editoriale

LE NORME HANNO IL COMPITO DI INFLUENZARE UNA CULTURA, MA QUALI NORME?

Di Ileana Montini | 31.10.2018


La terribile morte di Desirè, la ragazzina del quartiere di San Lorenzo a Roma, non smette di scaldare gli animi e gli interventi dei politici di ogni sponda. La vicenda fa seguito a quella accaduta a Macerata con la morte di Pamela, non c'è dubbio, con uguale portata politica. In modo schematico si può sintetizzare così: a sinistra si corre in difesa degli "stranieri" con la tesi che non sono diversi dai maschi italiani e bianchi; e che, urlando contro di loro si vuole minimizzare la marea di femminicidi nelle case degli autoctoni. A destra -Lega di Salvini in testa- si amplifica ogni fatto di violenza contro le donne a dimostrazione che è giusto chiudere le frontiere: anche a difesa delle “nostre donne".

A sinistra, in genere, si difende il multiculturalismo. A destra si invoca la difesa della "cultura cristiana". O della identità cristiana. Qualcosa non torna. Per esempio, continua l'assenza di un discorso intorno all'integrazione dei migranti e delle comunità già da tempo stanziate sui territori della UE.

Il n.6/2018 di Micro Mega è stato dedicato al tema "Contro il politicamente corretto". La giornalista de l' "Espresso" Cinzia Sciuto ha scritto un libro intitolato "Non c'è fede che tenda. Manifesto laico contro il Multiculturalismo" (ed.Feltrinelli), già in seconda edizione. Due importanti contributi per comprendere cosa sta accadendo intorno al tema della laicità dello stato, dei diritti acquisiti dalle donne in Occidente con grandi lotte, dell'inserimento in Europa di tante genti provenienti da altre culture e religioni.

E proprio sulla faccenda dei diritti egualitari tra donne e uomini, un contributo interessante su Micro Mega è quello di Eva Cantarella "La caccia alle streghe e la certezza del diritto". Scrive la nota studiosa che In Italia un decisivo passo avanti è stato raggiunto con l'art.609 bis, che definisce la violenzaa sessuale come il comportamento di "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali". Si badi bene, nel 1996 era considerata violenza sessuale solo quella che comportava "congiunzione carnale". Nella mentalità italiana (o cultura tradizionale) fatica a essere considerata violenza sessuale la molestia verbale o fisica, dunque, la norma è più avanti. In questo caso -come in altri- le norme hanno il compito di influenzare l'evoluzione di una cultura. Le altre -di arrivo- no?

Secondo Marcel Gauchet ("La fine della dominazione maschile", Micro Mega) in occidente la dominazione maschile è venuta meno come principio. Anche perché la religione, che inseriva la dominazione maschile nell'ambito della dominazione divina, ha perso smalto, mentre la posizione agnostica o atea, si è legittimata. Nelle antiche culture europee è in atto un vero un mutamento antropologico, rispetto all'insostenibilità della subordinazione delle donne alla forza del legame familiare fondato sulle gerarchia "degli ordini di realtà e alla vocazione di tale gerarchia a normare le istituzioni umane". Non è così in tante culture di provenienza degli immigrati, che, in arrivo sulle coste siciliane o attraverso i valichi a Nord, sono in maggioranza giovani maschi. Non è così nelle comunità di immigrati che si sono formate dopo l'insediamento.

Chi difende il multiculturalismo finisce per ritenere le culture come monadi immobili, eterne, La cultura è un fenomeno storico; in quanto tale, soggetta a ibridazioni, evoluzioni provocate per movimenti interni e contatti con l'esterno. Certo, nello status dell'emigrazione le culture -e le religioni- tendono più spesso a chiudersi alle contaminazioni con la cultura autoctona, per preservare l'identità collettiva tradizionale, come difesa psicologica contro lo smarrimento causato dalla perdita delle cornici. Provocando la chiusura degli autoctoni che, in Europa, rispolverano l'"identità cristiana" a fronte di un calo pauroso della pratica rleigiosa. Le comunità straniere arrivano anche a chiedere, da parte dello stato, il riconoscimento dei "precetti" religiosi o il diritto a tribunali propri; o il diritto a educare, in scuole private riconosciute, secondo i propri principi.

Il "rispetto delle culture" diventa così per lo stato la rinuncia a decidere un modello di integrazione. Come scrive paolo Floris D'Arcais nell'introduzione a MicroMega, si tratta di scegliere: se viene prima la differenza come individuo o la differenza come cultura.

Ho letto su Fb il racconto di un medico militante di sinistra invitato a parlare da alcune coop che hanno in carico dei richiedenti asilo: lui ammette che questi giovani manifestano lamentano "carenze affettive", cui sono sottoposti in mancanza di donne. Evita di raccontare cosa dice a questi giovani: fornisce loro una risposta di tipo cattolico, cioè la sublimazione della spinta sessuale (ormonale?) perché il sesto comandanento vieta rapporti fuori del matrimonio? O altro? E quell'altro per caso non coincide con quello che predicano i musulmani: è compito delle donne, con la loro modestia nella gestualità e nell'abbigliamento, difendersi dagli assalti, sacrosanti, della virilità maschile? Come dire, altrimenti, le donne autoctone devono rispolverare antichi comportamenti, mettendo in atto la prudenza che le loro bisnonne insegnavano alle figlie per evitare molestie e stupri.

Elisabeth Bandinter (MicroMgea "Non c'è femminismo senza laicità") scrive: "... che io sappia, una quindicina di anni fa, le donne potevano passeggiare dappertutto, anche di notte. Esistevano certamente le molestie e le aggressioni, ma le donne si vedevano per strada e nei bar".

Cinzia Sciuto : "(...) dalla constatazione che, di fatto, spesso è pericoloso per le donne uscire da sole di notte, si fa discendere la considerazione che è meglio che non lo facciano. Piuttosto che lavorare per rendere le strade sicure per le donne a qualsiasi ora del giorno e della notte, si accetta una situazione di fatto come se fosse un destino". È così: è diventato di nuovo pericolosa per le donne la libertà. Non posso non ricordare che negli anni Sessanta e Settanta, quando ero giovane, viaggiavo spesso anche di notte da sola sui treni. Ora, al Nord, in altra età lo evito. E da sola non mi avventuro di notte per le strade di una città.

Sarebbe compito di uno stato laico delle società complesse, scrive sempre Sciuto , "(..) individuare un nucleo, magari piccolo ma molto solido, di valori sostantivi di riferimento, un nucleo al cui centro -come cercheremo di argomentare- non possono che esserci i diritti fondamentali e la laicità". Invece l'approccio normativo viene trascurato "in favore di uno sguardo che si presume descrittivo, sociologico, che pretenderebbe di essere neutrale. Rinunciando all'approccio normativo significa, però, rinunciare alla politica e farsi semplicemente trascinare dagli eventi, come se la storia fosse già tutta scritta". E non è laicità.

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