editoriale

OGGI A TORINO, DOMANI IN ITALIA?

Di Attilio Tempestini | 05.12.2018


Ammetto, che possa difettare di senso delle proporzioni parafrasare una celebre frase concernente la guerra civile spagnola ed il fascismo italiano, per riferirsi alla vicenda torinese che ha visto qualche settimana fa un consigliere comunale leghista chiedere, al Comune, uno stanziamento affinché ogni scuola allestisse un presepe. Ebbene a questa richiesta -ricalcante evidentemente la generale linea della Lega, di improntare alla religione cattolica il maggior numero possibile di spazi pubblici- l’assessora all’Istruzione, della giunta pentastellata, ha risposto di no.

Ha cioè argomentato che “la Costituzione sancisce la separazione tra lo Stato e la Chiesa cattolica: la scuola statale in quanto tale è una scuola laica e plurale”. “L’imposizione” del presepe risulterebbe inoltre, secondo l’assessora, “in contraddizione con la libertà di scelta che esiste per l’ora di religione cattolica”.

Si tratta, è facile rilevare, di argomenti non impeccabili laddove danno come sancita una separazione fra Stato e Chiesa: di separazione infatti potremmo parlare con ben maggiore proprietà, se fra i due enti non fosse in vigore un concordato. Ma appare innegabile che il segno, delle affermazioni dell’assessora, va in controtendenza rispetto al fiorente clericalismo.

Siccome però, sui rapporti fra politica e religione il Movimento 5 Stelle non ha un profilo netto, ci si potrà chiedere se affermazioni del genere risentano della complessiva situazione cui dà luogo l’alleanza di governo con la Lega. Per il Movimento 5 Stelle, in effetti, ha già rappresentato un problema passare dall’opposizione, dove si presentava (senza ideologie e caratterizzato fondamentalmente da un’esigenza di onestà) come portavoce dell’intero popolo nei confronti di un governo corrotto, ad un ruolo di governo che inevitabilmente porta a decisioni su cui, nel popolo, non potrà esservi unanime assenso.

Ma un problema ulteriore è, che si tratta di un governo di coalizione. Per di più con un partito, dalle scelte ideologiche assai nette: scelte clericali nonché (se veniamo, ad una sommaria rassegna) razziste, nazionaliste, favorevoli ai ceti abbienti -su queste ultime la flat tax mostra che Renzi ha fatto scuola, pensando che parlare in inglese desse attrattiva al jobs act-.

Per il Movimento 5 Stelle, quindi, l’assumere posizioni differenti da quelle della Lega risponde all’esigenza di -oltre che, magari, rispettare almeno in qualche misura impegni assunti in campagna elettorale; come per il decreto “dignità”- fare da contrappeso, a tali vistose scelte ideologiche: presentando rispetto a queste una fisionomia distinta, se non opposta.

Le affermazioni dell’assessora torinese sono, pertanto, da  valutare anche su un tale sfondo: e certamente le istanze laiche non possono sentirsi granché incoraggiate dal fatto che fra le maggiori forze politiche presenti a Torino (così come, in Italia), istanze del genere non risultino native; ma godano di un sostegno, alquanto casuale. Anche in politica, tuttavia, è possibile una eterogenesi dei fini: e se ne può tener conto per non eccedere in pessimismo.

4 commenti

michele:

SPERIAMO CHE SIA UNA SVOLTA. VEDREMO. IL MOVIMENTO 5 STELLE POTREBBE CAMBIARE, E DIVENTARE UN MOVIMENTO A DIFESA DELLA COSTITUZIONE. PRIMA LO FA MEGLIO è

Vincenzo Cottinelli :

Grazie Attilio Tempestini dell’editoriale garbato e preciso. Effettivamente l’assessore è stato aderente alla legge anche se impreciso sul punto della separazione stato chiesa. Va dato atto dello stop alle proterve richieste leghiste, non facile nel contesto governativo attuale, direi quasi coraggioso. Triste dover aggrapparsi alle leggi fondamentali per arginare l’onda minacciosa del bigottismo (fra l’altro incoerente con la spietatezza che sta alla base del razzismo dei leghisti); fastidioso dover trovare un barlume di correttezza istituzionale in un movimento che sta facendo strame della serietà, della competenza, della coerenza (della democrazia,infine) Cordialmente Vincenzo Cottinelli

pasquale:

Per un laico la risposta potrebbe essere ovvia. Ma non è proprio così. Se la richiesta fosse stata: "Abbiamo il permesso di allestire un presepe all'interno del plesso scolastico?", cosa avrebbe risposto l'assessore? Essendoci libertà di culto, di sciopero ecc ma essendo vietate manifestazioni non istituzionali all'interno di edifici statali senza permesso... Ma nello stesso tempo un finanziamento al presepe non è vietato dalla legge, come oggi per esempio è Sant'Ambrogio a Milano, il Comune laico elargisce dei fondi per le manifestazioni in onore del Santo Patrono. Pasquale

Attilio Tempestini:

Rispondo, un po' in ritardo, al terzo commento. Io non avrei granché da ridire, generalmente parlando, se una scuola prendesse iniziative -dunque, autonome- per illustrare festività di calendario: dall'allestire un presepe per il Natale, ad una mostra di testi di canzoni partigiane per il 25 aprile... (ma su queste ultime non penso proprio, che l'assessore leghista cui mi riferisco sarebbe d'accordo). Parlando però, del caso italiano, va considerato un contesto pesantemente sbilanciato in favore del cattolicesimo: e quindi mi pare vada in senso laico, ogni reazione ad ulteriori sbilanciamenti. Tale contesto, d'altronde, si manifesta anche nel trattamento di cui godono i santi patroni: ed alle relative celebrazioni, che in effetti assumono anche caratteri di folclore, sarei per destinare finanziamenti pubblici -quanto meno- di entità decrescente; viste anche le difficoltà economiche, dei Comuni.