editoriali

MEGLIO LAICI CHE IPOCRITI

Di Marcello Vigli | 09.01.2019


Meglio atei che credenti ipocriti. A questa conclusione sembra si possa giungere leggendo le parole pronunciate “a braccio” dal papa nella prima udienza generale del 2019, quando, nell’intento di dissipare ogni dubbio sulla sua opinione nei confronti dei cattolici, a suo avviso non fedeli al vangelo, giunge ad affermare che è meglio essere atei piuttosto che vivere il cristianesimo con ipocrisia. E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno tutta la giornata lì o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa! Vivi così, come ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza. Sono parole che assumono particolare rilievo perché pronunciate all’interno della catechesi dedicata al Padre Nostro, ispirata ad una lettura “rivoluzionaria” del Vangelo, e che stupiscono perché stravolgono la graduatoria dei credenti, preferendo chi nega dio a parole, a chi lo rinnega nei fatti.

Ancora più significative appaiono se lette all’interno della crisi profonda che la Chiesa sta attraversando in tutti i continenti per l’emergere dei molti casi di pedofilia, per un’analisi dei quali è stata convocata per febbraio in Vaticano una riunione di tutti gli episcopati del mondo.  Alla crisi dell’episcopato cileno e allo scandalo del rapporto elaborato dal Grand Jury investigativo della Pennsylvania -dal quale emerge che, su sei delle otto diocesi cattoliche dello Stato, oltre 300 preti sono accusati di violenze sessuali su minori- sta seguendo la crisi esplosa in Australia con l’incriminazione del cardinale Pell, che il papa aveva coinvolto nel processo di rinnovamento in Vaticano. Ma nessun paese è esente da casi più o meno gravi di pedofilia, rilevati dalle indagini che molti episcopati hanno avviato. In Italia, invece, la situazione è gravemente condizionata dal fatto che la Cei non è ancora intervenuta con fermezza nella ricerca, caso unico in Europa, e ancor meno nella repressione; solo recentemente è stato costituito un gruppo di lavoro sul problema.

Più decisa è, invece, l’azione della Cei e soprattutto del papa nel contestare la politica del governo italiano nei confronti dei migranti. Dopo gli appelli ad aprire i porti, ora i vescovi italiani si schierano al fianco di Orlando&Co. contro l'applicazione del dl Sicurezza. A prendere la parola è monsignor Perego, vescovo di Ferrara ed anche la Conferenza episcopale siciliana, in un documento del 21 dicembre, ha criticato duramente il governo nazionale. Il papa, che si era già adoperato per l’adozione dei due Global Compacts sui Rifugiati e sulla Migrazione sicura,  nel discorso ai diplomatici dei 183 stati accreditati presso la Santa Sede, ricevuti in udienza in Vaticano per il tradizionale saluto per il nuovo anno, ha  detto: Ancora una volta desidero richiamata l'attenzione dei Governi affinché si presti aiuto a quanti sono dovuti emigrare a causa del flagello della povertà, di ogni genere di violenza e di persecuzione, come pure delle catastrofi naturali e degli sconvolgimenti climatici, e affinché si facilitino le misure che permettano la loro integrazione sociale nei Paesi di accoglienza. Più esplicito, al termine dell’Angelus in piazza San Pietro nel giorno dell’epifania è stato il riferimento ai migranti messi in salvo dalla Sea Watch e della Sea Eye e lasciati in mare dai governi europei, fra cui quello italiano, quando ha rivolto un accorato appello ai leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone.

Proprio questo appello del papa ha creato, all’interno del governo italiano, problemi che sono emersi nelle dichiarazioni del viceministro leghista allo Sviluppo economico Dario Galli. È giusto il richiamo ai leader europei perché effettivamente è ridicola la posizione dell'Europa in generale sulla posizione dell'immigrazione… Però ricordo a me stesso, e a tutti, che anche il Papa è un leader europeo e che "il contributo della Chiesa" nella gestione degli sbarchi "non è stato significativo".  A conferma giunge la risposta di Salvini alla domanda: Quanti migranti accogliamo? Zero, abbiamo già dato. Su questa scrivania ho firmato il permesso di arrivare in Italia a centinaia di donne e bambini riconosciuti in fuga da associazioni serie. Poi basta: per i trafficanti di esseri umani i porti italiani sono, erano e saranno chiusi.

Non è facile prevedere le conseguenze di questa contrapposizione. Va ad aggiungersi allo scontro fra partiti di governo e mondo cattolico provocato dall’aumento dell’imposta sulle associazioni di volontariato introdotta dalla finanziaria che ha suscitato non solo la loro protesta, ma anche una dura reazione della Conferenza episcopale. L’imposta sarà ridimensionata, ma la tensione resta.

Di Maio ha fatto retromarcia, annunciando che la norma, con cui in manovra è stato stabilito il raddoppio dell’Ires (imposta sul reddito delle società) per le organizzazioni di volontariato, sarà stralciata. O meglio: la misura verrà approvata in bilancio, per poi essere corretta successivamente tramite un provvedimento ad hoc.

In questa situazione si fa strada fra i cattolici già impegnati per rispondere ai sempre nuovi bisogni di una società priva di una forte presenza di uno Stato sociale, la proposta di ricostituire un partito cattolico, o di cattolici, a cui guarda con interesse lo stesso Presidente della Cei cardinale Gualtiero Bassetti che ha recentemente dichiarato: Ci sono già tantissime esperienze sul territorio a livello associativo o anche singole esperienze. Esperienze che forse andrebbero messe in rete in una sorta di Forum civico.

 

Roma, 8 gennaio 2019

 

 

 

 

Un commento

beatrice:

Qualcosa di sinistra