editoriale

IL CATTOLICESIMO È FINITO?

Di Marcello Vigli | 06.09.2018


Un risultato l’azione di Salvini contro i migranti lo ha ottenuto con la restituzione di un ruolo politico riconosciuto alla Cei, proprio in un tempo in cui la Chiesa cattolica è sconvolta dall’impietoso emergere della presenza diffusa della pedofilia fra i suoi preti e dalla richiesta di dimissioni dello stesso papa.

L’arrivo degli immigrati a Rocca di Papa, vanamente contestato dai suoi fedelissimi, ha segnato infatti, per l’arrogante vicepresidente del consiglio, una sconfitta ben più grave, forse, della sua iscrizione nel registro degli indagati, avviata dal pm di Agrigento. L’arresto illegale e l’abuso d'ufficio da lui contestati saranno, infatti, ben presto annullati dal Parlamento, se non prima dalla stessa magistratura. Lo stesso Salvini, che, a quanto scrive Repubblica, aveva dichiarato ai suoi: Ci metto un attimo a portare tutti a elezioni e diventare presidente del Consiglio, aveva, infatti, contrattato con la Cei un accordo formale per il quale la Chiesa italiana garantirà l'accoglienza ad un centinaio di migranti della nave Diciotti. L'accordo con il Viminale è stato raggiunto per porre fine alle sofferenze di queste persone in mare da giorni.

L’autorevolezza e l’autorità della Cei sono di nuovo riconosciute come quelle di un soggetto politico che, per di più, non manca di giudicare negativamente l’operato del governo per avere generato il problema, che lui stesso ha aiutato a risolvere.

Questo successo, tutto italiano, è oscurato dall’effetto deflagrante della pubblicazione del Rapporto redatto dal Grand Jury della Pennsylvania e, subito dopo, del documento con cui monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico a Washington, chiede le dimissioni di papa Francesco.

In presenza di queste situazioni le piccole beghe italiane sono poco rilevanti, se non inserite nella più generale crisi del cattolicesimo a livello mondiale.

Per anni la pedofilia in Pennsylvania è sopravvissuta senza che si intervenisse; in Australia è sorto un conflitto, fra i magistrati e l’autorità ecclesiastica locale, sul diritto dei preti a non essere obbligati a rivelare quanto appreso dai fedeli in confessione; negli Usa mons. Viganò accusa il papa di aver atteso il 27 luglio scorso per togliere la berretta cardinalizia a Theodore Mc Carrick ex arcivescovo di Washington pur essendo da tempo a conoscenza dei suoi abusi su minori.

C’è motivo di chiedersi come fa, sul sito Italialaica, Alessandro Chiometti riferendosi alla chiesa italiana, a dire: Il cattolicesimo è finito. E ora?, O, forse, il punto interrogativo va anticipato?

Nei giorni successivi al ritorno di papa Francesco dal suo viaggio in Irlanda e alla diffusione della sua lettera, in cui aveva deplorato formalmente l’agire della chiesa in occasione dei fatti di pedofilia statunitensi, la credibilità della Chiesa cattolica è messa in discussione sui media di tutto il mondo e la stessa fede di molti cattolici vacilla. La stessa accusa di pedofila perde valore di fronte all’emergere di un conflitto interno alla gerarchia i cui membri non arretrano neppure di fronte al danno che le loro azioni possono arrecare sia all’istituzione sia alla comunità dei fedeli.

Il documento di monsignor Viganò, reso giornalisticamente fruibile dal giornalista italiano Aldo Maria Valli deciso oppositore di questo papa, ben presto è stato ridimensionato per le mezze verità e le contraddizioni di cui è ricco. Difficile individuare quanto alla sua stesura abbia contribuito lo stesso Valli che ha dichiarato: Ho fatto l’editing professionale; cioè abbiamo lavorato sulla bozza, il cui materiale era integralmente del nunzio, per verificare che fosse scorrevole e giornalisticamente utilizzabile.

Per certo hanno contribuito sia la risposta data da papa Francesco, sia il suo atteggiamento sull’aereo di ritorno dall’Irlanda. Così ha risposto ai giornalisti che lo interrogavano se avesse letto il documento: Ho letto, questa mattina, quel comunicato. L’ho letto e sinceramente devo dirvi questo, a lei e a tutti coloro tra voi che sono interessati: leggete voi, attentamente, il comunicato e fate voi il vostro giudizio. Io non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parla da sé stesso, e voi avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni. È un atto di fiducia: quando sarà passato un po’ di tempo e voi avrete tratto le conclusioni, forse io parlerò. Ma vorrei che la vostra maturità professionale faccia questo lavoro: vi farà bene, davvero. Va bene così.

