editoriale

CLERICALISMO DI VERTICE E CLERICALISMO DI BASE

Di Attilio Tempestini | 26.06.2019


In materia di clericalismo, le vicende politiche italiane degli ultimi decenni offrono una chiara rappresentazione di due suoi tipi: due modi, cioè, di contraddire a favore di una determinata fede, istanze di uguaglianza in materia di religione.

Il primo modo è quello riassumibile, nel nome di Berlusconi: e punta ad acquisire l’appoggio del vertice cattolico, ha in sostanza come destinataria quella Conferenza episcopale italiana che riunisce i vescovi della penisola. Ecco allora su temi, di tradizionale interesse per la Chiesa cattolica come quello scolastico, Berlusconi ed i governi da lui presieduti assumere posizioni gradite a tale gerarchia. In effetti già nei primi giorni, della sua vicenda politica, Berlusconi si pronunciava in favore di finanziamenti pubblici alle scuole cattoliche (e Scalfaro gli dava, da presidente della Repubblica, un avallo; anche se poi mostrerà di saper in generale fronteggiare le, chiamiamole così, esuberanze del fondatore di Forza Italia).

Si tratta peraltro di un clericalismo, piuttosto fine a sé stesso: cioè non connesso con una generale linea politica. A Berlusconi evidentemente quella che interessa è la libertà economica, in particolare delle sue aziende: ed in linea di principio essa ben potrebbe sussistere, in uno Stato laico.

Il secondo modo, cui intendo riferirmi, è -lo si sarà intuito- quello di Salvini. Qui si punta ad acquisire l’appoggio della base cattolica -e si prescinde dal fatto di riscuotere o no le simpatie, della gerarchia ecclesiastica; anche se, ovviamente, i provvedimenti per compiacere a tale base potranno risultare graditi alla gerarchia-. Ecco allora esibirsi, crocifissi e rosari. Tale clericalismo -lo si potrebbe in termini un po’ enfatici qualificare, come vandeano- trova, giacché fa leva sull’identità cattolica, addentellati in una linea politica per vari aspetti fondata sulla contrapposizione “noi-loro”: una linea cioè, localista (ancora di recente ci si chiamava Lega Nord); nazionalista (la difesa, delle frontiere); razzista (se delinque una persona di pelle chiara è un episodio di criminalità individuale, se delinque una persona di pelle scura è un’imputazione per tutte le persone con la stessa pelle).

D’altronde, il discorso di Salvini era già chiaramente clericale nella polemica col Renzi il quale in tema di unioni civili rilevava di aver giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo -quanto a tali unioni il clericalismo ha subito, un’indubbia sconfitta; mentre sul suddetto finanziamento per le scuole cattoliche è andata diversamente e non a causa di Berlusconi...-. Salvini rispondeva, di giurare sulla Costituzione come sul Vangelo: in tal modo equiparando ad un documento il quale (pur con la smagliatura dell’art. 7) riguarda e tutela tutte le persone, un testo il quale caratterizza una determinata fede.

La distinzione che ho fin qui tracciato, fra Berlusconi e Salvini, va da sé che non ignora le sovrapposizioni, di genere e di specie, riscontrabili fra loro ed i rispettivi partiti laddove la religione non entri in questione. Ci si trova infatti d’accordo, quanto a democrazia tout court, sulla convinzione che nulla vi sia da festeggiare il 25 aprile; quanto a democrazia liberale, sull’idea che la magistratura debba assecondare il governo; quanto a Stato sociale, sull’opinione che i tributi ed in particolare la loro progressività rappresentino qualcosa come un castigo. Mentre quanto, a Stato laico, il genere (clericale) è lo stesso ma le specie sono diverse.

2 commenti

Beatrice:

La « smagliatura » non è solamente nell'art. 7 ma anche nell'art. 8, che dice che lo stato potrà eventualmente forse se il tempo è bello e se tutti quel giorno si sono svegliati di buon umore forse fare accordi di quelche tipo con qualche chiesa, ma non dice 1) se le altre chiese avranno la stessa persona giuridica della chiesa cattolica, 2) se le altre chiese avranno la stessa persona giuridica uguale almeno fra non cattolici; 3) qual'è l'orgnao a cui è delegata la decisione se una chiesa deve essere tratta dallo stato come una chiesa (invece di avere una decisione arbitraria del parlamento). Per vedere la differenza fra l'Italia, paese governato con decreti speciali, e la Germania, stato di diritto, basta andare a vedere la Grundgesetz tedesca (costituzione) dove un articolo dice che le chiese diverse dalle chiese storiche possono chiedere di avere la stessa persona giuridica delle chiese storiche che in Germania si chiama Körperschaft, e la decisione npon è presa arbitrariamente dal parlamento sulla base delle sue simpatie ma è delegata all'amministrazione statale contro cui si può anche fare dei ricorsi.

Attilio Tempestini:

Sono d'accordo, nel senso che l'art. 8 è una conseguenza dell'art. 7: cerca cioè, il trattamento di favore verso la Chiesa cattolica stabilito con l'art. 7, di ridimensionarlo riconoscendo qualche diritto anche alle altre Chiese. Naturalmente, è un riconoscimento che nel contempo mette in luce un rango inferiore. Sul fatto però che, generalmente parlando, l'Italia sia un paese governato con decreti speciali e la Germania invece uno Stato di diritto, ci andrei più cauto. Se poi tale contrapposizione significasse che in Germania e non in Italia tutte le idee sono sempre ugualmente rispettate, dimenticherebbe che nel nostro paese una normativa come quella degli scorsi anni '70 sul Berufsverbot, non l'abbiamo avuta.