Rassegna Stampa

02-03-2012, Aldo Maria Valli, CHI SPARA CONTRO BERTONE, Europa

Di Redazione | 02.03.2012


Lux in arcana. Si intitola così la mostra sull’Archivio segreto vaticano che in questi giorni il cardinale Bertone ha visitato per primo, nei Musei capitolini. Sembra la trama di uno sceneggiato, invece è realtà: ecco il cardinale che, nel pieno della burrasca provocata dai corvi che lo bersagliano facendo uscire dal Vaticano documenti riservati, appare in pubblico proprio per partecipare a un evento che si occupa dei documenti conservati nei recessi più occulti della Santa Sede.
Coincidenze a parte, il mistero sui corvi permane. Chi si muove nell’ombra, e perché? Follow the money, seguire il denaro, il consiglio che Gola profonda diede a Carl Bernstein quando il giovan giornalista del Washington Post, assieme al collega Bob Woodward, indagava sul Watergate, potrebbe essere utile anche per capire chi è il corvo. E accanto ai soldi ci sarebbe la vendetta.
Qualcuno (non necessariamente una singola persona) ha ottimi motivi per togliere di mezzo il Segretario di stato attuale, cardinale Tarcisio Bertone. Qualcuno che è stato toccato nei propri interessi, siano essi economici, di potere o di carriera.
Intendiamoci: il cardinale salesiano, da quando è il principale collaboratore del papa, ha commesso non pochi errori. Poiché ama il calcio, potremmo dire che se giocasse per la sua amatissima Juve oggi i bianconeri non sarebbero messi così bene in classifica. Bertone si chiama Tarcisio, come il mitico difensore Burgnich, ma a differenza del granitico terzino della grande Inter ha una certa propensione all’autogol.
L’ultima vicenda divenuta di dominio pubblico ha dell’incredibile. Succedeva un anno fa. Un segretario di stato (Bertone) scrive via fax a un confratello cardinale, arcivescovo della più grande diocesi del mondo (Tettamanzi), chiedendogli sbrigativamente, a nome del papa, di dimettersi dalla presidenza dell’Istituto Toniolo (da sempre snodo economico e politico delicatissimo per la Chiesa cattolica) e comunicandogli che è già stato trovato un successore (il giudice Flick). Il confratello, incredulo per il contenuto della missiva e per la prassi, gli risponde picche e si rivolge al papa, il quale, dopo aver ricevuto entrambi, decide di lasciare le cose come stanno. Accanto a questo, altri scivoloni del cardinale segretario di stato sono stati, per esempio, la pretesa di gestire in proprio i rapporti con la politica (con relativa, inopportuna, partecipazione a cene), il tentativo (fallito) di designare i nuovi vertici della Cei dopo l’era Ruini e quello (subito stoppato dal papa) di dare la scalata al San Raffaele.
Impulsivo e irruente, Bertone a volte parte lancia in resta senza aver valutato del tutto rischi e conseguenze. Tuttavia, occorre dire che sulla sua pagella vanno messi anche alcuni voti buoni e ottimi. Con il suo stile risoluto, ha appoggiato con decisione la linea del papa contro la pedofilia nella Chiesa (specie per quanto riguarda la collaborazione con le autorità civili), si è battuto per l’opera di trasparenza finanziaria voluta da Benedetto XVI (con l’adesione alla convenzione europea e alle norme antiriciclaggio) ed ha introdotto rigide norme nelle amministrazioni vaticane per fare quella pulizia a cui Ratzinger (che non a caso, anni fa, parlò di «sporcizia» nella Chiesa) tiene tantissimo.
Ma ecco che proprio tutto ciò che agli occhi degli osservatori esterni, e anche del papa, appare come un fiore all’occhiello della gestione bertoniana, per il corvo costituisce invece il motivo scatenante della vendetta. Toccato nelle proprie attività, privato di privilegi e rendite, e deciso per questo a cambiare “cavallo”, costui ha pensato bene di usare l’arma della stampa per gettare discredito su Bertone e metterlo all’angolo. Avendo conoscenze e amici in segreteria di stato, per lui (o per loro) deve essere stato piuttosto agevole procurarsi alcuni documenti e trasmetterli a un giornale.
All’interno dei sacri palazzi il clima è avvelenato. Nessuno più si fida di chi ha accanto. Perfino chi è chiamato a indagare è guardato con sospetto. Da questo punto di vista il corvo può dire di aver raggiunto il suo scopo.
Benedetto XVI, tuttavia, non si è lasciato impressionare dal polverone. Per quanto dispiaciuto perciò che sta succedendo, non ha perso la calma: ha usato l’arma della parola per lanciare moniti contro il carrierismo e le divisioni in seno alla Chiesa, ha ripetuto l’appello ad abbandonare la logica del potere per abbracciare quella del servizio (si veda il discorso ai nuovi cardinali) ed ha ribadito la sua totale fiducia nel cardinale segretario di stato, rispondendo con un secco no a tutti coloro che, in modo più o meno velato, ultimamente gli hanno chiesto di pensionare Bertone. Il papa ha il senso delle proporzioni e sa che questa bufera passerà. Sa anche che il corvo è incapace di innalzarsi a grandi altezze. Può fare fracasso per un po’, ma non bisogna sopravvalutarlo.
Bene ha fatto un vaticanista di lungo corso come Luigi Accattoli a definirlo un «corvo nano». Sulla scia del corvo pilota, può essere che altri corvi si siano inseriti per far valere i propri interessi e ricavare qualche guadagno. Il fatto che il papa sia ormai prossimo agli ottantacinque anni e che Bertone il prossimo dicembre ne compirà 78 (tre in più del limite della pensione) induce tutta questa gente ad alimentare un clima da fine impero, anche spargendo voci false sulla stessa salute del pontefice e sulla sua presunta incapacità, per eccessivo distacco, di gestire la crisi.
In realtà il mite Benedetto guarda oltre. Anche se umanamente avvilito per ciò che gli tocca vedere e sentire (in Vaticano le lotte ci sono sempre state, ma giocate a ben altri livelli e da ben altri protagonisti), sa che è inutile usare il cannone per colpire un corvo nano.

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