Editoriale

CROCEFISSO MOBILE, RELIGIONE CATTOLICA STABILE

Di Marcello Vigli | 22.09.2021


Per tredici anni un docente di una scuola superiore di Terni, Franco Coppoli, ha tenuto duro resistendo all’Amministrazione scolastica, che lo aveva condannato a restare un mese senza stipendio, per aver rimosso il crocefisso dall’aula in cui insegnava. La Corte di Cassazione, che lo ha assolto, ha così sancito che il crocefisso può essere esposto nelle aule scolastiche solo allorquando la comunità scolastica valuti e decida in piena autonomia di esporlo nel rispetto e nella salvaguardia delle convinzioni di tutti, affiancando al crocefisso, in caso di richiesta, gli altri simboli delle fedi religiose presenti all’interno della comunità scolastica. All’interno di una pluralità di simboli il crocefisso non ha più un valore discriminante.

Questo significativo pronunciamento non risolve però il problema della presenza della religione cattolica nella scuola pubblica “statale” italiana: l’inserimento dell’insegnamento della religione cattolica (IRC) all’interno dell’ordinamento scolastico costituisce il vero problema.

A dire il vero, questo inserimento ha una sua storia fatta di varie tappe. Ai tempi del Concordato fascista era stato inserito con un’ora in tutti gli ordini scolastici e affidato ad insegnanti nominati dai vescovi responsabili esclusivi anche dei programmi.

Col nuovo Concordato l’Insegnamento della religione cattolica (IRC) è diventato materia curriculare con differenziazioni fra i vari ordini.

Nella scuola elementare le due ore settimanali previste, senza un programma definito, sono affidate alle stesse maestre e ai maestri che si sono dichiarati disponibili. Nella scuola media c’è un’ora sola con un programma complesso, spalmato nel corso del triennio e definito in sede ministeriale d’intesa con l’autorità ecclesiastica. Per le superiori non sono previsti programmi definiti.

Sia nella scuola media che nelle superiori, i docenti di religione cattolica sono diventati di ruolo, un ruolo molto speciale: se un/a docente della materia non intende più insegnarla ha diritto a scegliersene un’altra, per la quale sia abilitato/a, o passare alla segreteria di una scuola, anche altra, sempre con il consenso del vescovo che ne aveva consentito la nomina.

Questi aspetti rendono secondaria la soluzione della facoltatività della frequenza dell’ora di religione cattolica, mentre evidenziano lo status privilegiato della presenza della religione cattolica nella scuola pubblica.

 

Roma, 22 settembre 2021

4 commenti

Marilena:

Che c'è di strano? I cattolici sono la gran maggioranza in Italia, quindi è ovvio che prendano il sopravvento,

filippo agostini:

Finalmente un parlare chiaro dell'ora di religione. Il crocifisso, per quanto simbolico, non è certo un impedimento per un insegnante ad esercitare la sua professione con scrupolo e capacità. Il vero disturbo è la secolarizzazione in classe dell'ora di religione, un retaggio fascista che sfugge, grazie al concordato, anche alle leggi dello stato, con la ingiustificabile ingerenza dei vescovi. Un successo che possa dirsi tale ravviserebbe nell'eliminazione dalle scuola della Repubblica dell'insegnamento della religione cattolica e di qualunque altro credo, in nome della libertà di culto garantita dalla Costituzione. Il crocifisso è solo un mero simbolo, ma la stortura è assai più radicata. Inoltre la sentenza si confà specificatamente alle scuole superiori. Le medie inferiori, la primaria e l'infanzia, frequentate da ragazzi minori e ultraminorenni avrebbero pochissima voce in capitolo per motivi strutturali sugli eventuali altri simboli da esporre e sui quali discutere. Filippo Agostini

michele:

VORREI RIBADIRE LE MIE OPINIONI SU RELIGIONE E REPUBBLICA ITALIANA. L'ARTICOLO 3 DI QUESTA REUBBLICA DICE CHE TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITA SENZA DISTINZIONE DI RAZZA, RELIGIONE, SESSO, LINGUA. PRIVILEGIARE UNA RELIGIONE SOLO PERCHE E DI MAGGIORANZA è GIà SBAGLIATO. E COME PRIVELIGIARE LA RAZZA BIANCHE SOLO PERCHE' è LA MAGGIORANZA. PER QUANTO POI RIGUARDI IL CONCORDATO RIBADISCO CHE QUELLO DI CRAXI E PEGGIORATIVO RISPETTO A QUELLO DI MUSSOLINI O DI TOGLIATTI, C'è UNA NOTA AGGIUNTIVA CHE MOLTI TRASCURANO. UN PROTOCOLLO ADDIZIONALE APUNTO ECCO IL TESTO: (Art. 9.2 dell’Accordo, con protocollo addizionale, tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede firmato il 18 febbraio 1984, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n. 121, che apporta modificazioni al Concordato Lateranense 11 febbraio 1929. Attenzione , sulla scuola ad esempio, “La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”.) Sul principio di PATRIMONIO STORICO DEL POPOLO ITALIANO, la giurisprudenza, dà ora ragione a quelli che vogliono il crocifisso in classe. I giudici dicono che “In base a questi principi di coinvolgere tutto il popolo dei cittadini italiani, di qualunque religione essi siano, nessuno si potrà opporre al crocifisso. In quanto non oggetto esclusivo della religione cattolica, poiché non sono fatti clericali ma culturali italiani. E così sarà la messa in asilo infantile o presso l’aula magna dell’ Istituto comprensivo. In campo economico i lavori di mantenimento sono a carico di comune, regione e stato. Sono spese enormi. Gli archivi ecclesiastici attraverso cui far rivivere la memoria storica dell’intera comunità e non soltanto quella dei fedeli. I musei ecclesiastici considerato che proprio la religione cristiana ha favorito da tempo immemorabile la raccolta di beni con rilevanza artistica che, nel corso di centinaia di anni, hanno finito per assumere anche valore storico. Così il patrimonio immobiliare storico-artistico della Chiesa presente anche al di fuori de confini nazionali.

Paola Martinelli:

Sono in perfetto accordo su quanto esposto dal lettore che mi precede. Bravissimo e inoppugnabile ciò che scrive! Paola Martinelli