editoriale

PAPA BERGOGLIO È UN FALSO MITO?

Di Attilio Tempestini | 29.09.2020


Risponde di sì, il volume che appunto col titolo Il falso mito di Bergoglio ha recentemente visto la luce, tra "I libri di Left". Un volume che, sull'attuale pontefice, viene a critiche convergenti nel rappresentarlo su una linea di continuità rispetto ai pontefici, precedenti.

Si consideri la critica, riguardante temi economico-sociali. Federico Tulli (la firma più frequente sugli articoli che, apparsi nel settimanale Left, il volume raccoglie) si rifa nelle pagine introduttive di tale raccolta, all'argentino Verbitsky; noto soprattutto per un libro -Il volo- sui delitti della dittatura militare nel suo paese. Secondo Verbitsky, a caratterizzare Bergoglio è un "populismo conservatore" che già ai tempi di Leone XIII intendeva "contendere... alle ideologie di sinistra" le "classi subalterne".

Mi pare, una valutazione un po' sommaria. Indubbiamente Bergoglio non ragiona in termini di conflitti fra classi (termini peraltro che, nei nostri anni, in generale non godono di grande fortuna) ed altrettanto indubbiamente presenta qualche affinità, con alcuni suoi predecessori. Tuttavia, se per "sinistra" intendiamo una tendenza verso l'uguaglianza, si può su Bergoglio dire quanto meno che questa tendenza egli la mostra con ben maggiore frequenza, rispetto ad un Ratzinger e ad un Wojtyla che l'hanno preceduto. Quel secondo fine, poi, consistente in una competizione con le "ideologie di sinistra", sarebbe più plausibile sospettarlo se a loro volta esse godessero nei nostri anni, di miglior fortuna.

Alle critiche per Bergoglio -ed in rapporto, a queste-  il libro affianca critiche per le varie voci che nella sinistra, dello schieramento politico italiano, plaudono al papa. Voci che io inquadrerei in uno dei tre modi classici nei quali le forze politiche, di questo o quell'orientamento economico-sociale, possono comportarsi nell'ottica di (diciamo così) un'alleanza, con una religione.

Un primo modo è quello di un'alleanza come mero affiancamento, rispetto ad obiettivi comuni: perseguiti partendo dalle rispettive, distinte motivazioni di chi in tale alleanza converge.

Col secondo modo, si passa a sostenere che anche le motivazioni sono le stesse, o simili. Troviamo allora affermazioni come quella, che il primo rivoluzionario è stato Cristo. Che in fondo, si può anche non leggere Marx o Keynes: basta il Vangelo...

Infine, c'è il modo che chiama in causa -e compromette- la laicità. Si fa leva sulla contrapposizione fra Stato laico  e Stato confessionale, per assumere in merito atteggiamenti graditi alla religione in questione. Ecco così nell'Italia del Novecento, per le forze politiche di destra il patto Gentiloni (eppure, era alla Destra storica che si doveva la breccia di Porta Pia!). Per le forze politiche, di sinistra, il voto comunista sull'art. 7 della Costituzione

Ebbene, gli articoli di Left mettono in luce varie voci di sinistra le quali, rispetto a papa Bergoglio, hanno a che fare con questo terzo modo. Quanto meno nel senso che agli applausi per il papa si accompagna, un disinteresse per le istanze laiche: e tale disinteresse risulta tanto più significativo, sostiene il libro, poiché papa Bergoglio non mostra avvicinamenti nei confronti di istanze del genere (io direi che egli si limita, proprio perché mostra maggiore attenzione per i temi economico-sociali, ad una minor polemica rispetto a tali istanze).

Per Bergoglio, in effetti, il valore dell'uguaglianza non è contagioso: egli lo avverte in campo economico-sociale, ma non rispetto per esempio al fatto che in una scuola pubblica, dunque aperta a persone dei più diversi orientamenti, vi siano simboli di una determinata religione -e che quindi privilegiano un determinato, orientamento-. Il punto è, va da sé, che nella religione cattolica l'uguaglianza è pur sempre un valore di secondo rango.

Chissà se, da parte laica, potremmo prendercela di meno, pensando che una non contagiosità appare pur possibile anche in senso inverso: quanto a chi, nessuna tendenza all'uguaglianza mostrando in campo economico-sociale, venisse peraltro in nome dell'uguaglianza ad indignarsi per simboli religiosi, nella scuola pubblica. Mi sembra però che questo diverso tipo di non contagiosità abbia, nell'Italia dei nostri tempi, un'incidenza assai minore...

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