editoriale

LAICITÀ IN CALO, NEL MEDIO ORIENTE E NELL'ESTREMO ORIENTE

Di Attilio Tempestini | 26.02.2020


 

Sarebbe una bella cosa se ai motivi di insoddisfazione, rinvenibili per il nostro paese in un'ottica laica, facessero da contrappeso situazioni migliori per altri paesi. Ma ciò non può dirsi, rispetto a due casi che in tempi recenti hanno riguardato l'uno il Medio Oriente e l'altro l'Estremo Oriente.

In Medio Oriente, ecco da Israele nel luglio 2018 approvata una legge Fondamentale che qualifica tale Stato, come ebraico. Conviene precisare che Israele mai si è dato una Costituzione (intesa come un complessivo testo scritto, contenente le fondamentali norme dell'ordinamento giuridico); seguendo piuttosto la via di varare, nel corso del tempo e materia per materia, alcune leggi che definisce Fondamentali. La legge in discorso è appunto quella concernente la religione ed il suo rilievo risulta accentuato dalla circostanza che, nel successivo dicembre, il parlamento israeliano ha respinto la proposta -del partito Meretz- di una legge Fondamentale, statuente che ”Israele garantisce uguali diritti a tutti i suoi cittadini senza alcuna distinzione di religione, razza o genere”.

Naturalmente, a favore della legge su Israele Stato ebraico si può ben argomentare che una singola religione la fa ben più da padrona, in molti Stati del Medio Oriente. Resta il fatto che nel mondo, alla lista degli Stati dichiaratamente confessionali questa legge ha aggiunto uno Stato, ulteriore.

Anche però sul versante palestinese, una radicalizzazione religiosa vi è stata e già da alcuni lustri  Poiché su una porzione del territorio assegnato, dagli accordi di Oslo, all'Autorità Nazionale Palestinese (ed in tale Autorità la componente maggiore è al-Fatah, cui Arafat ha dato un'impronta laica), il potere è stato preso da Hamas; che invece ha una chiara caratterizzazione religiosa, a cominciare dalla denominazione (acronimo di: Movimento di Resistenza Islamica).

Passiamo adesso, all'Estremo Oriente e precisamente all'India. Nell'attuale Costituzione indiana non vi è religione di Stato, l'India viene definita un paese laico, non sono consentiti tributi a scopo religioso. In effetti alle spalle, di tale Costituzione, vi è quel Partito del Congresso che già nel periodo coloniale conduceva la lotta per l'indipendenza, senza riferimenti di tipo religioso: e che contrastò quindi pur se invano la nascita in seguito a tale lotta, di due Stati cioè l'India ed il Pakistan in corrispondenza, rispettivamente, delle zone a prevalente religione indù e delle zone a prevalente religione musulmana.

L'attuale governo indiano deriva, però, da elezioni che nel 2019 hanno visto -come le elezioni immediatamente precedenti- prevalere nei confronti di una coalizione basata sul Partito del Congresso, una coalizione basata su quel Bharatiya Janata Party (Partito del Popolo Indiano) che fa un forte riferimento, alla religione indù. Ebbene questo governo ha nel dicembre dello stesso 2019 ottenuto l'approvazione del parlamento per una legge con cui le persone irregolarmente immigrate in India, che provengano da Pakistan, Bangladesh ed Afghanistan, beneficiano di una sorta di sanatoria purché persone di religione non musulmana.

È evidente (nel contesto in questione), l'aspetto filo-indù di una legge del genere. Fermo restando il fatto che la laicità risulta ferita, sia allorché una religione viene privilegiata, sia allorché viene discriminata. Non è che rappresentino d'altronde una specificità dell'Asia, queste due modalità di trovarsi in contrapposizione ad atteggiamenti laici...

Un commento

piero:

e del calo in italia,,? con anche i quiz e i giochi insulsi del rai1 r4 e 5 che contengono sempre piu domande di religione..?9b742a