editoriale

IL REDDITO UNIVERSALE E L'8 PER MILLE PARTICOLARE

Di Attilio Tempestini | 29.04.2020


Nelle settimane scorse, papa Bergoglio in una lettera "ai fratelli e alle sorelle dei movimenti e delle organizzazioni popolari" si è riferito ai "lavoratori precari, indipendenti, del settore informale o dell’economia popolare", privi di "uno stipendio stabile per resistere" alla vicenda del Coronavirus. Rispetto a loro, egli ha scritto: "Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti".

In effetti sono molte le persone (compreso, il sottoscritto) che si riconoscono in tale slogan; cui ovviamente si può aderire, anche non basandosi sul cristianesimo. Così come si può pensarla in modo diverso, sia non basandosi sul cristianesimo; sia basandovisi ed al riguardo gli esempi davvero non mancano, magari provenendo da chi preferisce praticare la virtù teologale della carità.

Ma il papa indubbiamente non si pone sul piano della carità, quando in tale lettera mostra di appoggiare coloro che non si rassegnano ad "aspettare di raccogliere qualche briciola caduta dalla tavola di chi detiene il potere economico". Anche qui, trovarsi o meno d'accordo non è questione di religione. Basta non apprezzare la frammentazione del lavoro dipendente, perseguita da decenni nel quadro di un liberismo che tende a diventare "pensiero unico". D'altra parte, se pensiamo a situazioni ancora più disperate di quelle considerate dal papa, è innegabile che fino ad alcuni decenni fa non accadeva di vedere persone vivere e dormire, sui marciapiedi: mentre oggi risulta, purtroppo, una esperienza quotidiana. Chi dunque almeno in qualche misura è a favore di uno Stato sociale deve constatare, una grave involuzione; rispetto alla quale si può ben pensare occorrano nuovi strumenti, come un reddito universale.

In quale quadro, però, inserire strumenti del genere? Nella lettera il papa si limita a dire: "Spero che i governi comprendano che i paradigmi tecnocratici (che mettano al centro lo Stato o il mercato) non sono sufficienti per affrontare questa crisi.... Ora più che mai, sono le persone, le comunità e i popoli che devono essere al centro". Ma cosa vuol dire, privilegiare rispetto alla tecnocrazia e ad una (sommaria) alternativa fra Stato e mercato, "le persone, le comunità e i popoli"? Si tratta in effetti di entità, indistinte. A meno di intendere, come comunità, quelle religiose; di intendere i popoli -ma resterebbero pur sempre indistinti- contrapponendoli, alle istituzioni.

Qualche settimana dopo, tale lettera, il papa ha detto a proposito di Coronavirus: "Preghiamo il Rosario, Maria ci farà superare questa prova": e qui il discorso diventa meno vago, ma indubbiamente divide credenti e non credenti. I primi basano sulla loro fede, un appello perché cessi un'epidemia. I secondi nutrono buoni motivi di perplessità rispetto ad una tradizione secondo cui allorché i flagelli -come abitualmente, accade- hanno fine, bisogna ringraziare di ciò le divinità; le quali tuttavia, benché onnipotenti, nulla hanno fatto per prevenirli (e considerare il flagello come una punizione è un modo classico, con cui le religioni cercano di quadrare il cerchio).

Credenti e non credenti, tuttavia, potrebbero convergere su un'osservazione concernente in particolare lo Stato italiano. Rispetto al bilancio del quale la Chiesa cattolica non rappresenta, un ente estraneo: ma beneficia, di varie forme di finanziamento. Cosicché se si considera l'onere economico che per le casse pubbliche deriverebbe da una retribuzione universale, il papa ben potrebbe proporre -anche evitando, così, la facile critica cui si espongono le generosità non a proprio carico- di alleggerire, tali forme.

Consideriamo ancora più in particolare, quel finanziamento di tipo complessivo che passa attraverso il meccanismo dell'otto per mille sull'imposta, per le persone fisiche. Si sa che con tale meccanismo (anche nel quale, si espresse l'obiettivo del governo Craxi di annoverare tra i suoi risultati la modifica tout court del Concordato, piuttosto che una sua modifica di indiscutibile taglio laico), se alla quota di otto per mille della propria imposta una persona non indica una destinazione, la quota stessa viene assegnata -allo Stato, alla Chiesa cattolica ecc.- in proporzione alle destinazioni che dal complesso, dei contribuenti, sono indicate.

Ora, non parliamo di fare come ben più laicamente in Germania: dove chi vuole finanziare una Chiesa non è che le destini una quota, dell'imposta che comunque va pagata; bensì paga, un'imposta ulteriore. Parliamo soltanto di affermare, come principio di diritto tributario, che dell'imposta da versare allo Stato una quota può avere una destinazione finale diversa, dallo Stato medesimo, purché esplicitamente indicata.

2 commenti

Amilcare Petrini:

Certo, sono della stessa opinione dell'autore su tutto. Puntualizzo che se il Papa parlasse solo ai cattolici sarebbe meglio perchè l'Italia non gli appartiene e come fa a dedicarla a Maria? Anzi è l'Italia prima fra tutte le nazioni cattoliche che dedica al Vaticano gran parte delle sue risorse. Dall'pttp per mille, attraverso contributi alle scuole private, a quelli agli oratori, per arrivare alle non poche monete che i turisti gettano sulla fontana di Trevi. Anche i poveri oggetti sequestrati ai venditori ambulanti abusivi vanno alle parrocchie, l'elettricità del Vaticano è pagat DALLO sTATO ITALIANO, GLI AUTOBUS ROMANI CON LO STEMMA DEL vATICANO CHE FANNO IL GIRO TURISTICO "CATTOLICO" IL CUI AFFITTO NON VIENE MAI PAGATO, E così via all'infito.Non dico che sia male, ma deve essere chiaro che ciò che il Vaticano fa è fatto con i soldi degli Italiani. Ma questo non viene mai messo in risalto, non una volta che l'Italia venga pubblicamente ringraziata per tale motivo. Aggiungo che l'Autore dovrebbe chiedere a Italialaica di non sbagliare la punteggiatura nello trascrivere l'articolo. Non è il caso di sciupare il testo per disattenzione..

La segreteria di Italialaica.it:

Egregio Signor Amilcare Pretini, Italialaica pubblica i propri Autori senza permettersi di alterarne minimante i testi. Anche in caso di evidenti errori di battuta chiede spiegazioni e poi pubblica. Escludendo la punteggiatura nelle varie citazioni papali fatte, per la quale la responsabilità va ovviamente a Sua Santità, accogliamo il suggerimento dell'Autore e le chiediamo di specificare gli errori di punteggiatura contestati per sottoporli all'Accademia della Crusca il cui verdetto sarà, ovviamente, rispettato.