editoriale

LE LEGGI SICCARDI E LA SPIRITUALITÀ

Di Attilio Tempestini | 21.09.2017


Sarà forse troppo tardi per ricordare, dopo una manifestazione tenutasi a Torino lo scorso giugno, le leggi Siccardi? La prima pietra dell’obelisco, che in piazza Savoia le onora e davanti al quale tale manifestazione ha avuto luogo, venne posta appunto in giugno, 165 anni fa: ed in effetti mi sembra  un buon motivo per ricordare queste leggi la nettezza, con cui esse delineano valori laici –nonché la circostanza che di monumenti italiani, ispirati a tali valori, non me ne vengono in  mente molti-.

Allorché le leggi Siccardi videro nel 1850 la luce, una vivace polemica scoppiò fra da un lato giornali cattolici e dall’altro giornali liberali. I primi indissero una sottoscrizione in favore, dell’arcivescovo di Torino; che avendo invitato i parroci a non rispettare tali leggi era stato condannato ad un mese di carcere. I secondi, una sottoscrizione la indissero in favore del ministro della Giustizia, appunto Siccardi, che le leggi stesse aveva portato all’approvazione in parlamento: e l’obelisco in parola venne eretto, col frutto di tale circoscrizione.

La condanna inflitta all’arcivescovo applicò proprio la norma, in virtù soprattutto della quale le leggi Siccardi sono note: e secondo la quale chi appartiene al clero riceve, in caso di imputazioni penali, lo stesso trattamento di tutte le altre persone (invece che risultare immune, perché nella sfera di competenza del foro ecclesiastico). Il principio di laicità lo vediamo, pertanto, delineato sotto il profilo dell’uguaglianza: cioè come negazione di una situazione di favore per chi, quanto alla dimensione religiosa, si trovi in una determinata condizione.

Una declinazione perfettamente complementare, poi, si ha in un’altra delle leggi Siccardi: quella con cui più non viene penalizzata l’inosservanza, di alcune feste della religione cattolica. Qui infatti a venir meno è, per chi quanto alla dimensione religiosa si trovi in una determinata condizione, una situazione di sfavore.

Ma tali leggi non sembra considerarle sotto il profilo, del quale sto parlando, il sito “Museo-Torino” che su Internet viene curato dal Comune di Torino. Infatti alla fotografia dell’obelisco, di piazza Savoia, si affianca il seguente commento: “Nel clima anticlericale post-quarantottesco, l’obelisco... celebrò l’abolizione del foro ecclesiastico”: e si attribuisce così, a chi appoggiava le leggi Siccardi, un’intenzione discriminatoria/ostile nei confronti del clero cattolico e più in generale della Chiesa cattolica. Invece, di laicità il commento non parla; né ne parla il più ampio commento, collocato sotto la fotografia.

Avrebbe davvero poco senso chiedere, alla sindaca Appendino, cosa pensa di tali commenti. Giacché il Movimento 5 stelle evita come “divisive”, tutte le classiche contrapposizioni politiche; mentre ritiene epocali, battaglie come quella sui vitalizi. Ma neppure avrebbe avuto molto senso investire della questione, Fassino allorché subito prima di Appendino era il sindaco: questi a tali classiche, contrapposizioni, dava sì peso ma nel senso di ricercare le simpatie soprattutto dell’Unione industriale, della diocesi, ecc.

Sempre a Torino si svolge, nel presente mese di settembre, la tredicesima edizione di “Torino spiritualità”: manifestazione organizzata dal Circolo dei lettori -una Fondazione, il cui socio unico è la Regione Piemonte- la quale ha, nel corso degli anni, mostrato un buon livello culturale e mancanza di legami con specifiche religioni. Ma resta il fatto, che “spiritualità” rimanda a “spirito”; che un classico antonimo, di “spirito”, è “materia”; che anche in tema di materialismo potrebbero prender vita manifestazioni non di parte ed attestate su un buon livello culturale. Ci sarà allora -sotto la Mole- un nesso, fra per un verso la circostanza che l’attenzione la si dedichi allo spirito e non alla materia; per l’altro il fatto che le leggi Siccardi vengano tenute un po’ a distanza, in quanto anticlericali?

(Foto tratta dal sito mapio.net)

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