Editoriale

L'EUROPA ED IL NATALE

Di Attilio Tempestini | 22.12.2021


Le "Linee guida per una comunicazione inclusiva", a fine novembre varate da Helena Dalli -che nell'Unione Europea è Commissaria per l'Uguaglianza-, hanno davvero arrecato un duro colpo a chi in tema di religione desidera un'Europa senza alcuna affinità, con quell'Ernesto Rossi coautore del Manifesto di Ventotene!

Laddove infatti tali Linee toccano la religione, affermano da un lato: "evitare di considerare che chiunque sia cristiano". Dall'altro e complementarmente: "essere sensibili al fatto che le persone hanno differenti tradizioni religiose".

Portando poi un esempio, di comportamenti in linea con tali affermazioni, si dice che ad una frase del tipo "il periodo di Natale può provocare stress", va sostituita quella "i periodi di festa possono provocare stress". Bisognerà dunque, deduce attonito "Il corriere della sera" dando notizia di tali Linee, augurare non "buon Natale", ma "buone feste". Tale quotidiano tornerà sulla questione, il giorno seguente: con un articolo in prima pagina il quale inizia col testo della preghiera dell'Ave Maria, quasi ad eroica testimonianza da parte di un cattolicesimo perseguitato.

Come sappiamo, queste Linee sono rimaste in vita per pochissimi giorni soltanto. La Commissaria Dalli le ha ritirate, al fine di una loro revisione. Puntualizzando peraltro che rappresentavano un "documento interno per la comunicazione da parte dei servizi della Commissione nell'esercizio delle loro funzioni" ed attribuendo, a questo documento, un "obiettivo importante: illustrare la diversità della cultura europea nei confronti di tutti i settori della vita e delle convinzioni".

Un obiettivo, indubbiamente, apprezzabile. Ma nell'ambito di questo apprezzamento, farei due appunti: cominciando dall'esempio sul Natale. Che non appare dei migliori, sia perché i relativi rischi di stress difficilmente possono rappresentare temi di "comunicazione da parte dei servizi della Commissione...". Sia perché il Natale è pur sempre riconosciuto come giorno festivo (magari, non nella stessa data) in tutti -mi pare- gli Stati dell'Unione Europea. Se poi si volessero contestare riconoscimenti del genere, comincerei chiedendomi perché festivo debba essere in paesi come l'Italia, anche il 26 dicembre: S. Stefano godendo di una rendita di posizione, per mera contiguità di calendario.

Il secondo appunto è a quella, delle Linee guida (dalle quali l'esempio discende), che come abbiamo visto richiede sensibilità "al fatto che le persone hanno differenti tradizioni religiose". Perché mai, però, le persone dovrebbero necessariamente avere una religione, per di più come risultato di tradizioni e non di libere scelte? Le persone agnostiche e quelle atee sono forse relegate, nell'Unione Europea, allo status di apolidi?

Prima che le Linee in questione venissero ritirate, un portavoce della Commissione europea ha dichiarato al riguardo -una dichiarazione ignorata, dalla grande stampa: io l'ho trovata su "La Gazzetta del sud"- che "Le diverse religioni sono parte integrante dell’Europa e così anche le persone non affiliate ad alcuna religione. In quanto Commissione, pur essendo neutrali sulle questioni religiose, abbiamo un dialogo costante con tutte le religioni e le organizzazioni non confessionali". È una impostazione complessiva di tale carattere laico, che mi piacerebbe facesse da sfondo alla revisione delle Linee guida.

Infine, che posizione hanno preso su questa vicenda le forze politiche italiane? Nei tre partiti di centro-destra si registrano le reazioni (diciamo, animose) che è facile immaginare. Quanto a 5 stelle, non mi risultano prese di posizione. Quanto al PD, Picierno che è deputata del Parlamento europeo ha affermato: "le destre sono provinciali e strumentalizzano". Tuttavia se torniamo al "Corriere della sera", si legge -pur senza precisazioni- che dal PD viene fatto riferimento al "nostro patrimonio religioso". Non c'è dubbio, comunque, che ad un patrimonio -cattolico- inteso fuor di metafora, il PD si sia dimostrato attento allorché come ha ben documentato Raffaello Morelli su "Critica liberale", un suo senatore nelle scorse settimane ha portato ad approvazione in Commissione Bilancio un emendamento, che esenta alcune chiese romane dalla tassa sui rifiuti. A proposito dei quali, varrà forse il detto che già faceva suo il manzoniano fra Cristoforo: omnia munda mundis.

Nessun commento