editoriale

LE INEVITABILI LE DERIVE DEL POTERE GESTITO DA MASCHI CELIBI

Di Ileana Montini | 25.02.2019


Chi non ha da raccontare come nelle parrocchie, nei paesi, sono sempre circolate le "voci" sul prevosto, il cappellano, il parroco appena arrivati, provenienti da altri incarichi e in "odore" di spostamento coatto perchè abituati a "toccare" i bambini, le bambine, le donne, ecc.? Un sommerso di chiacchiere abituali all'ombra dell'omertà più condivisa. Una sorta di abitudine alla scusa per i preti "peccatori". Meno era la censura se accadeva -per esempio- nelle scuole a opera del bidello, del maestro o del professore. Adesso, da papa Benedetto a Francesco la storica tolleranza nei riguardi del clero in peccato mortale contro il sesto comandamento, sembra essere svanita. Fino alle ultime giornate vaticane con i vescovi e i testimoni -ascoltati in assemblea- narrare di qualche turpe uso del sesso all'ombra delle parrocchie.

Il papa invoca tolleranza zero e il coraggio "di dire la verità e la sapienza per riconoscere dove abbiamo peccato e abbiamo bisogno di misericordia". L'arcivesovo ganese Philip Naadeh riconosce che "eravamo troppo compiaciuti per confrontarci con il lato oscuro della Chiesa". Più o meno all'unanimità si invoca la repressione dentro la Chiesa nei riguardi soprattutto dei pedofili, ma intanto la Congregazione per la Dottrina della Fede informa che dal 2013 in media vengano segnalati un pedofilo al giorno. Nel 2017 le denunce sono state 410. È sufficiente la dura repressione mediante riduzione allo stato laicale dei presbiteri rei di comportamenti riprorevoli rispetto al sesto comadamento? Il papa vuole psicologi nei seminari e per l'ammissione all'iter sacerdotale. Sarebbe sufficiente per "pulire" la Chiesa gerarchica e garantirsi il futuro? Non si tratta, ancora una volta, di interventi superficiali e inappropriati? Una domanda: perchè sono attratti dalla vita sacerdotale celibataria tanti pedofili e omosessuali? La Chiesa continua a considerare l'omosessualità una condizione "contro natura", sia detto per inciso. Altri del clero secolare praticano una doppia vita con "moglie" occultata in pubblico e nota ai colleghi. Il cardinale Beniamino Stella, che guida i seminari nel mondo, ha rilasciato un'intervista al quotidiano La Stampa (24.2.2019) che è un classico esempio dello stile curiale usato per dire e non dire. Tutto si risolverebbe -a conferma di quanto sostiene il papa- con formatori preparati, il contributo di qualche psicologo e un po' di più di "vita pastorale" preparatoria.

La linea repressoria che Francesco sembra aver intrapreso, senza mettere in discussione, alla radice, la struttura piramidale del potere incentrato sull'ordine presbiterale maschile celibatario, sembra una pennellata di modernità.

Non mi pare che il papa -più aperto dei suoi predecessori- alla psicologia, sappia dare la giusta considerazione alle dinamiche gruppali autoreferenziali del ceto ecclesiastico. Con il condimento di qualche teorico riconoscimento elargire al genere femminile secolarmente emarginato, a conferma della complementarietà sessuale in senso patriarcale. Ovviamente "venduta" come divina volontà. Il potere ecclesiale gestito esclusivamente da maschi celibi continua a esercitare, intanto, una potente attrattiva, con le inevitabili derive.

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