Editoriale

AL DI LÀ DELLA PANDEMIA

Di Marcello Vigli | 21.12.2021


Natale in piena pandemia. Quella che poteva sembrare una eccezione sta assumendo i caratteri di una realtà, non solo per il numero dei morti, ma per l’impotenza della specie umana a fronteggiarla.  Altre epidemie avevano devastato intere regioni del globo, ma mai era stato coinvolto l’intero pianeta. Questa lo sta facendo. Sarà quindi un Natale diverso, molto simile ad un Natale di guerra.

Però il papa Francesco non si è molto soffermato su questa circostanza in occasione del suo recente viaggio in Grecia, preferendo dar risalto a problematiche politico-sociali.

Parlando di democrazia, in quella Atene dove ha fatto i suoi primi passi, ha dichiarato: “la democrazia è un tesoro, un tesoro di civiltà e va custodito, e non solo custodito da una entità superiore, ma dai Paesi stessi”. Per essere più chiaro fa l’esempio del nazismo. “Io oggi vedo due pericoli: uno quello dei populismi che di qua e di là cominciano a far vedere le unghie e io penso a un grande populismo del secolo scorso, il nazismo. Il nazismo è stato un populismo che difendeva i valori nazionali ed è riuscito ad annientare la vita democratica, a diventare una dittatura cruenta”.

Forse è irriverente chiedere al papa se ha notizia dei suoi predecessori che hanno condiviso il Sillabo e fatto giustiziare chi lo ha rifiutato. Hanno ancora seguaci nella comunità ecclesiale e quindi bisogna tenerne conto anche se il papa ormai non condivide più le loro posizioni. Bergoglio infatti intende rifiutare queste posizioni e lo fa esplicitamente come ha dimostrato anche con le parole sopra riportate, con le quali intende confermare la sua volontà di distinguersi dai suoi predecessori.

Durante la conferenza stampa nel viaggio di ritorno, il papa ha richiamato anche il secondo pericolo per i paesi democratici: “Da un’altra parte la democrazia si indebolisce, entra in una strada di lento declino, quando si sacrificano i valori nazionali, si annacquano andando verso – diciamo una parola brutta, non vorrei dire questa ma non trovo un’altra – verso un ‘impero’, una specie di governo sopranazionale”. “Indebolimento della democrazia, sì, per il pericolo dei populismi – che non sono il popolarismo, questo è bello –, e il pericolo di questi riferimenti a potenze internazionali: riferimenti economici, culturali, quello che sia”.

In tal modo il papa pur in piena pandemia non ha rinunciato al suo magistero politico-sociale nella certezza che il mondo è destinato ad un futuro che si sta costruendo nonostante la pandemia.

Roma, 18 dicembre 2021

Un commento

Enrico Soldano:

È questo, sempre questo il problema: il Papa parla come responsabile della Chiesa cattolica o per parere personale? Quando l'uno e quando l'altro? A me pare che i fatti siano sempre mischiati. Quando parla come Papa, io non ho nulla da dire, eventualmente diranno i cattolici. Ma quando parla come uomo normale -ovviamente ha tutto il diritto di farlo- ma le due situazioni dovrebbero essere chiaramente dichiarate o comunque facilmente distinguibili. In ogni caso io sono piuttosto in sintonia con l'uomo Fracesco, ma non trovo giusto che non ci sia una distinzione netta e chiara fra le due realtà.