editoriale

QUALE PARLAMENTO PER LA REPUBBLICA ITALIANA?

Di Marcello Vigli | 07.09.2020


La richiesta d’indire un referendum abrogativo della legge che riduce il numero dei parlamentari, approvata con voto pressoché unanime da entrambi i rami del Parlamento, ha ormai prodotto il suo effetto e sta interessando un numero sempre maggiore di elettori.

Tale richiesta, resa possibile per il mancato raggiungimento del quorum dei due terzi al Senato, raggiunto, invece, alla Camera è stata presentata da 71 senatori, che l’hanno depositata presso la Corte di Cassazione il 10 gennaio 2020 entro il tempo prescritto dall'articolo 138 della Costituzione. Questa, Infatti, prescrive l’impossibilità di promulgare le leggi che la modificano se non è stato raggiunto il quorum in entrambi i rami del Parlamento e offre la possibilità di richiedere un referendum confermativo entro i successivi tre mesi, da parte di un quinto dei membri di uno dei due rami del Parlamento, di cinquecentomila elettori o di cinque consigli regionali.

Tale facoltà è stata esercitata e c’è da augurarsi che saranno in molti a rispondere NO al quesito referendario: Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?

Il No al taglio dei parlamentari è in crescita fisiologica, specie al Nord, tra i giovani e i più istruiti, mentre il Sì resta appannaggio dei 5 stelle. Il No è strettamente correlato al titolo di studio, nel senso che più le fasce lo hanno alto, quindi lauree e diploma, più c’è una propensione a votare No piuttosto che Sì……. La connessione tra i due aspetti è legata al fatto che le persone più istruite hanno maggiori strumenti critici per comprendere le ragioni del dissenso alla sforbiciata lineare di deputati e senatori.

Il taglio dei parlamentari, travestito di riformismo nel nome dell’efficienza e del risparmio, è in realtà l’apice dell’antipolitica e rappresenta un grave rischio per la rappresentanza dei cittadini e il funzionamento dello Stato. A risentirne saranno prima di tutto il pluralismo e la rappresentanza dei territori; meno parlamentari e collegi elettorali sempre più ampi renderanno, infatti, più difficile la tutela degli interessi locali da parte degli eletti. Ma a risentirne saranno anche la qualità e l’indipendenza dei singoli parlamentari.

In verità il taglio dei parlamentari non interessa al 70% degli elettori e se l’affluenza alle urne non ne sarà condizionata sarà il risultato dell’abbinamento con le elezioni regionali in sei regioni e alle comunali in oltre mille Comuni grandi e piccoli. Ne deriva che, se è vero che la vittoria del Sì è quasi certa, nondimeno il suo valore politico è tutto nelle percentuali di sconfitta del No: se fossero attorno al 20% dei consensi, confermerebbero il suo valore di battaglia anti-casta nell’opinione pubblica, ma se dovessero superare il 30, rivelerebbero la debolezza di una riforma che resta solo una bandiera a 5 stelle, nonostante Di Maio nelle ultime ore abbia sostenuto che questa non è una riforma del M5s, ma di tutti. In realtà In tutte le Regioni, c’è una prevalenza del 97% del Sì tra gli elettori del Movimento 5 stelle, quindi siamo di fronte a una riforma che sostanzialmente è bollata M5S.

Non si può neppure dimenticare come all’origine questa riforma è stata festeggiata dai grillini, con l’esposizione davanti al Parlamento di uno striscione con tante poltrone e loro con una grossa forbice tagliavano i seggi. Dunque i seggi sono solo poltrone, i parlamentari poltronisti, il Parlamento solo un costo da tagliare. È una iniziativa che ha un evidente carattere anti-Parlamentare.

In ogni caso il sistema diventerà più oligarchico: più decisioni dall’alto, meno decisioni prese dal popolo lo ha detto il giurista ed ex membro della Corte Costituzionale Sabino Cassese, con lui convengono i magistrati di Area convinti che Col taglio dei parlamentari si rischia un vulnus democratico, e Rosy Bindi che ha dichiarato: Con il taglio dei parlamentari c’è il rischio di derive autoritarie.

Per scongiurare queste conseguenze un folto gruppo di prestigiosi intellettuali hanno firmato un appello a favore del NO, un altro è stato diffuso dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e dal Comitato romano per il ritiro di ogni autonomia differenziata e un terzo da duecento donne che il 10 settembre promuoveranno un ”caffè” con Maurizio Molinari direttore di Repubblica, anch’essa schierata per NO.

