editoriale

MISERICORDIA PER LA CHIESA

Di Giovanni Fioravanti | 17.02.2018


La più grande religione del mondo non è più la religione di ieri e, forse, non è neppure più una religione.

Con Bergoglio la Chiesa smette di fare dottrina per passare alla misericordia, scende dalla cattedra di Pietro per parlare agli uomini degli uomini. La religione si fa linguaggio naturale, linguaggio di una umanità partecipe di un destino comune da condividere su questa terra, non altrove. Usa le parole della polis che teme la distruzione della natura come la minaccia nucleare.

Parla la lingua della religione naturale di tutti gli uomini di buona volontà, che non hanno bisogno di dio e di chiese per essere uomini di buona volontà, perché la buona volontà è l’etica delle proprie condotte, è essere testimoni coerenti dell’impegno ad umanizzare sempre più la propria comunità di vita.

La religione aggiunge allegorie, teatri e liturgie. La prima ascesi della religione dovrebbe essere proprio quella di spogliarsi di tutte le sue rappresentazioni, simboli e metafore per tornare a scendere dal regno dei cieli al regno dell’uomo.

“Laudato si’”, sulla cura della casa comune, è forse l’enciclica più umana della storia della Chiesa, perché tutta rivolta con gli occhi su questa terra. Ma è anche l’enciclica in cui maggiormente emerge come la dottrina della chiesa non abbia più un linguaggio in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo.

È l’enciclica dell’inconciliabilità tra il linguaggio della religione e il linguaggio della scienza, tra la religione degli dei e la religione dell’uomo, dove maggiormente la metafisica della fede stride con il rigore della scienza.

L’enciclica è prevalentemente scritta da esperti di scienze ambientali a cui fanno da contrappunto le citazioni tratte dalla tradizione ecclesiale, quella antica come quella recente.

Di fronte al rigore scientifico delle affermazioni in essa contenute, le parole della religione sembrano appartenere all’infanzia dell’uomo, quando mito e natura tra loro si confondevano.

La natura, casa comune, presentata come “sorella e madre bella”, assume le sembianze della tradizione pagana, strappata al Cantico delle creature perde la delicatezza affettiva del “sora nostra matre Terra”.

Sorella e madre bella violata dalla sete di conoscenza dell’uomo che ha rotto l’armonia con il creato, producendo l’ira divina e il peccato originale.

È questa favola della Genesi che non si concilia con la narrazione scientifica della tutela e della cura della natura. Non si può pretendere di stare dalla parte del destino comune degli uomini e continuare a raccontargli che fuori da questa favola “i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa possono rivolgersi contro l’uomo”.

Quell’atto d’orgoglio del conoscere condannato dalla Bibbia oggi permette alla stessa Chiesa di scrivere pagine di un’enciclica tutta costruita sugli esiti della ricerca scientifica, sul valore di quell’uomo a cui la religione di Bergoglio non concede fiducia, quell’umanità negata perché pretenderebbe di essere dominatrice assoluta della terra contro il suo creatore. Per riproporre una gerarchia dove l’uomo deve comunque stare sotto. Può ancora la chiesa sostenere questo racconto e predicare la misericordia? Può camminare accanto agli uomini e alle donne che si sostituiscono a dio e così finiscono col provocare la ribellione della natura, come si sostiene con tono medievale nell’enciclica?

Linguaggi d’altre epoche che offendono la ragione dell’uomo e la sua difficile esistenza nella casa comune. Linguaggi di una dottrina che mentre predica misericordia per l’uomo ne nega l’intelligenza.

“Laudato si’” è la testimonianza che la grande religione non ha più niente da dire all’uomo, che l’uomo non abbia già detto a sé stesso. O la religione parla il linguaggio della scienza o è afona, ma la religione che parla il linguaggio della scienza non è più religione. A una società evoluta, all’intelligenza delle donne e degli uomini del nostro tempo non si può più raccontare, come fa papa Francesco, in nome della casa comune da tutelare, che “[...] Dio stesso, fatto uomo, arriva a farsi mangiare dalla sua creatura”.

L’eucarestia come un atto di cannibalismo, una chiesa che si fa pagana, rito primitivo e ancestrale. Qui lo stridore tra religione e intelligenza è violento. Troppo violento.

Non siamo noi ad aver bisogno della misericordia della chiesa, ma ormai è la chiesa che ha bisogno della misericordia della nostra intelligenza.

 

4 commenti

Alessio:

Finalmente un modo corretto di parlare della chiesa, delle religioni e senza astio, ma con la consapevoleza della realtà. Certo che le religioni hanno avuto la loro importanza positiva, almeno nelle intenzioni, ma adesso sono superate.

Francesco:

Ora cominciamo a ragionare. Bene! Era ora! Statemi bene. Francesco

f.i.:

"Antropofagìa sacramentale" solo oggetto di compatimento, non di misericordia. Papa Bergoglio, non basta che scenda dalla cattedra dell’infallibilità, deve diventare, anche lui, semplice “persona civile” tra “persone civili”.

martina franca:

mi piace, ma non facciamoci ilusioni, è vero che tutto finisce, ma per certe istituzioni sarà ancora dura a morire. Troppo infiltrate su troppe realtà di potere, quindi potere esse stesse.