editoriale

UNA MESSA DI TROPPO

Di Marcello Vigli | 12.05.2020


Quasi se ne sentisse il bisogno, una tempesta in un bicchiere d’acqua si è aggiunta alla triste storia del Coronavirus.

È stato firmato questa mattina, a Palazzo Chigi, il Protocollo che permetterà la ripresa delle celebrazioni con il popolo. Il Protocollo - firmato dal Presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal Ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese - entrerà in vigore da lunedì 18 maggio 2020. Il Protocollo indica anche alcune misure concernenti l'accesso ai luoghi di culto in occasione di celebrazioni liturgiche; l'igienizzazione dei luoghi e degli oggetti; le attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche e nei sacramenti.

Questo comunicato, apparentemente “normale”, giunge a conclusione di momenti di tensione fra la Cei e il governo generati dalla reazione del mondo cattolico italiano alla notizia che, nel provvedimento varato per il contenimento dell’epidemia, non era stata prevista la celebrazione di messe con la presenza di fedeli.

In questa tensione era stato coinvolto lo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per aver dichiarato trattarsi di una riapertura solo parziale e non di un completo “ritorno” alla normalità. Per quanto riguarda le cerimonie religiose, saranno consentiti i funerali, cui potranno partecipare i parenti di primo e secondo grado per un massimo 15 persone. Inoltre, già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza.

Si era levato un coro di voci discordi, fra cui quella della Conferenza episcopale italiana (Cei) che, attraverso un comunicato stampa, aveva commentato il provvedimento affermando che esso esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo. Alcuni, come a Oderzo, avevano disobbedito. Prima la messa su Youtube, poi la comunione in chiesa: in 500 in coda (ordinata) a distanza di due metri uno dall'altro avevano fatto la fila per ricevere l'ostia.

Protestanti, Comunità ebraiche e buddiste si erano, invece, dichiarate disponibili a rispettare tutte le norme di sicurezza imposte dal governo, tra quelle islamiche si erano, invece, levate voci di rimprovero perché il divieto è insensibile nei confronti di tutti i credenti, di qualsiasi fede. Anche Noi siamo Chiesa si è dissociata e le Comunità di base, in un comunicato stampa, hanno ravvisato nelle parole della Cei un tono oltranzista e ultimativo nei confronti delle decisioni del Governo.

Papa Bergoglio in un suo commento aveva esortato alla prudenza e obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni. Poco dopo, aveva ricevuto il cardinale Bassetti in un incontro preannunciato tra gli impegni di giornata del Pontefice, ed esplicito era stato il suo mandato a chiudere la trattativa tra i vescovi e il comitato tecnico scientifico incaricato di stabilire i protocolli per permettere nuovamente la presenza dei fedeli alle messe, la riapertura degli oratori e così via.

Su questa linea a nome della Cei il cardinale Bassetti, che ne è il Presidente, a una settimana dallo “scontro” con il governo, in un comunicato, che sconfessa quello precedente, si dichiara soddisfatto per l’accordo raggiunto.  Ho parlato con il Santo padre per circa un ’ora “, ha spiegato ad Huffpost” ed è stato molto confidenziale, gli ho esposto alcuni nostri problemi, è stato un incontro tra due vecchi vescovi.

Alberto Melloni ha così commentato: L'accordo sulle liturgie che era facile trovare è stato trovato. Lo stesso per sinagoghe, moschee e templi. Era proprio necessario quel comunicato della CEI? Bastava aspettare pochi giorni! Chi e perché ha spinto per quello strappo (dannoso, ripeto, in primo luogo per i religiosi e le religiose che si stanno prodigando in tutta Italia)?

Questo interrogativo mostra, ancora una volta e in tutta la loro evidente incompatibilità, due modi d’intendere il rapporto con la realtà all’interno del mondo cattolico nell’era del coronavirus; chiara è la contestazione alla scelta di papa Bergoglio di aver legittimato, con la sua veglia in una piazza deserta, di cui scritto in questa pagina, l’accettazione della nuova realtà.

In essa non c’è spazio per una Chiesa al di sopra delle regole garantite da un regime concordatario, perché neppure Dio può sottrarsi alle regole. Non ha senso farneticare di un Dio che, per imporre una punizione al cristiano peccatore, punisce l’umanità incolpevole.

Sarebbe troppo per qualsiasi dio!                                                                                          C’è, invece, da chiedersi se in questa prospettiva anche il discorso sulla onnipotenza del Dio dei cristiani non abbia bisogno di una qualche revisione.

 

 

 

 

 

2 commenti

michele:

COME AL SOLITO LA CEI, NON SI RICORDA DI RAPPRESENTARE UNA PARTE DEI CITTADINI ITALIANI E NON SI RICORDA CHE I CATTOLICI SONO SPARSI ANCHE IN ALTRI STATI DOVE LA CHIESA NON OSA INTERFERIRE

filippo agostini:

A me sembra che l'atteggiamento della Cei sia simile a quello di Salvini. Se la chiesa che la Cei rappresenta, non proprio quella del Papa, perde il raccordo con le masse, i consensi si affievoliscono (vedi Salvini senza comizi) e fatalmente sarà difficile gestire pensieri, voti, enti e via dicendo. La sfera spirituale mi sembra completamente assente. Non serve una Messa per essere vicini a Dio, serve la fede.