editoriale

DALLA SICILIA

Di Marcello Vigli | 08.11.2017


Neppure la propaganda elettorale in chiesa è stata sufficiente per il candidato del Pd ad evitare la pesante sconfitta nelle elezioni in Sicilia. L’aveva azzardata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, in Corso dei Mille a Palermo, dove si era recato in compagnia di Leoluca Orlando, forse perché sperava di poter trovare fra i fedeli riuniti per la messa domenicale il sostegno che il segretario del suo partito non gli aveva concesso. Renzi, infatti, è stato “scrupolosamente” assente nella campagna elettorale siciliana.

E’ restato sul treno con cui ha viaggiato per l’Italia in cerca di una attenzione mediatica e un coinvolgimento locale, che non ci sono stati, per poi correre a giocherellare con Obama negli Stati Uniti. Non è certo che la sua presenza avrebbe evitato al candidato proposto dal Pd di finire al terzo posto con solo il 18% dei voti, ma è certo che questa assenza ha accelerato l’apertura di una stagione di crisi nel partito. Se si aggiunge che anche a Ostia il candidato del Pd, il bravo Athos De Luca, ha ottenuto il terzo posto con un modesto 13,6%, poco più del candidato di Casapound che arriva al 9, 08%, e dell'ex parroco don Franco De Donno che da solo ottiene l'8,6% di voti, si coglie meglio la misura della disfatta del Pd renziano.

Certo ancora più grave è l’assenza dell’avvio di una spietata autocritica. La responsabilità della catastrofe elettorale i suoi fedelissimi hanno cercato di attribuirla al Presidente Grasso, colpevole di aver rifiutato la candidatura: Micari ha avuto il coraggio che non ha avuto Pietro Grasso, quello di candidarsi con il centrosinistra. Siamo stati due mesi ad aspettare una risposta di Grasso che poi è stata negativa, la sinistra nel frattempo è andata per i fatti suoi. Era una sconfitta abbastanza annunciata. Sono parole di Davide Faraone, sottosegretario alla Salute del governo Gentiloni, a commento degli exit poll delle elezioni durante la Maratona Mentana del TgLa7.

In verità ha ragione Lucia Annunziata: Se la Sicilia è, davvero, il laboratorio di cui tanto si parla, il suo voto ci dice che la grande coalizione, il Nazareno, o come volete chiamarla, insomma l'accordone fra la destra e il Pd è stato ucciso prima ancora di nascere nelle urne della Trinacria. Questo risultato diventa sintomo ancora più significativo del mutamento radicale in corso se lo si legge alla luce di quelli provocati dalle recenti elezioni in diversi paesi europei.

Impone una pesante ipoteca sulle speranze, non si sa quanto fondate, su un ricompattamento a sinistra intorno a Pietro Grasso, favorito, magari, da un rinvio della prossima consultazione elettorale. Su di lui scommette Bersani, sostenuto dal consenso di D’Alema e dalla visita di Pisapia. Anche la dichiarazione entusiasta di Nichi Vendola può essere assunta come garanzia, pur se ampiamente ridimensionate dal popolo del Brancaccio. Lo stesso Renzi, che alla conferenza programmatica di Napoli, dopo avere chiarito: lavoro per portare il Pd a Palazzo Chigi e non per portare Matteo Renzi, dichiara Non abbiamo veti verso nessuno. Ci vorrà del tempo perché sia chiaro in quale direzione queste dinamiche sono destinate ad evolversi anche per l’intreccio con gli esiti dei conflitti interni al centrodestra e il ridimensionamento dell’interventismo grillino provocato dalla mancata vittoria nelle elezioni siciliane. Sono da mettere in conto anche gli interventi dei partners europei e dei poteri forti, quali essi siano. Soprattutto, però, determinante sarà il numero degli astensionisti. Troppe e gravi sono state le prevaricazioni della “casta”, che ha perfino imposto la legge elettorale con il voto di fiducia, perché non sia forte la tentazione di rifiutare il voto ai suoi candidati.

Non altrettanto significativi saranno, invece, gli orientamenti delle chiese o perché ormai poco influenti o perché temporaneamente “deviati”, come quelli cattolici, dall’interventismo di papa Francesco. I suoi appelli non hanno la stessa efficacia di quelli dei suoi predecessori. Né solo perché il suo ruolo non viene riconosciuto, ma anche perché non trovano molti ministri del culto pronti a rilanciarli in prassi capaci di mobilitare i fedeli, ormai assuefatti all’ordine costituito o esuli dalla comunità ecclesiale dopo qualche tentativo di attuarli. Non sono ancora sufficienti le nuove nomine da lui avviate per trasformare una “società perfetta”, chiusa nel suo modello, in una comunità pienamente inserita nella storia degli uomini.

Non è un caso che ha voluto celebrare il 2 novembre, che la Chiesa cattolica dedica alla memoria dei morti, con una Messa al Cimitero americano di Nettuno e una visita di preghiera al Sacrario delle Fosse Ardeatine per gridare "Non più la guerra! il grido”. Nel luogo simbolo della Resistenza romana chiede di “togliersi i calzari dell'egoismo e dell'indifferenza".

Non li hanno tolti certo quei politici spagnoli che continuano a contrapporsi pesantemente, pur usando solo violenza verbale e istituzionale, per una questione che ha ben poco a che fare con concrete condizioni di convivenza pacifica del popolo sovrano.

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