comunicazione dell’essenziale della fede
cristiana.




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