editoriale

QUALE EUROPA

Di Marcello Vigli | 12.05.2019


Alle ore 23.00 di domenica 26 maggio inizierà nei diversi paesi della Comunità Europea lo spoglio delle schede votate dai suoi cittadini per eleggere i membri del nuovo Parlamento, il nono, nelle elezioni che si saranno svolte tra il 23 e il 26 dello stesso mese. Le dinamiche sociali e politiche, emerse negli ultimi anni nei diversi Paesi che la compongono, non consentono previsioni attendibili circa i suoi esiti, a cominciare dal Regno Unito avviato a separarsi dalla Comunità con una procedura farraginosa e ancora non condivisa, frutto di una sconcertante burocratizzazione dell’evento. Altrettanto inquietante è la prospettiva aperta dalla posizione dell’Ungheria e dall’interesse che per essa ha rivelato Matteo Salvini. La loro riaffermazione del sovranismo, pur se condizionata dal voto degli inglesi, è in contraddizione con il processo, da riavviare, per la costruzione di una unità europea, che possa ritrovare, nel contesto internazionale, una sua autonoma funzione, già minata dall’influenza della Russia e degli Stati Uniti.

Certo, la contestazione dei “gialli” francesi e l’allentamento dell’europeismo tedesco indeboliscono ulteriormente lo schieramento che, nell’Europarlamento, rappresenta le forze decisamente orientate a gestire al meglio l’unione fin qui costruita.

Ne deriva un aumento delle responsabilità dei partiti che lo costituiranno.

Per quanto riguarda l’Italia tale responsabilità si gioca in una sorta di doppia partita.

In presenza di un, da tutti previsto, primato del partito di Salvini, ci sono il Partito democratico e quello dei Cinquestelle, attestati al 20%, in concorrenza fra loro.

Il Pd, Impegnato a far eleggere il maggior numero possibile di deputati, è chiamato a dividere i voti dell’elettorato di centro sinistra con altre 3 liste che hanno ben poche possibilità di superare la soglia di sbarramento del 4%.

È prevedibile una significativa dispersione di voti a tutto vantaggio delle liste concorrenti in particolare di quella dei Cinquestelle, il cui orientamento sulla futura gestione dell’Unione è tutt’altro che ben definita.

Questa prospettiva aumenta la responsabilità dei rappresentanti dei Partiti Europeisti e degli elettori chiamati a selezionarli.

Questi, d’altro canto, stanno facendo i conti con i risultati delle loro scelte elettorali del marzo 2018 che hanno consegnato il governo del Paese alla coppia Salvini - Di Maio, con le conseguenze facilmente valutabili ad un anno di distanza. Dai sondaggi Lega e Cinquestelle sembrano, infatti, destinati a confermarsi i primi due partiti, pur se in diverse proporzioni. La Lega, secondo diversi sondaggi, supera di dieci punti in percentuale i Cinquestelle.

Ci si interroga se il risultato sarà confermato dopo la dura condanna del papa dei rigurgiti di fascismo emersi nel tentativo di alcuni abitanti di una periferia romana, istigati da militanti di Casa Pound notoriamente simpatizzanti della Lega, d’impedire ad una famiglia rom l’occupazione di un appartamento legittimamente assegnatole. Il papa, infatti, informato dell’episodio ha ricevuto in Laterano i membri della famiglia e con l’occasione ha duramente condannato quelli che intendevano estrometterli.

Tale intervento papale ha, per il momento, contribuito a ridurre le tensioni suscitate dall’evento, che resta emblematico delle profonde trasformazioni in atto nello scenario politico italiano.

A dire il vero nello stesso episodio sono coinvolti i Cinquestelle, perché Di Maio ha contestato la Sindaca di Roma, Virginia Raggi del suo stesso partito, per essere andata ad esprimere la sua solidarietà alla famiglia in questione rafforzando il valore della scelta fatta con quell’assegnazione. Anche per loro potrebbe esserci il rischio di avere le conseguenze per questo dissidio interno.

C’è da aggiungere che i questi stessi giorni i due partiti di maggioranza sono stati in conflitto fra loro per l’impegno dei Cinquestelle ad estromettere dal governo un esponente della Lega, Armando Siri, sottosegretario alle infrastrutture, indagato per corruzione. La revoca del suo mandato votata dal governo, su proposta del suo capo Giuseppe Conte, e firmata da Mattarella ha, ovviamente, aumentato la tensione fra Di Maio e Salvini

Se, e quanto, questi conflitti condizioneranno gli elettori chiamati al voto per eleggere il nuovo Parlamento europeo lo potremo arguire dai risultati che ne deriveranno; è possibile fin d’ora affermare che essi saranno altrettanto, se non più, determinanti per la vita politica italiana.

 

 

 

3 commenti

Anna Valdarnini:

Non capisco il senso apparente e neanche quello occulto di questo articolo. Che cosa si vuole: indicare chi votare? Non appare chiaro. Oppure dire che nessuno dei pariti esistenti si interessano della laicità, se non quella "buona", "cattolica" o che cosa?

Giuseppe:

Bella analisi, ma allora? Non dico che un sito che si definisce laico debba dare indicazioni sulla "bontà" dei partiti italiani soprattutto perchè al momento nessuno mi pare degno di voto. E allora? Ed anche la questione del Papa che invita la famiglia rom in Vaticano! Che mi viene a significare (per dirla come Montalbano)? Il papa è certo di aver fatto del suo meglio per eliminare le fobie dei diversi? Visto che la chiesa si assume il campito di fare la "carità" faccia almeno quella, ma in silenzio "che una mano non sappia quello che fa l'altra". Qui invece mi pare un'azione di visibilità. Come quel monsignore che ha riattaccato la luce del palazzo occupato, perchè non aveva mai pensato di pagare la luce evitando tanta propaganda personale?

Marcello Vigli:

Nel ringraziare la signora Valdarnini per l’interesse per il mio articolo, mi permetto di farle osservare che, alla vigilia di elezioni molto importanti per il futuro della Comunità europea, un intervento sull’argomento fosse pienamente giustificato dalla necessità di sollecitare all’esercizio del diritto di voto. Mi è sembrato altresì legittimo, anzi doveroso, per non assumere una ingiustificata funzione predicatoria, lasciar intendere chiaramente le mia personale preferenza per un voto che fosse “utile” a quei partiti che avevo indicato come forze decisamente orientate a gestire al meglio l’unione fin qui costruita. Se avevo inserito Salvini fra i partiti sovranisti anti-europei, e dichiarato i cinquestelle caratterizzati da orientamento sulla futura gestione dell’Unione è tutt’altro che ben definita, mi sembrava chiaro il senso della mia proposta di voto a sinistra, discutibile, ma chiara. Certo il rosario ostentato da Salvini in piazza del Duomo e oltre lo rivela poco “interessato” alla laicità. Colgo l’occasione per ringraziare anche il signor Giuseppe le cui osservazioni in gran parte condivido, anche se mi rallegro per quello che papa Francesco e il suo cardinale hanno fatto …. Pur se non approvo che lo abbiano gridato sui tetti invece che farlo “in silenzio”.