Un po’ ovunque, giovani stanno organizzando banchetti per raccogliere firme a favore del NO, anche in vista di sabato 12 settembre quando scenderanno in piazza, convocati dal Comitato per No, per una manifestazione a cui aderiranno anche le Sardine. Queste, infatti, si sono apertamente schierate per il NO.

Non ha, invece, aderito il partito democratico, che ha confermato la scelta per il SI di Zingaretti che, però, non ha vincolato gli inscritti al Pd, molti dei quali appartengono a quel vasto mondo dell’intellettualità progressista e a quel popolo della sinistra che condividono le ragioni del NO: dall’Anpi, alla Cgil e …alle Sardine.

Zingaretti teme che un suo impegno a favore del NO abbia conseguenze sul dibattito parlamentare, in corso sulla legge elettorale, e sia usato dai grillini per mettere in crisi il governo. In verità, i primi a non credere alla bontà della battaglia in favore di questa masochistica e dissennata amputazione della democrazia rappresentativa, sono proprio non pochi di coloro che l’hanno promossa, fra cui anche parlamentari pentastellati.

Bisogna, però, aspettare il 21 settembre per sapere quale sarà il Parlamento della Repubblica italiana.

 

3 commenti

Antonmichele de Tura:

Ho avuto la fortuna di essere allievo del prof. Vigli e non lo ringrazierò mai abbastanza per i suoi insegnamenti. In questa occasione, però, mi permetto di non essere d'accordo con lui. La rappresentanza politica è solo in minima parte un problema di numero complessivo dei componenti delle assemblee elettive; è chiaro che un Parlamento di 50 persone sarebbe sicuramente insufficiente, ma uno di 600 è più che rappresentativo. Un numero elevato dei componenti non garantisce assolutamente nulla: la Camera dei fasci e delle corporazioni contava, nel 1939, 681 membri, eppure non era certo rappresentativa. Ciò che garantisce la rappresentanza è il pluralismo politico (riconosciuto è garantito dall'articolo 49 della Costituzione), corroborato da una buona legge elettorale, null'altro. D'altro canto, appare assai singolare che i fautori del no, che si presentano come i più strenui difensori dell'istituto parlamentare, non tengano in alcun conto la circostanza che il disegno di legge costituzionale sul quale si vota è stato approvato da ben quattro deliberazioni delle Camere parlamentari con maggioranze più che plebiscitarie. E allora, come la mettiamo?

Marcello Vigli:

Ringrazio il mio “ex-allievo” Antonmichele De Tura per il buon ricordo del mio insegnamento, mi permetto anche io, però, di non concordare né con l’inadeguato riferimento al numero dei membri della Camera dei fasci e delle corporazioni, né con la sua domanda a dire il vero fin troppo retorica. Se la Carta costituzionale prevede che si possa indire un referendum, senza porre condizioni, su una legge costituzionale non approvata con la maggioranza prescritta, è, evidentemente, stato previsto dai Padri costituenti. Si può, quindi, accertare con un appello diretto se la maggioranza parlamentare rappresenti, ancora o su quella questione, la volontà della maggioranza dei cittadini sovrani. Ciò detto per evitare facili formalismi, nell’attuale situazione politica, che non consente ai cittadini elettori libertà di scelta nell’ambito della lista prescelta - sono i capi partito pro tempore a scegliere i candidati –, è bene abbondare, almeno, nel numero delle liste. 12.09.2020

michele:

COME AL SOLITO CI ACCORGIAMO CON DECENNI DI RITARDO. DOVE ERAVAMO QUANDO I CAPI PARTITO HANNO COMINCIATO A SCRIVERE IL LORO NOME NEL SIMBOLO, PINCO PALLINO PRESIDENTE. MOLTI INTELLETTUALI OGGI DICONO CHE L'ATTUALE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NON E STATO ELETTO. DIMENTICANO COSTORO CHE ESISTE UN PARLAMENTO? SI. LA VERITA'E' CHE LA COSTITUZIONE VA DIFESA IN OGNI MOMENTO, MENTRE LO ABBIAMO TRASCURATO PURTROPPO LA REALTA' E CHE I PARTITI HANNO IN MANO IL PARLAMENTO E NE HANNO FATTO UN BRANCO DI MANIPOLI. CIO' AVVIENE ANCHE NELLE REGIONI CHI DI NOI SI E ACCORTO CHE DEI CAPI PARTITO SONO PRESIDENTI REGIONALI MA POI, SONO PARTITI QUESTI? SI E' LASCIATO CORRERE TROPPO SU MOLTE OCCASIONI E ADESSO IO NON SAPREI DA DOVE COMINCIARE FORSE RIFORMANDO I PARTITI, MA COME SI FA?