editoriale

LAICI DA MUSEO

Di Giovanni Vetritto | 21.02.2018


La revanche identitaria e comunitarista, quando non apertamente fascistoide, ha segnato in questi giorni una escalation preoccupante.

Due fatti apparentemente non collegati tra loro hanno attirato l’attenzione dei quattro sopravvissuti laici italiani; e ciò non tanto per i fatti in sé, quanto per la rappresentazione che di quei fatti stessi ha offerto la stampa italiana.

Il primo fatto è quello della coincidenza di due terribili omicidi di giovani donne accaduti quasi contemporaneamente.

Un gruppo (non si è ancora appurato quanto  numeroso) di nigeriani ha ucciso e smembrato una giovane donna, cercando di occultarne il cadavere. Praticamente nella stesse ore, un tramviere milanese ha ucciso una giovane ospitata dalla propria convivente nella casa abitata in comune, tentando anche maldestramente di dar fuoco al cadavere.

Ebbene, il primo dei due accadimenti, così orrendamente simili, ha meritato per giorni la prima pagina dei quotidiani e l’apertura di tutti i telegiornali; tuttora tra i primi servizi i cittadini vengono minuziosamente informati sui particolari anche più irrilevanti e scabrosi (proprio perché scabrosi) della prima vicenda, mentre l’omicidio commesso dal tramviere ha meritato solo un essenzialissimo reportage, tra le notizie di cronaca di metà trasmissione o quotidiano, il giorno stesso dell’accaduto, senza approfondimenti né indagini sociologiche né particolari analitici, per poi subito scomparire del tutto dai resoconti di carta stampata e di televisione.

Fin qui il dramma. Ma l’Italia non sarebbe l’Italia se non si potesse immediatamente accostare a questa tragica coincidenza un po’ di vaudeville.

E quindi ecco la gazzarra costruita attorno a uno dei tanti sconti che il noto museo egizio di Torino è solito praticare a diverse categorie di potenziali visitatori, per invogliarli all’acquisto del biglietto.

Solo che in questo caso lo sconto non era per studenti, militari, anziani ultraottantenni o coppiette in libera uscita per San Valentino; ma per potenziali frequentatori di lingua araba.

Apriti cielo. La destra multiforme del Paese si è scagliata contro il cedimento culturale, ha gridato alla discriminazione, ha addirittura aggiunto al proprio programma elettorale per le imminenti elezioni la cacciata del Direttore del Museo.

La stampa ha dato conto di questa risibile vicenda con un sussiego degno di miglior causa. Quella stampa che si diverte a spernacchiare i quattro keynesiani sopravvissuti se solo provano a far notare che l’austerità ha notevolmente accresciuto il peso del debito pubblico sul PIL, derubricandoli a pericolosi fomentatori indegni di far parte del consorzio civile, ha dato conto delle pretese dei postfascisti come legittime e anzi normali proposte politiche, senza fare una piega; i grandi telegiornali e i quotidiani di massa hanno preso atto del caso e illustrato i programmi di spoils system postelettorale senza azzardare il benché minimo giudizio di valore.

Ora, un laico naturalmente si guarda bene dall’auspicare pogrom simmetrici contro i tramvieri, contro gli sconti alle coppie e ai vecchietti, tutto auspica tranne che una deteriore par condicio tra situazioni pur simili.

Il laico, forte soltanto dei suoi atavici dubbi metodici, si limita a ricordare che esistono uomini buoni e cattivi, non categorie; che non si può incasellare un essere umano in una astratta figurina (il nigeriano, il tramviere, il parlante arabo) per poi dannare in un sol crucifige tutta la massa degli individui astrattamente collocabili nella categoria.

Una osservatrice di indefettibile credo laico come Cinzia Sciuto non ha mancato di far notare quanti cattolici di lingua araba esistano nel mondo; ma una simile finezza sfugge a chi sogna un mondo semplice, di soluzioni semplici, in cui l’individuo, la sua coscienza, la sua terribile responsabilità individuale scolorano in un fenomeno collettivo che li condanna o al contrario, con altrettanto stupido semplicismo, li assolve.

L’atteggiamento inaccettabile della stampa, che ancora oggi sente il dovere di precisare, in certi casi di omicidio, che siano maturati “in ambienti omosessuali” (come se le famiglie italiane fossero quelle del Mulino Bianco, come se la gran parte delle violenze sulle donne di cui tutti si riempiono la bocca non accadessero in famiglia), sta portando velocemente il dibattito pubblico a livello zero. Ogni considerazione di etica individuale, ogni richiamo al senso di responsabilità degli individui, che soli possono tenere in piedi un Paese, che soli rispecchiano una cultura laica fondamento di democrazia, sono banditi.

In una Italia che a scuola promuove per legge, che nei tribunali delle coscienze condanna e assolve per appartenenza linguistica (e presto tribale), il sistema dell’informazione ha del tutto abdicato al suo legittimo, per quanto limitato, ruolo pedagogico. Si è messa a inseguire i pregiudizi di un popolino già vellicato nei suoi più bassi istinti da una politica incapace, ignorante, corrotta culturalmente prima che per interessi.

Tempi duri per i laici, che stanno diventando l’unica cosa veramente da museo in una Italia che corre verso il precipizio.

(La vignetta è tratta da confronti.net)

Un commento

martina franca:

al museo si ammirano "pezzi", antichi sì, ma di valore, invece le mummie vaganti di oggi non sono neanche da museo e continuano ad imperversare.