editoriale

UNA LEGISLATURA LAICA?

Di Attilio Tempestini | 30.01.2018


Che consuntivo si può, dal punto di vista della laicità, tracciare sulla legislatura al termine? Senza dubbio spicca l’approvazione, di due leggi: quella sulle unioni civili -cioè fra persone dello stesso sesso- e quella sul biotestamento.

Si tratta, sì, di leggi alle quali sarà possibile contestare soluzioni di compromesso, o carenze. Sono, sì, leggi cui il parlamento è pervenuto non soltanto motu proprio, ma anche su impulso dell’Europa; basti ricordare quanto all’Unione Europea, le varie prese di posizione cui il suo Parlamento è fin dal 2000 giunto in favore di coppie del medesimo sesso; quanto al Consiglio d’Europa, la risoluzione a favore del biotestamento approvata dalla sua Assemblea nel 2012, nonché la sentenza in favore di un riconoscimento legale delle coppie omosessuali, emessa nel 2015 dalla Corte europea dei diritti umani.

Sta di fatto però, che con entrambe le leggi risulta significativamente ampliata nel nostro paese l’area dei diritti civili: giacché esse ampliano la tutela giuridica per scelte cui le persone vengano, in materia di sesso o sulla propria stessa vita -un ampliamento che d’altra parte in nulla scalfisce, la tutela giuridica per persone le cui scelte siano diverse-.

Siccome poi, tale ampliamento di diritti civili entra in conflitto con concezioni di tipo religioso, siamo di fronte a quel classico aspetto della laicità che si confronta con una religione-dottrina. Mentre è con una religione-istituzione, che si confronta l’altro aspetto classico: e qui, in tema ad esempio di 8 per mille, o di presenza religiosa nelle scuole, non si può davvero dire che la legislatura abbia visto un colpo di barra in direzione laica.

Naturalmente è stata quella cattolica, la dottrina religiosa con cui si sono dovuti fondamentalmente fare i conti per le unioni civili come per il biotestamento (a proposito del quale, peraltro, stupisce che da una dottrina così sensibile alla sacralità della vita umana, mai sia venuta una condanna di principio per la pena di morte). L’opposizione della S. Sede nei confronti di leggi, su queste due materie, ha in effetti per decenni avuto la meglio anche su parlamenti che più di quello ora al termine potevano sembrare in grado, di superarla.

Se dunque è per un tale aspetto della laicità, che gli anni di questa legislatura hanno registrato progressi, essi hanno però registrato un’istanza di laicità tout court allorché Renzi ha da Presidente del Consiglio argomentato, quanto alla legge sulle unioni civili, di aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo. Magari, egli ha tenuto scarsamente presente il livello alto ed impegnativo cui, sul piano dei principi, questa contrapposizione portava. Mentre l’ha avuto ben presente Agostino Giovagnoli il quale su “Repubblica” ha ribattuto, che però Renzi assumendo la carica di Presidente del Consiglio aveva anche giurato “di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”: ed il quale ha portato, come esempio di funzioni esercitate invece in tale interesse, un intervento che De Gasperi da Presidente del Consiglio fece in Costituente. L’intervento cioè, aggiungiamo noi, svolto come dichiarazione di voto a favore dell’art. 7 della Carta.

Può sorprendere, che ad un PD il quale negli ultimi anni ha su questioni sia economico-sociali sia istituzionali assunto posizioni tipiche della destra, vada riferito l’appena menzionato argomento di Renzi, nonché un apporto indubbiamente fondamentale al varo delle due leggi in questione (benché per quella sulle unioni civili la discussione parlamentare sia partita da una proposta, con come prima firma quella di una parlamentare del PD, ma per l’altra legge sia partita da una proposta, con come prima firma quella di un parlamentare del Movimento 5 Stelle). Indubbiamente e per fermarci al rapporto, fra da un lato questioni economico-sociali dall’altro questioni di laicità, chi si riconosca in quel valore dell’uguaglianza che assume rilievo quanto alle prime ed alle seconde può, abbastanza facilmente, apprezzare -per esempio- tanto lo Statuto dei lavoratori, quanto la tutela delle minoranze in campo religioso. Ma è anche ipotizzabile che chi per il valore dell’uguaglianza, in particolare a livello economico-sociale, nutra poco interesse si proponga di, mentre lo contraddice a tale livello, venire dai partiti in ciò simili a distinguersi, con una certa dose di laicità.

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