editoriale

URGENZA SCUOLA

Di Marcello Vigli | 13.07.2020


Per alcuni giorni la Scuola è stata al centro del dibattito politico, per poi tornare ad esserne ai margini.

Lo hanno imposto le manifestazioni nelle 60 piazze promosse dai Comitati “Priorità alla scuola” conseguendo importanti risultati: non solo hanno riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica la centralità della scuola, ma hanno costretto il Governo ad assumere concreti impegni, che non è certo sarà in grado di mantenere, per garantire la riapertura della scuola, anzitutto, in condizioni di massima sicurezza. Vanno infatti ad aggiungersi a problemi annosi e a nuove proposte, ad esigenze culturali e a questioni strutturali, bisogno di soldi (tanti) e di dirigenti capaci di spenderli.

Come se non bastasse è preannunciato un esodo eccezionale dai ruoli degli insegnanti, che priverà le classi di molti docenti resi esperti da anni di docenza.

Questo esodo inatteso renderà ancora più difficile l’adeguamento delle classi all’esigenza di ridurre i rischi del contagio.

Questo esodo è ancora più grave se lo leggiamo - abbiamo buone ragioni per farlo - come segno di resa e disimpegno della categoria dalla lotta per una scuola in tempo di democrazia.

Un altro segno, se ce ne fosse bisogno, di tale disimpegno della categoria sta nel suo disinteresse nei confronti del sistema delle scuole paritarie, indubbiamente evidente nell’assenza di reazioni all’ennesimo intervento a loro favore. La Commissione Bilancio della Camera ha approvato, infatti, un emendamento della Lega al decreto “Rilancio” che “raddoppia la violazione della Costituzione”, portando a 300 milioni il contributo statale alle scuole private paritarie. L’emendamento, certamente non nuovo nella storia delle private, assume un particolare significato per le difficoltà a reperire “soldi” per garantire il funzionamento del sistema scolastico in tempo di pandemia. Può bastare osservare che tale stanziamento risulta superiore, se rapportato al numero degli alunni, a quanto destinato alla scuola statale (340 euro pro-capite contro 300 euro).

Lo denuncia Il Comitato Bolognese Scuola e Costituzione auspicando che: in sede di esame al Senato questa impostazione possa essere corretta e si appella in questo senso a tutte le forze genuinamente costituzionali e repubblicane.

Non è certo che tale auspicio si realizzi, ma resta la gravità della scelta che ha coinvolto tutte le forze politiche eccetto i 5 Stelle.

Stefano Fassina, deputato di LeU e segretario della Commissione Bilancio della Camera, in un suo intervento ha dichiarato che si deve: Ascoltare il grido di dolore delle paritarie (DIRE Roma, 16 giugno). La nostra attenzione deve essere concentrata su tutte le scuole costitutive del sistema nazionale d'istruzione: scuole statali, scuole comunali, scuole paritarie.

Non si tratta di una opinabile richiesta da rispettare, pur se non condivisa, ma di un’affermazione che contraddice ben due articoli della Costituzione – articoli 33 e 34 - per di più espressa da un parlamentare autorevole investito di una funzione istituzionale.

Ancor più riprovevole è l’assimilazione delle scuole private al Sistema sanitario nazionale, che Fassino propone: La nostra attenzione deve essere concentrata su tutte le scuole costitutive del sistema nazionale d'istruzione: scuole statali, scuole comunali, scuole paritarie. Dobbiamo recuperare, come per il Servizio Sanitario, un lungo periodo di disinteresse, di disimpegno culturale e finanziario.

Non è certo necessario sottolineare l’evidente assoluta incongruenza dell’assimilazione proposta dall’onorevole Fassino, ma corre l‘obbligo di denunciare un modo di affrontare i problemi politici all’insegna della falsità.

E’falso, infatti, che si possa assimilare il Sistema Sanitario al Sistema scolastico e, con ciò, creare analogie o, peggio, omologazioni.

Quanto tale falsità peserà sulle scelte elettorali dei cittadini democratici è difficile dirlo, certo favorisce il permanere di un potere contrattuale della destra clericale che le trasformazioni, da tempo in atto nel mondo cattolico, hanno notevolmente ridimensionato.

 

2 commenti

michele:

La volontà di Fassino e di tutto il suo partito cattolico credo sia quella di distruggere non solo la scuola e la sanità ma tutto quella parte della Costituzione che indica i doveri e i diritti del cittadino di una Repubblica libera e indipendente. E quindi gli articoli 3 32 33 34 prima di tutto.

michele:

STIAMO PARLANDO SOLTANTO DEL DEPUTATO FASSINA NON FASSINO VERO? SE E' COSI, CREDO DI AVER SBAGLIATO A VOTARE