editoriale

DA PAPA BERGOGLIO, A PAPA LEONE XIII

Di Attilio Tempestini | 27.06.2018


Recentemente papa Bergoglio ha avuto, su aborto e coppie omosessuali, parole assai nette. Si dovrà forse considerare una stranezza il fatto che, in tale pontefice, esse si affianchino a determinate posizioni in campo economico-sociale? Direi di no. Sia perché, generalmente parlando, una convergenza tra attenzione per i diritti civili ed attenzione per quelli che possiamo chiamare diritti sociali può essere tendenziale, ma non scontata.

Sia perché, parlando in particolare della Chiesa cattolica, non si tratta di una novità se proviamo a fare un balzo indietro di più di un secolo. Si sa che al pontificato di Pio IX, contrassegnato da un Sillabo il quale da un lato definiva socialismo e comunismo, “cotali pestilenze”, dall’altro bollava come errore la tesi per cui il papa “può e deve riconciliarsi… col liberalismo”, seguì Leone XIII. Ne derivava, in materia economico-sociale, una significativa differenza: l’enciclica Rerum novarum sosteneva quanto meno, che i diritti dei lavoratori erano da tutelare.

Sui diritti civili, però, è addirittura alla Chiesa con cui Giordano Bruno finì al rogo, che Leone XIII restò allineato: come ci ha ricordato il periodico torinese L’incontro riportando, nello scorso marzo, brani dell’ “allocuzione” tenuta dal papa nel (convocato ad hoc) concistoro, dopo l’inaugurazione a Roma del monumento a Bruno -il “monumento maledetto”, lo definisce nel sottotitolo il libro che alcuni anni fa Massimo Bucciantini ha a tale monumento, peraltro apprezzandolo, dedicato-. Ecco infatti il papa affermare, su Bruno, che “la sua caparbietà contro la Chiesa si è trascinata fino alla morte” (avvenuta per cause naturali, penserebbe chi leggesse tale testo senza conoscere la vicenda). Definirlo, “intollerante con chi non fosse delle sue idee”. Aggiungere, che “in occasione di tale inaugurazione si inneggia con forza a quella libertà di pensiero che è la prolifica madre delle perverse opinioni”.

Non proseguo nelle citazioni, da questa allocuzione; dopo la prima delle quali, d’altronde, ho ritenuto superflui i commenti.

Dobbiamo arrivare al 2000 perché, a tali parole pontificie che nel loro complesso si potrebbero semplicemente definire crudeli, seguisse qualche novità con papa Wojtyla. Il quale, dopo aver nel 1992 riconosciuto gli errori della Chiesa per la vicenda di Galilei, veniva sulla vicenda di Bruno ad esprimere “profondo rammarico”.

Indubbiamente apprezzabili dunque, queste novità di Wojtila nel campo dei diritti civili. Esse, pur non stando ad indicare una generale caratteristica del suo pontificato, significano almeno un certo rispetto per quella “libertà di pensiero”, dal suo predecessore ritenuta “prolifica madre delle perverse opinioni”. Lo stesso papa, però, non ricordo che abbia con ugual risalto preso sui diritti sociali, posizioni alla Bergoglio.

Insomma, il Leitmotiv di queste mie righe secondo il quale non vi è da stupirsi se posizioni aperte sui diritti civili e posizioni aperte sui diritti sociali non convivono, ha degli argomenti da far valere. Più precisamente, la sommaria rassegna cui ho proceduto presenta il caso nel quale si inserisce Bergoglio, come quello più frequente. Vi si inseriva in effetti, lo stesso Giovanni XXIII: vedeva la Chiesa come “particolarmente la Chiesa dei poveri”, ma su Galilei e Bruno non ha visto motivo di intervenire.

 

3 commenti

michele:

QUALORA LA CHIESA DOVESSE RICONOSCERE I DIRITTI CIVILI, QUELLI SOCIALI E QUELLI DI OPINIONE O POLITICI,NON AVREBBE MOTIVO DI ESISTERE. PER QUANTO RIGUARDA I SENTIMENTI RELIGIOSI,SI, POTREBBE ESISTERE MA NON NELLE DIMENSIONI ATTUALI CHE SONO QUELLE DI POTENZA ECONOMICA E POLITICA

Paolo Macoratti:

Si gira sempre intorno a un problema antico; anzi, antichissimo: Il ruolo delle chiese nelle varie società civili che si sono formate nel tempo. Chi avesse la pazienza di approfondire il messaggio cristiano originario (dico seriamente..) e tutta quella serie dimenticata di Vangeli apocrifi e testi di cui si è persa memoria, specialmente di quelli "gnostici", si accorgerebbe che il potere della Chiesa, così come si è formato in 20 secoli, è praticamente incompatibile in modo strutturale con il messaggio "liberante" accolto dalle due o tre generazioni successive alla morte di Gesù di Nazareth. E questo perché, molto semplicemente, il potere religioso che stabilisce norme di vita e di comportamento rende schiavi gli uomini (molto di più le donne)- sia per chi le esercita, credendo sia giusto applicarle imponendole, sia per chi le subisce accettandole fideisticamente come vere, in ragione di un presunto mandato affidato ad una casta sacerdotale intermediaria. Una Chiesa rispettosa delle miserie del mondo, della sua emancipazione e del suo progresso dovrebbe essere povera, non piramidale e libera essa stessa da ogni gabbia gerarchica.

Introzzi Francesco:

Giorno verrà, tranquilli verrà, qualcosa si sta già muovendo, giorno verrà che "le Comunità di Base" faranno da traino, saranno loro a fare da traino, al movimento di generale liberazione religiosa: liberazione da tutti gli "indiscutibili" dogmi e dalle loro "incriticabili", coercitive, istituzioni. Sarà allora la Chiesa, la "Chiesa degli eretici", la nostra chiesa di liberi pensatori, ad essere percepita, conosciuta e riconosciuta come "patria della libertà", della libertà di tutti, anche della libertà degli ex-inquisitori. Da laici possiamo solo attivarci anche per il Papa. Che le CdB lo aiutino. Che le nostre "scempiaggini", come le chiamano i suoi "fedeli", lo inducano ad allargare la sua (unilaterale) "misericordia" in una reciproca, generale, "solidarietà civile". Che Giordano Bruno, dal rogo (criminale) del suo Romano Inquisitore, abbia misericordia dell'Inquisizione stessa e possa, insieme a noi, condividere il nostro abbraccio con i nostri - consapevoli o inconsapevoli che siano - "crocifissori": “lo spirito inquisitorio” infatti continua, non è solo storia passata. Francesco