editoriale

SENZA ONERI PER LA CHIESA?

Di Attilio Tempestini | 27.05.2020


L'appena varato decreto-legge "Rilancio" stanzia, come sostegno economico rispetto alle recenti vicende sanitarie, 70 milioni in favore delle scuole paritarie. Non è poi improbabile che l'importo aumenti: stando a "La stampa" del 19 maggio il capogruppo del PD alla Camera assicura, allorché il decreto-legge giungerà in parlamento, un ulteriore impegno per garantire "la libertà di scelta educativa". Così dicendo egli ricorre ad un classico argomento, in favore delle scuole cattoliche (sono buona parte di quelle private). Mentre il classico argomento laico in materia è che va garantita una educazione, libera poiché a contatto con una pluralità di idee.

Per le altre forze politiche, di governo, non ho notizia di qualche riserva su tale stanziamento. Men che mai, naturalmente, è il caso di cercarla in quelle di opposizione: caratterizzate come sappiamo.              La norma della Costituzione, che quanto a scuole non statali fa divieto di "oneri per lo Stato", insomma appare tranquillamente ignorata.

Anche prima peraltro, non è che godesse di molto rispetto. Un segnale di quando le sue sorti sono andate incontro ad un netto peggioramento, possiamo coglierlo confrontando fra loro due sentenze della Corte Costituzionale. Una è del 1982 e riguarda una legge siciliana, che escludeva da misure di trasporto scolastico gratuito gli alunni di scuole -dell'obbligo, o medie superiori- diverse da quelle statali, nonché da quelle autorizzate a rilasciare titoli di studio con valore legale. La Corte (precisando che si trattava di assistenza scolastica, non di istruzione tout court) riteneva legittima tale esclusione: con l'argomento che dalla garanzia costituzionale, della libertà di scelta fra i vari tipi di scuola, "non può certo dedursi l'obbligo per la Repubblica di assumersi gli oneri eventualmente necessari per esercitarla".

Passa più di un decennio ed arriviamo al dicembre del 1994. La Corte prende in esame una legge statale, che dalla gratuità dei libri di testo per la scuola dell'obbligo esclude gli alunni di scuole diverse da quelle pubbliche, nonché da quelle autorizzate a rilasciare titoli di studio con valore legale. Una esclusione del genere, però, adesso la Corte la ritiene illegittima: poiché l'obbligo in questione si ha il diritto di assolverlo anche in tali scuole diverse e poiché, trattandosi di assistenza scolastica direttamente destinata a chi frequenta le scuole, non ha rilievo il divieto di "oneri per lo Stato".

È da sottolineare il momento, di questa seconda sentenza: la fine del 1994. Infatti dopo che le elezioni politiche del precedente marzo hanno visto una coalizione, comprendente il neonato partito di Berlusconi, prevalere su una coalizione di sinistra ed una formata da forze politiche provenienti dalla DC, si è delineata fra queste ultime due coalizioni una convergenza: su un programma una delle cui voci porterà alla legge del 2000, che stabilisce un "sistema nazionale di istruzione". Tale sistema, il quale per favorire il diritto all'istruzione prevede borse di studio, comprende sia le scuole statali. Sia quelle paritarie: che la legge stessa identifica come le scuole, private o degli enti locali, cui sia stata riconosciuta la parità.

Rispetto dunque, alla norma costituzionale in discorso, è questa legge che rappresenta (se andiamo oltre episodi come il recente decreto-legge) lo status quaestionis. Evidentemente, il sistema nazionale di istruzione pone sullo stesso piano scuole di tipo diverso e fra le quali, la Costituzione aveva stabilito un dislivello; in particolare, risultano del medesimo importo le relative borse di studio. Si giungesse al punto, in cui queste borse coprissero per le scuole cattoliche l'onere cui la Chiesa va incontro rispetto ad ogni persona che le frequenta, passeremmo da "senza oneri per lo Stato", a "senza oneri per la Chiesa"!

2 commenti

michele:

"la libertà di scelta educativa". QUESTA FRASE CONTIENE UN PRINCIPIO EVERSIVO CHE MIRA AD ELIMINARE LA SCUOLA STATALE CHE E' DI TUTTI I CITTADINI ITALIANI. QUESTO CONCETTO PUO' INDURRE AD OGNI GRUPPO RELIGIOSO DI FARSI UNA SCUOLA PROPRIA' I CATTOLICI SI FANNO UNA SCUOLA CATTOLICA GLI EBREI SI FANNO UNA SCUOLA EBRAICA I MUSULMANI SI FANNO UNA SCUOLA CORANICA, MAGARI UNA SALAFITA E UNA SUNNITA GLI EVANGELISTI SI FANNO UNA SCUOLA EVANGELISTA, E COSI CONTINUANDO, TESTIMONI GEOVA, MORMONI ECC. ECC.

claudia toscano:

che fare? Facciamoci sentire. come? io ho condiviso sul mio profilo Facebook un articolo serio che ci spiega lo stato delle cose, le richieste ricattatorie delle scuole paritarie (pari a chi?), l'appello di 20 parlamentari capeggiati dai soliti Lupi e Binetti in favore, la resistenza del governo,che ha il pregio-difetto di ascoltare gli umori che girano prima di decidere e che quindi avrebbe bisogno di un appoggio dell'opinione pubblica per dire di no e porre la fiducia per bocciare in blocco gli emendamenti proposti. Usiamo l'arma di internet e facciamo rete, qualcosa uscirà. il movimento di rivendicazione è capeggiato da suor Anna Monia Alfieri,abile e aggressiva, dal suo sito si ricavano approfondimenti utili a contrastarla. Se ognuno fa qualcosa, diffonde, condivide, contesta, si fa presto a diventare tanti.