editoriale

TRA TOMMASO D'AQUINO E LA TAV

Di Attilio Tempestini | 22.07.2020


Quante volte si sente, nei discorsi politici, parlare di bene comune! Chissà se chi ne parla ha presente come la pensava al riguardo, Tommaso d'Aquino. Il quale nel bene comune vede l'obiettivo fondamentale delle leggi. Ma, aggiunge, non può dirsi legge quanto contrasta con la legge naturale: che dal canto suo riflette la legge eterna, esistente nella mente di Dio. D'altro canto, secondo D'Aquino fare le leggi compete alla collettività o a chi di questa ha cura: e proprio in simmetria, con il "governo divino del mondo", è la monarchia il tipo di governo che si prende miglior cura della collettività.

Ho attinto per questa sintesi, su tale filosofo, a quanto Abbagnano scrive nella sua Storia della filosofia: e va da sé che con un bene comune del genere ci troviamo su un altro versante rispetto alle libertà civili, alla laicità, alla democrazia... Naturalmente, si può parlare di bene comune in altri sensi e quando oggi ne sentiamo parlare si intende, in generale, una "utilità" comune. Riferendosi alla quale, peraltro, i problemi non mancano: e consideriamoli rispetto a chi una tale utilità la rinviene nel progetto di linea ferroviaria, noto come TAV.

In primo luogo, infatti, viene da domandare se la si rinviene per tutte le persone di Torino -la TAV ha come capilinea, Torino e Lione; o invece, del Piemonte; oppure di ambiti ancora più vasti. Parlo, va da sé, di un'utilità derivante dall'opera realizzata. Non dell'utilità relativa ai meri lavori, per realizzarla: e che si riferirebbe alle imprese costruttrici (comprese le relative, maestranze), alle banche finanziatrici...

In secondo luogo, cosa garantisce che in questo o quel perimetro di persone ritenute beneficiarie, di tale utilità, esse davvero ritengano la TAV utile? Potranno ben, non convenire; o  questa utilità riscontrarla con vari gradi di intensità. Perché mai si andrebbe a votare per organi come il parlamento, se non per consentire un confronto ed uno sbocco alle divergenze di opinioni sulle politiche da realizzare e sulle alternative che ne derivano? Il vecchio dilemma, fra burro e cannoni, potremmo allora rimodularlo ponendo su un piatto della bilancia opere come la TAV. Sull'altro piatto, un miglioramento delle disagiate condizioni ferroviarie di Regioni, come la Sicilia e la Sardegna; oppure, se si passa dal settore dei trasporti a quello della sanità e non ci si allontana da Torino, un miglioramento di quel Servizio Sanitario Nazionale che -ci si lamenta, in lettere a quotidiani torinesi- ha tempi di attesa anche di un anno per esami medici, di importanza vitale.

In terzo ed ultimo luogo, pure una persona che assegni alla TAV un rilevante grado di utilità potrebbe dare importanza alla spesa, cui fare fronte per corrispondere a tale utilità: ed un provvedimento cui assegna un'utilità, appena minore, preferirlo in quanto comporta una spesa assai inferiore. Giungo così al discorso, su quello che viene chiamato il rapporto costi-benefici.

In merito, il precedente governo italiano ha per la TAV nominato una commissione. Che è giunta ad una valutazione assai negativa ed ha ricevuto critiche, fra cui quella di essere formata da persone con atteggiamento preorientato. Dal canto suo, un governo di più di dieci anni fa aveva istituito un "Osservatorio", come "sede tecnica di confronto di tutte le istanze interessate, alla realizzazione" della TAV; un ente quindi preorientato per atto di nascita e criticato, poi, in quanto il suo presidente iniziale è divenuto direttore generale della società che  provvede alla parte "transfrontaliera", della TAV stessa.

Ebbene, in tale contesto di preorientamenti sospettati o dichiarati, perché non tenere conto di un organo che proprio   nel controllo dei conti trova la sua ragion d'essere? L'Unione Europea ha (come l'Italia) una Corte dei Conti; che in una relazione del mese scorso ha esaminato varie infrastrutture di trasporto -fra cui, la TAV- cofinanziate dall'Unione stessa.

In questa relazione, si rileva criticamente che prima di decidere il cofinanziamento la Commissione europea per nessuna delle opere, in esame, ha elaborato un rapporto costi-benefici. Si afferma che per la TAV come per un'altra di tali opere, "le previsioni di traffico merci realizzate in precedenza sono molto più alte rispetto agli attuali livelli di traffico". Si riscontra, sulla prospettiva di minori emissioni di anidride carbonica, "un forte rischio... che gli effetti positivi siano sovrastimati": e si porta come unico esempio di tale rischio, proprio la TAV. Infine, si attesta che i 9.630 milioni di euro, della spesa per la TAV, sono coperti dalla UE nei limiti di € 1.224 (in Italia uno degli argomenti a favore della TAV è: "paga l'Europa") e comportano, nei confronti della originaria stima di spesa, un incremento di 85%.

Direi, insomma, che se nulla giustifica la violenza cui gruppi ostili alla TAV hanno spesso fatto ricorso, tuttavia chi (cominciando dalla cosiddetta grande stampa) considera la TAV un baluardo, del mondo civile, ragiona in termini di un' "utilità comune" tutta da dimostrare: e presuppone piuttosto un "bene comune", inteso con una dogmaticità alla Tommaso d'Aquino.

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