editoriale

GIOVANI IN PIAZZA

Di Marcello Vigli | 09.10.2019


Non è certo la prima volta che le piazze di diverse città italiane sono invase da masse di giovani, ma l’evento di venerdì 28 settembre, che ha visto un milione di italiani unirsi ad oltre sette milioni di manifestanti nel mondo in difesa del clima, ha una sua particolarità.

Nella stragrande maggioranza erano giovani autoconvocati e autogestiti, festosi e originali nei loro cartelli per la vivacità degli slogan in essi proclamati per chiedere la fine del surriscaldamento del pianeta. Si è scritto: è nato un nuovo sessantotto e niente sarà come prima. Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha dichiarato: li inviterò in consiglio comunale, non voglio mettere il cappello, ma al tema ci credo, ora servono i fatti non le parole. In verità le forze politiche hanno invece pensato di farlo rilanciando nell’immeditato la proposta di abbassare l’età necessaria alla partecipazione alle elezioni politiche rilanciata de Enrico Letta e da Luigi Di Maio, che però gli interessati hanno già dichiarato di non accettare.

L’esplicito giudizio dei giovani nei confronti del mondo degli adulti lo aveva già espresso nel suo intervento all’Assemblea dell’ONU la leader, che in questo momento li rappresenta, Greta Thunber. Dopo aver accusato i leader mondiali voi non siete capaci di parlare d’altro che di soldi e di favoleggiare un’eterna crescita economica, rifiuta ogni rapporto con loro incolpandoli: Mi avete rubato i sogni e l'infanzia.

In verità i giovani sono stati incoraggiati a partecipare dallo stesso Ministro della P.I., ma non si può negare spontaneità e consapevolezza nella manifestazione. Non si era mai visto fino ad ora che un Ministro dichiarasse giustificati gli studenti scesi in piazza, ma l’evidenza della degenerazione climatica è ormai innegabile. La sua scelta è stata contestata non solo dagli insegnanti tradizionalisti, per i quali la scuola deve restare estranea agli eventi esterni, ma soprattutto da quanti difendono il loro status da ogni tentativo metterlo in discussione in nome della difesa dell’ambiente, consapevoli che, ormai, in suo nome si possono mobilitare le masse.

A conferma di tale possibilità per il 29 novembre è già stato indetto quello che sarà il quarto sciopero generale dei giovani alla vigilia della conferenza sui cambiamenti climatici, che si svolgerà a Santiago del Cile avendo il Brasile di Bolsonaro rinunciato ad ospitarla. Intanto trecento giovani italiani si sono ritrovati a Napoli per dare continuità a questo “sessantotto” dell’ambiente, che ha avuto tanto successo, in un contesto in cui la politica stenta a dare soluzione alle diverse crisi più o meno gravi che angustiano il pianeta.

Fra queste si può annoverare quella che sta attraversando la chiesa cattolica la quale, nel Sinodo in corso a Roma in questi giorni sul tema Amazzonia. Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia integrale, da un lato deve cercare un suo spazio nella più generale ricerca per uscire dalla crisi climatica, dall’altro è attraversata dal conflitto insorto per la proposta di rilanciare un’alternativa alla regola del sacerdozio celibatario.

La crisi di vocazioni, che crea ovunque, in particolare nell’America Latina, carenza di preti per il servizio alle comunità, ha indotto infatti a porre l’interrogativo sulla liceità di una loro sostituzione con “viri probati“, cioè sulla possibilità di un’ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene abbiano già una famiglia costituita e stabile. Contro questa possibilità si è schierata l’ala più conservatrice della Chiesa in sintonia con il cardinale Gerhard Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si sono così creati due schieramenti contrapposti che potrebbero provocare gravi conseguenze di carattere scismatico.

In Italia invece, dove per la proposta del Ministro della P.I. di eliminare il crocefisso dalle aule scolastiche si sono ugualmente creati due schieramenti, la contrapposizione si è verificata nella società senza distinzione fra laici e cattolici.

 

 

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