editoriale

CLERICALISMO SALVINIANO

Di Marcello Vigli | 13.11.2019


L’intervento del cardinale Camillo Ruini – spontaneo?, sollecitato?, concordato? – in una intervista a tutto campo, che ha toccato temi politici, ecclesiali e spirituali, rappresenta, in verità, una dichiarazione politica da dirigente di partito. Risponde, infatti, anche alle molte domande riguardanti l’attualità nei suoi molteplici aspetti socio politici.

In particolare il Cardinale ha tenuto subito a confermare la scarsa rilevanza della voce dei cattolici nella politica per l’aumento del processo di scristianizzazione che si sta imponendo nel nostro Paese. A suo avviso, infatti, non è questo il tempo per dar vita a un partito di cattolici, contrariamente al nuovo tentativo in questa direzione di Stefano Zamagni, che viene bocciato senza appello perché ne mancano i presupposti. Non solo all’interno del mondo cattolico c’è pluralismo molto accentuato, ma si è anche affermato nella Chiesa il giusto rifiuto a coinvolgersi nella vita politica. Per di più i cattolici sono, fra l’altro, profondamente divisi nelle scelte politiche, in una loro diaspora all’interno di quelle forze politiche più attente alle loro istanze.

Fra queste Ruini preferisce Matteo Salvini.

Con lui è necessario avviare un rapporto assumendo una posizione di netto contrasto con l’orientamento prevalente nella Chiesa bergogliana, nonostante l’esibizione del rosario durante alcuni comizi elettorali. Criticata da molti credenti, può sempre essere intesa come una riaffermazione del ruolo della fede nella vita pubblica: non sarei sicuro che sia soltanto una strumentalizzazione politica, …. può essere anche una reazione al “politicamente corretto” e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico, sostiene il cardinale.

Ruolo che Ruini intende riaffermare in una prospettiva clericale in contrato con la laicità dello Stato nella certezza che: il cattolicesimo democratico, il cattolicesimo politico di sinistra, in Italia ha sempre meno rilevanza. Per questo, il cardinale preferisce Salvini che, con i suoi fedeli, s’inserisce in quell’internazionale clerico-reazionaria che cerca di realizzare un disegno neotradizionalista.

Significative e diffuse sono state nella Chiesa le reazioni a questa sortita dell’ex Presidente della Cei sia all’interno della gerarchia, sia fra i cattolici impegnati in politica.

Monsignor Nunzio Galantino, già segretario della Cei e attualmente "ministro" delle finanze vaticane, dichiara di opporsi alle dichiarazioni di Ruini perché restano all’interno della logica dei vecchi collateralismi, legata alla presenza dei cattolici-clericali disseminati oggi, nei vari gruppi parlamentari. Più esplicito il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei, fautore di una linea esplicitamente ostile a Salvini e al salvinismo. Perentorio è Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, che afferma senza mezzi termini: Salvini? Non è in linea con il Vangelo

Fra i laici significativo il riferimento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, in un’intervista al Corriere della sera, indirettamente “decreta” proprio il requiem nei confronti del cattolicesimo di Matteo Salvini, fato di rosari esibiti.

Più diretta la critica di Sergio Tanzarella, deputato della Repubblica nella XII legislatura del gruppo progressista, che si rivolge direttamente a Ruini accusandolo di avere responsabilità nella scarsa rilevanza della presenza del “cattolicesimo democratico”, in concreto il cattolicesimo politico di sinistra, prodotto da quell’unità politica dei cattolici, che aveva emarginato e perseguitato proprio i cattolici di sinistra.

Raniero La Valle, esponente del cattolicesimo conciliare, vede, infine, in Salvini  un autorevole esponente di un secolarismo ecclesiastico favorevole alla  destra pronto a coniugare con disinvoltura ateismo e fede religiosa … magari espressa con l’esibizione della corona del rosario.

 

Roma, 13 novembre 2019

 

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