editoriale

LAICITÀ DELLA SCUOLA?

Di Antonia Sani | 04.06.2019


Il bell’articolo di Nadia Angelucci per commemorare i 30 anni dalla sentenza n.203/89 della Corte Costituzionale è stata l’occasione per una rivisitazione della memoria da parte di chi quell’evento l’ha vissuto, preparato, seguito.

A partire dal Nuovo Concordato (L.121/85).

Lo status di facoltatività dell’IRC introdotto nelle scuole pubbliche, dopo un primo motto di giubilo da parte dei cittadini democratici per la sconfitta dell’obbligatorietà legata al Concordato fascista del ‘29, affondava ben presto in un imprevisto pantano. L’Intesa Falcucci-Poletti (Min. P. I. e presidente della CEI) del dicembre 1985 vanificava infatti l’art.9 del Nuovo Concordato mantenendo l’IRC all’interno dell’orario scolastico obbligatorio. Nacque allora il marchingegno dell’”attività alternativa”. Chi non si avvaleva dell’IRC doveva scegliere un’attività da concordare.

Le proteste si allargarono a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale sostenute da comitati e associazioni, da Chiese e religioni. La mossa decisiva fu il ricorso alla Corte Costituzionale del Pretore di Firenze che riconobbe legittima -alla luce dei principi costituzionali e di quanto affermato nel Nuovo Concordato- l’istanza di una cittadina di vedere riconosciuto il diritto del figlio a non seguire l’IRC (senza obblighi alternativi).

La sentenza n.203/89, come è stato evidenziato, fu un primo importante passo in difesa della laicità della scuola. Molti sono i passaggi della sentenza degni di nota.

Il testo integrale si trova in Internet; invitiamo tutti a leggerlo e a riflettervi con la dovuta attenzione.

Punto focale fu la proclamazione dello stato di non obbligo. Nessun obbligo deve ricadere sull’alunno/a che rispetti la libertà di coscienza.

La sentenza costrinse il MIUR a emanare disposizioni rispettose dello “stato di non obbligo”. Un ventaglio di opzioni: attività didattiche e formative, studio individuale, nessuna attività…La soluzione non fu però condivisa in toto dal mondo laico. Il ventaglio, mantenendo l’inserimento dell’IRC all’interno dell’orario scolastico obbligatorio, non rispettava di fatto la libertà di coscienza, anzi, obbligava a una scelta tra le opzioni contravvenendo allo stato di non obbligo.

Nelle scuole si anelava a un ritorno alla Corte per ottenere una sentenza più aderente alla realtà scolastica.

Fu di nuovo il Pretore di Firenze a sollevare la questione di legittimità costituzionale su ricorso di genitori non avvalenti che chiedevano la collocazione dell’IRC nella scuola primaria “in orario aggiuntivo”.

La sentenza n.13/91 emessa dalla Corte rappresenta purtroppo un consapevole passo indietro rispetto al precedente responso.

Viene riaffermato l’orario complessivo comprendente l’IRC, con un unico spiraglio: la possibilità di uscire dall’edificio scolastico durante la lezione di R. C. e rientrarvi l’ora successiva.!! Il ventaglio si arricchisce di un’ulteriore opzione: l’uscita dall’edificio scolastico.

Preferibile accollare a genitori / nonni, eroici difensori della libertà di coscienza, ritiro - custodia - riaccompagno dell’alunno/a piuttosto che riconoscere la facoltatività dell’IRC nella sua dimensione totale.

Ma non è ancora finita! A Minervino Murge un ricorso mosso da genitori e presentato alla Corte Costituzionale ottiene un epilogo ancora più inglorioso. La sentenza n. 290/92 risponde in maniera a dir poco salomonica a una richiesta di collocazione dell’IRC all’inizio o alla fine della giornata scolastica “le problematiche sollecitate attenendo all’organizzazione didattica della scuola e versando interamente in profili amministrativi non riguardano il giudice della Costituzione...” -si legge, e ancora - “Non hanno quindi rapporto con la libertà religiosa le modalità di impegno o disimpegno scolastico connesse all’organizzazione interna della scuola”.

Veniamo rapidamente all’oggi. Le battaglie per la laicità della scuola si sono assopite. Che sta succedendo negli istituti scolastici pubblici?

La sentenza del Consiglio di Stato n.2749/10 in salsa gelminiana impose l’obbligo dell’”ora alternativa” pena sanzioni, da un lato, conferimento di crediti scolastici a avvalenti e non avvalenti, dall’altro. Posti a pioggia per insegnanti precari, una vera manna, collaborazione stretta, fraterna, tra docenti di R.C. e docenti dell’“ora alternativa” sul terreno comune dei diritti umani.

Altra novità di cui ci giunge notizia è che le quattro alternative all’IRC previste dal MIUR a livello nazionale non sono rispettate in tutti gli istituti scolastici. L’autonomia avanza, e non è un caso...; gli OO.CC. sono più propensi al “fai da te” che a tutelare il mandato “nazionale”.

Sono trascorsi 30 anni dalla sentenza n. 203/89.

Fu quello il primo incontestabile passo avanti.

Non è detto che i successivi passi indietro debbano fermarci!

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Rileggendo quanto scritto in Italialaica " Laicità della scuola?" mi corre l'obbligo di una precisazione. La decisione (non sentenza) del Consiglio di Stato  riguarda la sanzione agli Istituti scolastici che non istituiscono un'attività alternativa.

Chi non la segue nel rispetto dello stato di non obbligo non ha diritto a creditinella materia (peraltro ben piccola cosa secondo il C.d.S. , quindi  non discriminante...!)

Antonia Sani

 

 

 

 

 

 

2 commenti

martina franca:

Grazie per le informazioni così precise ed esaurienti. Dove posso trovare l'articolo citato e dal quale ha preso le mosse questa interessante rivivitazione?

La redazione di italialaica.it:

Gentile Martina Franca, l'articolo dal quale è partita la prof. Antonia Sani è quello di Nadia Angelucci,sulla stessa Italialaica, come è detto all'inizio. La ringraziamo per l'interesse che ci dimostra e la salutiamo cordialmente, la redazione di Italialaica.it