I giornalisti hanno letto, valutato e scritto abbondantemente. Centinaia di articoli, pubblicati nei giorni successivi, hanno seminato confusione, ma sono anche serviti ad aggiungere nuovi dati, perfino autentiche rivelazioni, che aiutano a comprendere meglio il valore del testo. Ad essi si sono aggiunti molti altri commenti di “esperti” che hanno, anch’essi, influenzato ovviamente la pubblica opinione che, dall’ampia dose di testi diffusi fino ad oggi, ha avuto, così, sufficiente materiale per maturare una propria opinione. Ne sono maturate molte e in discordia fra loro!

Né sono mancati “aggiornamenti” da parte di Viganò, ai quali il papa ha continuato a - “non” – rispondere.

Nell’omelia di ieri a Santa Marta ha detto: La verità è mite, la verità è silenziosa …, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, l’unica strada da percorrere è quella del silenzio e della preghiera.

Resta, al di là del fatto, l’interrogativo sul significato della pubblicazione del testo in questione in questa difficile fase di “aggiornamento” che la Chiesa cattolica sta attraversando per il tentativo avviato da papa Francesco di riprendere il cammino iniziato con il Concilio.

Potrebbe significare, data la scelta dei suoi oppositori di scendere apertamente in campo con la “inconsueta” richiesta, di dimissioni che il “nuovo” stia prevalendo costringendoli, così, a ricorrere a mezzi estremi per resistere ad esso, ma è anche possibile che questa scelta sia dettata dalla certezza di avere definitivamente “sconfitto” ogni tentativo di ammodernamento dell’Istituzione chiedendo la testa del suo promotore.

E’ certo, invece, che per il nostro Paese l’orientamento dei vescovi è tornato ad essere un fattore politico di una certa rilevanza per la spregiudicatezza con cui Salvini è stato pronto a chiamarli in causa per risolvere i problemi suscitati con le sue scelte politiche.

 

4 commenti

Francesco Introzzi:

Francesco Introzzi Cuneo, lunedì 10 settembre 2018 Commento a Marcello Vigli Roma, 6 settembre 2018 nel website di Italia laica “Il cattolicesimo è finito?” http://www.italialaica.it/news/editoriali/58875 Una lettura laica delle patologie ecclesiali In una società ormai culturalmente laicizzata dobbiamo salvare una funzione sociale laica degli ex-sacerdoti, pure vocazionalmente votati ad affiancare le famiglie in un compito educativo che, sempre più, tende ad eccedere le potenzialità di genitori impreparati, estraniati e, spesso, anche se contro le loro stesse aspirazioni, troppo assenti. Certo, a differenza dei protestanti e dei cattolici anglicani, il celibato è senz’altro un ottimo sistema per evitare fenomeni di uxoricidio in ambito ecclesiale ma, a quanto pare, non aiuta ad evitare patologici fenomeni di “pedofilia” (a questo proposito sarebbe bene che gli addetti ai lavori concordassero una qualche variazione lessicale relativamente alla denominazione della patologia in questione, questo perché parlare semplicemente di “amore per i pargoli”, di per sé e a prescindere di comportamenti sessualmente anomali, non dovrebbe costituire qualcosa di morboso. Invece di “silenziare la questione pedo-patologica” (i pedoni non si allarmino se uso questo termine in sostituzione di quello incriminato di “pedofilia” che dovrebbe essere assolutamente rivalutato) serenamente, pacificamente, senza indebiti isterismi, si dovrebbe cogliere l’occasione per affrontare problemi che, invece di essere elusi con assurdi silenzi, devono essere affrontati e risolti in termini sociologici e organizzativi. Demistificando, de-sacralizzando l’ex-funzione sacerdotale, e cambiando quindi radicalmente dei parametri socio-culturali che vanno al di là dei problemi, delle competenze teologali e delle dimensioni trascendentali di cui si nutrono le consorterie religiose, occorrerebbe che la Chiesa, in ogni caso, riuscisse a dare soluzioni “laiche” ai suoi scottanti problemi. Francesco Introzzi f.introzzi@alice.it

filippo agostini:

