Editoriale

I VACCINI E LA LAICITÀ

Di Attilio Tempestini | 27.10.2021


A proposito di chi contesta i vaccini, sgombriamo subito il campo dall'argomento per cui questi sono il risultato di complotti. Al riguardo, evidentemente, andrebbe addotta qualche prova più solida di affermazioni su Facebook: altrimenti perché non ritenere che anche la contestazione dei vaccini sia frutto, di un complotto?

L'argomento poi, che punta il dito contro le aziende farmaceutiche, può avere un profilo di plausibilità se critica in tali aziende la corsa al profitto, se punta a mutare la normativa sui brevetti, ecc. Ma qualora venga generalizzato, comporterebbe di rifiutare tutti i medicinali; con gli ovvi rischi che conseguirebbero per la propria persona e (nel caso, di malattie contagiose) per le altre persone. Proprio con riferimento alle quali merita particolare attenzione un ulteriore argomento: l'appello che chi non si vaccina fa, alla propria libertà.

Tale appello (con cui naturalmente è il caso di confrontarsi, non se proviene da chi mostra così poca cura per una generale libertà da assalire la sede della CGIL, con un'impresa di stampo fascista) può, in effetti, basarsi sul timore che il vaccino abbia conseguenze non benefiche: ma -nel peggiore, dei casi- addirittura letali. Indubbiamente un pur sparuto numero di casi letali vi è stato e proprio nei giorni scorsi ha trovato conferma la responsabilità del vaccino, nella morte di una ragazza ligure. Rischi del genere, però, vanno sì fronteggiati nella massima misura sia dalla medicina, sia dalla gestione politica della situazione sanitaria. Ma non tolgono che la storia della medicina indichi, nei vaccini, il modo di sconfiggere certe malattie. La prospettiva quindi va allargata dalla propria persona -per la quale si temono rischi, assai remoti-, all'intera società in cui si vive: ed in cui, non vaccinandosi, si rischia di trasmettere la malattia. Il mondo di chi non si vaccina ed il mondo di chi si vaccina non risultano infatti, compartimenti stagni.

Se dunque chi il vaccino lo rifiuta in nome della libertà si preoccupa di sé solamente, la critica verso tale rifiuto può in qualche modo essere vista in parallelo con un motivo di fondo, della laicità: l'assunto che a contare non sia soltanto la propria libertà, cioè quella di appartenere ad una religione, o ad un'altra, o a nessuna.

Un assunto il quale si colloca in controtendenza rispetto ai numerosi casi, nel passato come nell'attualità, in cui una religione ritiene -ed ottiene- che la libertà sia soltanto quella propria. Non meno in conflitto con la laicità, d'altra parte, risultava l'Albania allorché qualche decennio fa si dichiarava Stato ateo. Ovviamente, si potrà poi nell'ambito di un'impostazione laica discutere su quali siano i modi migliori, per realizzare un'uguaglianza fra le varie libertà; ma un punto di partenza resta individuabile proprio nell'affermazione, che non conta soltanto la libertà propria.

Mentre non è, da qui, che parte chi scende in piazza contro i vaccini.

2 commenti

Rino T.:

A prescindere, non si tratta di vaccini, ma terapia genica sperimentale, che, infatti, non immunizza (si può infettare e infettarsi). Se crolla il principio della libertà di cura e dell'autodeterminazione terapeutica, perché ciò non dovrebbe valere per fine vita, eutanasia, medicina alternativa, ecc.?

Gabriele Attilio Turci:

Si può a 71 anni suonati, dopo aver dedicato una vita anche all'approfondimento storico e medico dei vaccini, dopo aver avuto modo di incontrare famiglie di cittadini incorsi in danni da vaccino, dopo aver parlato a lungo con medici che confermavano in scienza e coscienza la criticità di tale metodica sanitaria, si può dire qualcosa senza essere immediatamente assaliti? Si badi che il primo assalto è quello della repulsione istintiva che nasce, duole dirlo, da una accettazione fideistica, quasi religiosa del dogma vaccinale. Il problema è che i più ignorano come i vaccini siano entrati nella pratica medica diffusa proprio quando le malattie infettive, da sole e per la concomitante crescita di benessere sociale, legislativo, alimentare, stavano declinando precipitosamente. Se si guardano i dati che erano prodotti ancora nel secolo scorso e pure nel precedente, dagli organi sanitari dei comuni, contee, provincie, ecc. il dato è inequivocabile, così come è evidente che, ad esempio con il vaiolo, quando questa vaccinazione era introdotta in modo massiccio, si scatenavano problemi a non finire. Guarda caso la stessa OMSoggi raccomanda, in caso di focolai di vaiolo (ancora presenti talvolta in nazioni come l'India), il distanziamento, l'assoluto igiene dell'ambiente, la sepsi delle persone addette al malato, e solo in un secondo momento, una micro vaccinazione ad anello, in quanto quelle a tappeto generano ancora problemi seri. Tante altre cose similari potrebbero dirsi per difterite, polio, pertosse, morbillo. Certo in alcune situazioni (fame, guerre, mancanza di igiene) si presume che il vaccino protegga almeno i più piccoli; fosse anche così è una soluzione miope perché non aggredisce i problemi alla radice. Tutto negativo allora? Oggi probabilmente non del tutto anche se molte cose andrebbero riviste, rimodulate e a questi proposto l'ottima recente ricerca prodotta da un team di medici e ricercatori danesi ha mostrato (lavorando soprattutto sul campo in Africa) come siano da riconsiderare effetti curiosi e interessanti dei vaccini specifici per altre malattie non nel bersaglio, come sia indispensabile riconsiderare modalità e tempi di somministrazione, come i singoli farmaci interagiscano, come vadano ben calcolate e misure le sindromi collaterali. Non a caso è proprio di questo Team la denuncia all'OMS di riconsiderare l'entusiasmo per il nuovo vaccino antimalarico che, ancora una volta presenta criticità pesanti soprattutto nei confronti dei soggetti giovani femminili (al di là di una efficacia comunque risibile). L'OMS ha però deciso lo stesso di "pompare" e spingere questo nuovo vaccino. Si potrebbe continuare ancora, solo se si fosse ascoltati, ma domandiamocelo in tutta onestà: questo accade sul serio?