editoriale

VERSO LA SANTIFICAZIONE, DI TUTTE LE FESTE?

Di Attilio Tempestini | 31.05.2017


 

Se la seconda metà, di ogni anno, vede un en plein di feste religiose -Assunzione, Ognissanti…-, nella prima metà troviamo feste di tipo “terreno”, come il 25 aprile ed il 1 maggio. Ma anche a queste si tende, da qualche tempo, a dare un carattere ultraterreno.

Considererò (dal mio osservatorio torinese-piemontese), due episodi. Uno riguarda, rispetto al 1 maggio, la manifestazione che a Torino ha luogo in piazza S. Carlo. Ebbene, in tale manifestazione ha almeno negli anni scorsi preso la parola, anche un esponente dell’associazione torinese “Gioventù Operaia Cristiana”. Associazione che, in quanto operaia, è indubbiamente nello spirito del 1 maggio; ma in tale spirito si troverebbe anche, per esempio, una “Gioventù operaia islamica”. Viene insomma da chiedersi se in una festa, che ha una dimensione unicamente economico-sociale, siano perfettamente intonati interventi che rimandino a determinate scelte, in campo religioso. Senza contare che manifestazioni del genere vedono già presente una CISL, la quale -leggiamo sul suo sito- si proclama “fedele ai valori [anche] del cattolicesimo democratico”.

Comunque, quella della GIOC è pur sempre una voce fra le molte che si avvicendano, sul palco di tale manifestazione. Ben più rilevante risulta ciò che, quanto al 25 aprile, ha avuto come teatro non il capoluogo piemontese, ma la città di Verbania. Qui la celebrazione di tale festa si è aperta, con una messa nella locale basilica: e mi pare di totale incongruenza, che per ricordare la liberazione dal nazifascismo si parta da una chiesa.

Ma c’è di peggio: tale messa, avvertivano i manifesti affissi in città da chi ha promosso la celebrazione, era “in ricordo di tutti i morti”. La celebrazione del 25 aprile ha quindi avuto inizio mettendo sullo stesso piano, chi ha combattuto perché una Liberazione vi fosse e chi -anche con stragi e torture- ha combattuto, perché non vi fosse.

Né ha avuto peso, per evitare una celebrazione siffatta, che ad una quindicina di chilometri dalla città di Verbania si trovi, sulla strada verso la Svizzera, un cippo il quale indica fin dove giungeva nel 1944, la Repubblica dell’Ossola. Neppure ha avuto peso, insomma, una tale vicinanza geografica ai luoghi della Resistenza.

Come si possono spiegare, simili degenerazioni rispetto al 25 aprile? Provo (nei limiti di questo articolo) a rispondere, in due direzioni. Per un verso cioè considerando la generale deriva, del nostro sistema partitico: chi attualmente guardi ai quattro maggiori partiti italiani, nessun legame con la Resistenza può individuare in Forza Italia, nella Lega, nella formazione di Grillo. Resta, il PD. Il quale però ha sì nel suo albero genealogico partiti che alla Resistenza hanno preso parte, ma è nato omettendo di menzionarla, la Resistenza, come componente del proprio patrimonio ideale.

Per altro verso, poi, prenderei in considerazione diffusi atteggiamenti -a livello partitico ed intellettuale- nei confronti della Chiesa cattolica. Ad esempio, che vita breve ha avuto un partito d’Azione il quale era contrario al Concordato e che vita lunga ha avuto un PCI, il quale votava l’art. 7 e più in generale riteneva la presenza delle masse cattoliche una vera fortuna, per la via italiana al socialismo! Mentre, a livello intellettuale, un Ernesto Rossi che scriveva “Il manganello e l’aspersorio” per denunciare il largo appoggio della Chiesa al fascismo, non lo troviamo forse in assai netta minoranza rispetto alle numerose voci per cui l’antifascismo, in interiore homine, del più modesto dei parroci presentava maggior rilievo, della complessiva politica dei papi Pio XI e Pio XII?  Su, tale, complessiva politica, in effetti negli ultimi decenni lo studio più polemico (fin troppo!) che io conosca porta una firma non italiana, bensì del tedesco Karlheinz Deschner.

Una Chiesa, allora, che ben poco è stata messa sul banco degli imputati per il suo appoggio al fascismo, può più facilmente accadere che apra con una messa, la celebrazione della Liberazione: e tale messa la dedichi con disinvolta par condicio, anche a coloro la cui sconfitta viene celebrata!

Un commento

Francesco Introzzi:

Un messaggio ad Attilio Tempestini. Le “repubbliche partigiane” – come esemplare la Repubblica dell’Ossola” - di per sé non avrebbero dovuto disarmare ma costituirsi in “soggetti politici autonomi” per un “patto federale nazionale. Al Regno d’Italia la conversione costituzionale avrebbe dovuto essere quella in una federazione di repubbliche locali. Non solo questo non è successo mantenendo la struttura centralistica e prefettizia del Regno sabaudo, ma il colmo della dichiarata “limitazione” della sovranità democratica è stata formalmente sancita dal secondo comma, secondo periodo, della stessa Costituzione repubblicana. Potremo festeggiare la “Liberazione” nel momento in cui sarà convocata la “Costituente federale nazionale italiana”, pregiudiziale alla convocazione della “Costituente Federale Europea”. Grazie dell’attenzione. Cordiali saluti. Francesco Introzzi