editoriale

LA RAI ED IL CATTOLICESIMO

Di Attilio Tempestini | 29.05.2019


Le affermazioni, cui qualche settimana fa il presidente della RAI è venuto a proposito di giornalisti cattolici, meritano davvero attenzione. Tanto più dopo il successo, nelle recenti elezioni, di un leader che esibisce rosari e crocifissi.

«Bisogna incrementare la presenza di giornalisti e opinionisti cattolici in Rai», ha detto Marcello Foa, rilevando come «la voce cattolica non abbia abbastanza rappresentanza nell'informazione del servizio pubblico» e come “l'Italia, che è un Paese cattolico, abbia un po' perso questa identificazione con la sua storia». Sono affermazioni di evidente clericalismo: un “ismo”, che è sempre bene aver presente nella sua specificità, mentre per esempio “Repubblica” tempo fa parlava di “trovata populista” quanto alla decisione, in Baviera, di esporre il crocifisso nei pubblici uffici.

Due profili del clericalismo di Foa balzano agli occhi: ed il primo è quello, della sommarietà. Giacché si potrà sì affermare che l’Italia è un paese cattolico, per indicare quale fra le varie religioni risulti la più numerosa. Ma non per indicare che tutto il paese o anche soltanto la sua maggioranza risulti, cattolica praticante; men che mai, per considerare come ovvia conseguenza di dati numerici del genere un “servizio pubblico”, il quale a loro si conformi.

Il secondo, profilo, è quello della staticità. Le parole di Foa rappresentano un paese da sempre immobile, nella sua fisionomia cattolica: ed ignorano, ad esempio, le differenze che possono esservi tra l’Italia uscita dal fascismo e quella che nel referendum, sul divorzio, ignorava le direttive della S. Sede. Insomma Foa ripropone il noto argomento, delle “radici cristiane”. Al quale ben si potrebbe opporre -fra i tanti- l’argomento che, siccome più risaliamo nel tempo più possiamo parlare di radici, tanto varrebbe cercarle nel modo in cui la dimensione religiosa si presentava nell’antica Roma!

Ma passiamo a considerare alcune affermazioni, fatte a commento di quelle di Foa: e disponiamole in una sequenza che da un clericalismo meno acceso giunga, ad una netta laicità. Ecco allora, nel Consiglio d’amministrazione della RAI, Rossi -ne fa parte su designazione dei Fratelli d’Italia- dissentire da Foa, rispetto al fatto che tale ente debba assumere personale, su base confessionale; ma aggiungere “oggi assistiamo a un attacco -in Italia e in tutto l'Occidente- ai valori che fondano la nostra identità cristiana (dalla difesa della vita dal concepimento, alla famiglia naturale) e su questo il servizio pubblico deve tornare a giocare un ruolo decisivo». Come si vede, alla RAI viene pur sempre attribuito il dovere di contrastare l’attacco in questione.

Più o meno a metà strada, fra clericalismo e laicità, appare nello stesso Consiglio di amministrazione, Laganà -vi rappresenta i dipendenti della RAI- allorché rileva che “la voce cattolica in RAI è ampiamente coperta da vari programmi a essa dedicati». Un rilievo che ci offre lo spunto per contestualizzare meglio le parole di Foa, giacché esse riguardano una situazione nella quale è con un certo understatement che “la voce cattolica” può dirsi, “ampiamente coperta”. Meglio sarebbe dirla, “indubbiamente debordante”: rispetto alle altre religioni ed anche a chi, come l’UAAR, parla per coloro che una religione non l’hanno.

Un passo oltre, va Faraone: capogruppo del PD nella commissione parlamentare sui servizi radiotelevisivi. A suo parere, il tema sollevato da Foa “non esiste”. Faraone aggiunge, peraltro, “lo dico da cattolico”: intende precisare che cattolicesimo e laicità possono coesistere, o che una reazione al discorso di Foa meriterebbe minor attenzione se provenisse da persone non cattoliche?

Infine, col segretario dell'Usigrai -il sindacato dei giornalisti della RAI- ecco richiamato l’art. 3 della Costituzione, laddove vieta “distinzioni di sesso, razza, lingua, religione e opinioni politiche": e qui, la laicità è davvero chiara.

 

2 commenti

michele:

E EVIDENTE CHE FOA PARLI DEL CATTOLICESIMI INTEGRALISTA ANTIPAPA E ANTI REPUBBLICA ITALIANA O ANTI OCCIDENTALE IN GENERALE

ar:

A mio avviso, la questione segue delle linee molto semplici: la RAI si propone da sempre come un evidente megafono della Chiesa, piuttosto influente sul popolo. Si vuole aumentare la potenza di questo megafono, per meglio sostenerla a recuperare un consenso che oggi sembra traballare, e che per essa ha sempre significato potere.