Editoriale

LA CHIESA, CHE NON CAMBIA: IL PAPA E L'ILLUMINISMO

Di Attilio Tempestini | 26.12.2020


Se non proprio i proverbiali fiumi di inchiostro, quanto meno torrenti si sono versati a proposito delle novità che siano intervenute con l'attuale papa. Soprattutto, delle novità sul piano economico-sociale; per il quale direi che ve ne sono di qualche rilievo. Naturalmente, le posizioni di papa Francesco su tale piano verranno magari meno, con i futuri papi. Né posizioni del genere mancano, fra i papi del passato; pur se assunte in passato con minor rilievo nel profilo complessivo del singolo pontefice e fatte segno, quindi, di minor avversione da parte di chi non le condivideva.

Ma come si connette nell'attuale papa il valore dell'uguaglianza (intesa, come quella che egli mostra di avere a cuore sul piano economico-sociale), col valore della libertà (intesa nei termini in cui proseguirò il discorso)? Una risposta la si può trovare nel messaggio inviato il mese scorso, dal pontefice, all'incontro "Economy of Francesco. Papa Francesco e i giovani da tutto il mondo per l'economia di domani".

Con riferimento "ai poveri, gli esclusi", il papa dice: "è tempo che diventino protagonisti della loro vita come dell'intero tessuto sociale... Ricordatevi l'eredità dell'illuminismo, delle élites illuminate. Tutto per il popolo niente con il popolo. E questo non va".

Ora, a "non andare" è certamente la conoscenza che il papa mostra dell'illuminismo. Kant -con indubbia competenza di causa- scriveva, nelle righe iniziali della Risposta alla domanda: che cos'è l'illuminismo: "È l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole... Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell'illuminismo."

Cosicché all'illuminismo gli slogan, "tutto per il popolo" e "niente con il popolo", potrebbero attagliarsi sol nel senso che tale ismo da un lato ritiene da dispiegare tutto l'impegno, affinché il popolo faccia uso della propria intelligenza; dall'altro non avverte granché in comune, con un popolo il quale non ne faccia uso.

Ma consideriamoli, i due slogan, andando oltre il riferimento all'illuminismo. Lo slogan "tutto per il popolo" non pare necessariamente apprezzabile: potrebbe farlo suo, qualsiasi dittatura la quale dichiari l'obiettivo del bene del popolo, del bene comune (forse non lo avrebbe proclamato, un tale obiettivo, lo Stato pontificio?).

Mentre quanto allo slogan, "niente con il popolo", chi affermasse invece "tutto con il popolo" risulterebbe meno in antitesi se la parola "con" implicasse un rapporto, non paritario: e che rapporto paritario potrebbe esserci, qualora a dire "tutto con il popolo" fosse chi si trova nella posizione sovraordinata di pastore di anime, per di più protetto dal dogma dell'infallibilità?

L'antitesi vera si ha, con lo slogan "tutto dal popolo". È lo slogan della democrazia, cioè di un ordinamento a sovranità popolare. Ordinamento il quale si configura poi come democrazia liberale, se tale sovranità viene temperata così da tener conto, fra le altre cose, del diritto di ogni persona a servirsi -come diceva Kant- della propria intelligenza ed a trarne opinioni (che potranno, venire manifestate; dare vita, ad associazioni; ecc.) anche non coincidenti con quelle della maggioranza, del popolo.

2 commenti

martina franca:

Le attuali dichiarazioni pubbliche del Papa sono certamente condivisibili ed interessanti. Sembra davvero che dica ciò che una parte dell'Umanità vuole sentire, ma che non sufficientemente numerosa o in grado di attuare la realtà dichiarata e sperata. Tuti approvano a parole, ma pochi cercano di attuarle. Mi viene in mente, ma il Papa ha solo il compito di esortare e suggerire?

Gualtiero Gualtieri:

Non ci si può attendere che il Papa diventi un Campione dell'Illuminismo, è, pur sempre, il massimo rappresentante di una visione fideistica e, nella sostanza, irrazionale dell’esistenza. Va apprezzato, però, e non poco la Sua apertura alle esigenze degli ultimi e l'approccio rispettoso che Egli fa del contrasto tra Fede e Ragione. Non a caso è contestato da vari settori conservatori, se non peggio, del Cattolicesimo. Mi sembra non poco. Spero che quando, tra moltissimo tempo,un Altro subentrerà al Suo posto ne possa seguire le tracce. E tale speranza trova conforto nell'osservazione che sta nominando molti Cardinali di Sua fiducia e, quindi, presumibilmente di simile orientamento.