editoriale

UNA CHIESA PLURALISTA

Di Marcello Vigli | 10.01.2018


La fine dell’anno ha coinciso con la fine della XV legislatura, che, a differenza delle precedenti, ha potuto raggiungere la sua scadenza naturale. Puntuale, in coincidenza con l’inizio dell’anno, è arrivata la indicazione dal cardinale Bagnasco, Presidente della Cei, sulle priorità per la politica: siano famiglia, natalità, lavoro e stato sociale.

Intervenendo a Stanze Vaticane di Tgcom24 ha dichiarato: Quattro obiettivi prioritari e urgentissimi su cui tutte le forze politiche locali, nazionali e continentali dovrebbero maggiormente guardare ed operare sono la famiglia e la natalità, il lavoro, lo stato sociale su cui bisogna investire molto di più, ed infine la cultura perché se non c'è una coscienza educata le leggi serviranno a poco. Senza dubbio non si può non convenire sulla sostanza non, invece, sull’affermazione successiva: È compito della Chiesa indicare i momenti e le forme di criticità, di difficoltà, di prove anche molto serie di una città, di una nazione e del mondo; ma nello stesso tempo è compito della Chiesa segnalare i momenti e i segnali di fiducia e di positività.

Non può essere compito di nessuna chiesa, tanto meno di una Chiesa concordataria diventata, cioè, soggetto politico, perché un tale intervento inquina il dibattito e condiziona le scelte dei cittadini favorendo, fra le forze in campo, quelle disposte a riconoscersi nella scelta e nelle parole pronunciate, nella stessa sede, da Giovanni Toti, Presidente fella Regione Liguria. Toti ha dichiarato: L'esigenza di dialogo che Sua eminenza ha sottolineato è il filo conduttore della nuova politica: troppo spesso la politica ha tentato di essere autoreferenziale, di fare grandi progetti di sviluppo da sola. Credo che questo Paese riparta solo in presenza di un dialogo profondo, cosa che facciamo costantemente in regione Liguria.

Per di più, la Cei questo compito non l’ha esercitato in presenza di scelte significative quali la concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia: il suo silenzio sulla questione ha assunto un alto valore simbolico.

Lo ha denunciato un documento di Noi Siamo Chiesa, diffuso all’indomani del rifiuto del Senato di esprimere una scelta sullo jus soli facendo mancare il numero legale al momento di approvare la legge che lo avrebbe introdotto. In questa situazione l’abbandono della legge sullo jus soli da parte del Senato ha turbato le coscienze di quanti la consideravano un fatto di civiltà e, soprattutto per i credenti, un fatto di fraternità. Si trattava inoltre di un provvedimento utile, sotto ogni aspetto, per il vivere civile. Ciò premesso, dobbiamo deplorare il silenzio della generalità dei vescovi su questo fatto. Esso meritava una denuncia ferma e inequivocabile, senza timore della reazione di opinioni avverse, a maggior ragione se di forze politiche. Un silenzio pesante, colpevole, non scusabile (a fronte di tanti interventi indebiti in altre occasioni). Solo il Card. Francesco Montenegro di Agrigento ne ha parlato.

In verità neppure il papa ne ha parlato, ma può essere giustificato trattandosi di una questione tutta italiana, significativo, invece, il suo ampio discorso agli ambasciatori accreditati presso la Santa sede che, nel quadro di un un’ampia ricognizione del contesto planetario, affronta i nodi: pace, famiglia e migrazioni. Rivela la sua preoccupazione: per le tensioni nella penisola coreana, il conflitto israelo-palestinese, la situazione in Ucraina, Siria e Iraq. S’interroga sulle conseguenze dell’affermazione dei nuovi diritti umani, nati con i movimenti del Sessantotto, che vanno a creare una “colonizzazione ideologica”. Nel ricordo dei due anniversari ricorrenti quest’anno, il centenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale e il secondo quello del settantesimo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, il papa ripropone il tema dello sviluppo umano integrale e i nuovi diritti. Denuncia l’inefficacia degli sforzi collettivi della Comunità internazionale di fronte alla logica aberrante della guerra, contro la proliferazione di armi che, aggravando chiaramente le situazioni di conflitto comporta enormi costi umani e materiali che minano lo sviluppo e la ricerca di una pace duratura. Plaude, invece, per il “risultato storico” del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, ratificato dalla Santa Sede, che chiede sforzi perseveranti verso il disarmo e la riduzione del ricorso alla forza armata e alla gestione degli affari internazionali.

Ribadendo che il negoziato è la soluzione principe per le eventuali controversie tra i popoli, soprattutto nel mezzo di questa proliferazione delle armi che rinfocola la terza guerra mondiale a pezzi. Con il tema della pace intreccia quello della difesa della famiglia e l’appello perché si affronti il problema dei migranti ispirandosi alle quattro parole chiave da lui indicate: accogliere, promuovere, proteggere e integrare.

Emerge da queste riflessioni la diversità degli orientamenti presenti nella Chiesa cattolica, che, se coniugati con le differenze derivanti dal suo radicamento nelle diverse culture, lasciano emergere una complessità difficilmente riducibile a schema unitario provocando dubbi e dissensi.

È ancora difficile per molti, dentro e fuori la Chiesa, riconoscerla realtà pluralista in divenire, quale l’ha proclamata il Concilio Vaticano II nell’identificarla come il Popolo di Dio in cammino.

Roma, 9 gennaio 2018

(Foto tratta da formiche.net)

4 commenti

Alida Mappelli:

Sì, sì "pluralista" a modo suo, quindi tutta da una parte!

michele:

CHIEDO A TOTI E BAGNASCO DI LEGGERSI LA COSTITUZIONE ITALIANA E IL CONCILIO VATICANO II°

Marcello Vigli:

C’è da rallegrarsi se si cita anche il Concilio Vaticano II oltre che la Costituzione italiana per contestare il clericalismo cattolico. Diventa sempre più diffuso il riconoscimento che di una realtà complessa e pluralista (pur se ovviamente tutta di parte come ogni aggregazione umana) quale è la comunità cattolica con il suo miliardo di aderenti si può e si deve dare una valutazione diversificata. Lo riconosce anche Carlo Troilo nel dichiarare, dopo averlo ampiamente argomentato su Micro Mega, Perché non possiamo non dirci anticlericali.

marcella mariani:

E' sempre più evidente la debolezza di uno Stato che si fa scudo delle dichiarazioni di un Papa per legittimare le proprie azioni e le proprie omissioni. Non è escluso che a breve, oltre alla giustificazione spesso addotta dai nostri politici "ce lo chiede l'Europa", dovremo ascoltare "ce lo chiede Papa Francesco"