editoriale

QUANTO SARÀ CALDO L’AUTUNNO?

Di Marcello Vigli | 17.06.2020


Per la vita politica in Italia si apre un’estate molto calda e si prevede un autunno rovente. È stata aperta con gli Stati Generali fortemente voluti dal Presidente del Consiglio e boicottati, invece, dai partiti di opposizione, che ad essi erano stati invitati. Conte non si è rassegnato a questo rifiuto e, in un incontro con i sindacati, ha confermato il suo programma: Il Paese lo rilanciamo se lavoriamo tutti insieme, noi, voi, tutte le forze produttive e sociali, le migliori del Paese, anche le opposizioni. E vi assicuro che dopo che termineremo questa settimana insisterò testardamente per avere un confronto con i rappresentanti delle opposizioni. Oggetto di tale incontro, protratto per tre giorni, è stata la presentazione e discussione del piano di Vittorio Colao finalizzato all'elaborazione del piano di governo.

A turbare i lavori dell’incontro hanno contribuito le dinamiche interne al Movimento 5Stelle: il ritorno in campo di Alessandro Di Battista e la diffusione della notizia di un suo finanziamento da parte del Venezuela.  Decisa, ovviamente, da parte degli interessati è stata la smentita di tale notizia, pur se avvalorata dal filo rosso che unisce Movimento e Venezuela, fatto di convegni e missioni, mentre motivo di forti tensioni interne diventa la dura critica di Beppe Grillo alla proposta avanzata da Di Battista di indire un congresso. L’anatema di Grillo rischia di spaccare in due il M5S, nonostante la mediazione proposta da Di Maio.

Altro motivo di preoccupazioni deriva dall’appuntamento elettorale previsto per il 20 e il 21 settembre (o comunque per l’autunno) quando dovrebbero svolgersi le elezioni regionali in Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle D’Aosta (che si è aggiunta alla lista dopo le dimissioni dell’ex presidente Fosson). Per di più, sempre nella stessa data dovrebbero tenersi anche le votazioni relative al primo turno delle amministrative e al referendum sul taglio dei parlamentari. Questo abbinamento del referendum alle elezioni ha suscitato diffuse opposizioni, contro di esso sono state avanzate proposte alternative, ma nessuna di esse è stata accolta.

Più immediato è, invece, un altro appuntamento che coinvolge migliaia di famiglie: domani, infatti, avranno inizio nelle scuole superiori gli esami di maturità, i più anomali della loro storia. L'esame di Maturità 2020 si farà, infatti, affidando tutto ad un'unica prova orale. Niente prove scritte, la durata del maxi-colloquio, che verterà su più materie, sarà di circa un'ora, si soffermerà sul programma del primo quadrimestre e potrà comprendere anche esercitazioni pratiche, esercizi o traduzioni nei licei.  Gli studenti candidati dovranno svolgere l'esame in presenza, rispettando tutte le indicazioni per la sicurezza. Queste sono state stabilite dal Comitato tecnico-scientifico, che affianca il governo nella lotta al Coronavirus: i colloqui avverranno con la mascherina, gli ingressi saranno scaglionati e la distanza tra insegnanti e studenti sarà di almeno due metri.

L’altro appuntamento significativo è previsto per il 14 settembre con la ripresa delle lezioni. Per questa data tutte le strutture scolastiche dovranno essere messe a norma secondo le regole imposte dal coronavirus, per essere poi revisionate dopo l’utilizzazione come seggi elettorali, prevista per la settimana successiva.

C’è da essere scettici e preoccupati!

Sembrano, invece, risolti i motivi di tensione recentemente emersi fra Stato e Chiesa e all’interno della stessa comunità ecclesiale.

Da tempo fra Conferenza episcopale italiana (Cei) e governo non si erano avuti momenti così conflittuali come quando era stata esclusa la possibilità di una ripresa della celebrazione di messe con la presenza di fedeli, nel provvedimento varato per il contenimento dell’epidemia. Un duro comunicato della conferenza episcopale italiana (Cei) aveva ricusato il provvedimento, affermando che esso esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo. Papa Bergoglio in un suo commento aveva esortato alla prudenza e obbedienza alle disposizioni; grazie al suo intervento la trattativa tra i vescovi e il comitato tecnico scientifico, incaricato di stabilire i protocolli per ammettere nuovamente la presenza dei fedeli alle messe e la riapertura degli oratori, si è conclusa con un accordo che il cardinale Bassetti, Presidente della Cei, ha dichiarato soddisfacente.

Non è solo questo il fatto che evidenzia le tensioni e le incompatibilità all’interno delle strutture della chiesa italiana. Recentemente, infatti, Enzo Bianchi è stato costretto a lasciare la Comunità di Bose, da lui stesso creata, all’indomani della conclusione del Concilio Vaticano II, e di cui era stato Priore fino al gennaio 2017, quando si era dimesso spontaneamente. A metà maggio un comunicato della Comunità informa che il Decreto della Santa Sede del 13 maggio 2020, firmato dal segretario di Stato d’intesa con il papa, dispone che il suo fondatore, fr. Enzo Bianchi, insieme a fr. Goffredo Boselli, a fr. Lono Breda e a sr. Antonella Casiraghi lascino la sede della Comunità. Bianchi ha tentato di opporsi al provvedimento dichiarando false le accuse che lo riguardano, ma poi si è adeguato, seppure in spirito di sofferta obbedienza ed ha lasciato il monastero con gli altri incriminati.

Nell’un caso e nell’altro è chiaramente evidente che queste tensioni all’interno della comunità ecclesiale si aggiungono a quelle sociali, economiche e politiche che costituiscono il tessuto della società italiana.

 

 

 

 

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