Leggo col consueto interesse l'articolo di Marcello Vigli sul cattolicesimo oggi in Italia e mi chiedo se non sia stato fin troppo indulgente con la chiesa di Roma e il suo papa. Tutta la vicenda della pedofilia di cui "narra" Viganò, ma della quale si è avuta vasta eco anche nel recente viaggio in Irlanda del papa, contribuiscono a screditare la missione evangelica dei ministri del culto, dal curato fino al cardinale, come mai era successo fino ad ora. Se si aggiunge il particolare curioso, e cioè che la CEI si erge contro il ministro Salvini, reo di incarnare autoritarismo e mancanza di carità col rosario in mano, mentre molta parte del mondo cattolico lo ha votato in spregio agli insegnamenti del Vangelo che chiede ai suoi apostoli povertà umiltà e carità, ecco che un uomo di buon senso, laico o cattolico, si trova spiazzato e senza più una guida per la sua vita spirituale. Non ho mai apprezzato il populismo di questo papa, disprezzo ogni forma di reato sessuale commesso da ministro di Dio, trovo la maggior parte dei cattolici di oggi amorali e eticamente discutibili, ma da laico mi chiedo che cosa possano davvero fare i buoni credenti in mezzo a questo mix di decadimenti e fraintendimenti. Forse pregare e fare evangelizzazione fuori dai templi di sacra romana chiesa? Filippo Agostini

Marcello Vigli:

Nel ringraziare Francesco Introzzi e Filippo Agostini per aver “letto” e reagito al mio testo, mi permetto, nell’ovvio rispetto delle loro opinioni, di dissentire dal giudizio espresso dal signor Agostini sull’operato di “questo” papa. Populista? Dimensione di moda alla quale, a mio avviso, papa Bergoglio non indulge. Non è un caso che sia inviso a quanti populisti, di diverso orientamento, militano anche fra i cattolici. Il suo impegno pastorale a favore dei poveri, da un lato, e l’opera riformatrice avviata, dall’altro come uomo di governo, ne sono una testimonianza. Per di più non ha esitato a riconoscere i suoi errori condividendo l’autocritica esplicita dopo la pubblicazione della denuncia, da molti condivisa, della condotta scandalosa di diversi membri del clero, reagendo, invece, con la saggezza del silenzio sia agli attacchi nei suoi confronti, sia a quello paludato dei quattro cardinali, sia a quello sguaiato di Viganò. Per questo penso che i buoni credenti - forse non riducibili alla sparuta minoranza ipotizzata dall’autore dell’intervento – abbiano anche altro da fare, oltre che pregare ed evangelizzare. Possono, ad esempio, schierarsi con papa Bergoglio nel suo sforzo - titanico – di raddrizzare la rotta della barca di Pietro magari, fra l’altro, restituendo alla Chiesa l’autentica dimensione comunitaria che oggi non ha più bisogno di quella burocrazia clericale proliferata nel suo opporsi alle ingerenze: ieri, dei regni, e oggi degli stati autoritari.

filippo agostini:

Lieto di aver suscitato l'interesse di Marcello Vigli al mio scritto. Della sua risposta condivido l'intento ma non il contenuto. Ancora ieri il papa si scusava dei delitti sessuali dei ministri della chiesa cattolica e credo che sia arrivato a un numero di volte sconsiderato. Le scuse ripetute all'infinito purtroppo non cancellano i fatti e soprattutto non impediscano che ne capitino di nuovi, come le cronache riportano quasi giornalmente. Dopo le parole dovrebbero seguire i fatti, fatti cogenti, e non rimozioni di preti d'ufficio o raccoglimenti in preghiera. E il suo silenzio, giudicate voi ha detto ai giornalisti, sui fatti denunciati da Viganò, mi convince poco. Se qualcuno a qualunque livello conosce la verità ha il dovere etico di dirla, nei modi che ritiene opportuni, non di lasciarla intuire e interpretare da chicchessia. Molto ponziopilatesca come posizione e soprattutto ambigua. In altra parte del post ho usato il termine populista, molto abusato, per definire il papa. Mi sono lasciato trascinare dal becero linguaggio televisivo ma quando, non richiesto, Francesco I ha espresso con grande forza il suo dissenso verso le famiglie non tradizionali, assomigliava fortemente a certi politici di scarsa formazione e di una volgarità inestimabile che sostengono le sue medesime tesi. Infine, duole dirlo, ma (a mio modesto avviso) le vere anime cattoliche, i credenti autentici, i caritatevoli verso il prossimo, sono ormai ai margini della chiesa di Francesco. Operano senza clamori, disertando i luoghi di massa, i mercoledi e le domeniche vaticane, i grandi raduni, per avvicinarsi a dio attraverso le regole francescane che anche un laico come me cerca di seguire senza ostentazione: povertà carità umiltà. Le chiese sono templi mediatici ormai vuoti e svuotati di senso. Ecco, mi sono fatto un nemico. Filippo Agostini