editoriale

LAICITÀ ALLA PROVA IN ITALIA E IN FRANCIA

Di Marcello Vigli | 10.05.2017


Come ogni anno, quando a primavera mezza Italia è seriamente impegnata nella compilazione della dichiarazione dei redditi, emerge la marginalità dell’interesse per la destinazione delle varie percentuali che si possono dedicare: l’otto per mille alle chiese, il cinque a varie associazioni del volontariato e sportive, il due ad un partito politico, il due ad un’associazione culturale. Poca attenzione si riserva al fatto che queste somme sono indebitamente sottratte all’erario, cioè al diritto/dovere del governo della Repubblica di ben amministrarle nell’interesse generale.

In verità, eccetto per il cospicuo bottino di circa un miliardo, riservato alla Conferenza episcopale italiana si tratta di pochi spiccioli. Non è una questione, quindi, da associare all’esame di quanto denaro si sperpera distraendo in altro modo piccole/grandi somme dalle finalità costituzionali; se ne sottrae ben poco all’uso pubblico.

Non diventano, però, occasione per significative riflessioni  sulla  questione dei rapporti fra Stato e chiesa, tanto cara agli anticlericali e ai cattolici critici. I clericali delle diverse chiese, con la complicità di politici compiacenti, estendendo la sovvenzione statale anche a strutture senza finalità religiose, l’hanno di fatto “normalizzata”. Né ci si preoccupa troppo dell’uso della quota dell’otto per mille che i contribuenti attribuiscono allo Stato. In realtà viene affidata ai governi che usano i suoi proventi spesso in settori incongrui. Tali li definisce la Corte dei Conti, che rimprovera agli organi preposti anche il mancato impegno in campagne pubblicitarie per promuovere la destinazione delle quote dell’otto per mille a vantaggio dello Stato. Questo, in verità, li destina, ad altre voci di spesa pubblica o li distribuisce a enti privati e Ong, per di più omettendo il controllo sull'effettivo utilizzo dei contributi stessi con un atteggiamento che la magistratura contabile giudica in violazione dei principi di buon andamento, efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione.

Quando sono ben spesi servono, pur sempre in deroga, ad integrare i finanziamenti   destinati al  Terzo  Settore”, in cui trovano legittimità strutture e attività di diversa natura e utilità sociale. Si aggiungono infatti al finanziamento pubblico delle scuole private o all’appalto per l’assistenza ai disabili, ai rimborsi per i “naufraghi” dei gommoni o ai contributi a cooperative “sociali”. Spesso si tratta del sostegno a benemerite attività di supplenza a carenze del pubblico, ma molto spesso queste sono volutamente costruite per aprire spazi per interventi clientelari e operazioni corruttive.

In verità, ad un’attenta riflessione, si configura come un’ulteriore prova che il regime democratico non garantisce una Pubblica amministrazione esclusivamente a servizio degli interessi universali della cittadinanza. Il suo risanamento, però, non può essere affidato alla negazione del principio che la scelta sull’uso del denaro di tutti, ceduto allo Stato con il pagamento delle imposte, non può essere affidata ai privati.

Il voto sulla Dichiarazione di Redditi sulla destinazione dell’otto mille non deve sottrarre allo Stato la funzione di gestire il pubblico denaro!

Tale constatazione assume un particolare valore in questi giorni in cui sono in molti a rallegrarsi per l’esito delle presidenziali francesi, al centro dell’interesse mediatico. Considerano scampato l’incubo Le Pen e ricominciano a sperare, come dopo le elezioni in Austria e in Olanda! Per molti è solo un male minore, ma funzionale al superamento della crisi di sfiducia nello Stato che grava sulle società europee, prostrate da una crisi economica, particolarmente pesante per operai e contadini, e attraversate da forti risentimenti contro i gruppi dirigenti, considerati inadeguati e autoreferenziali.

Interessante, in questa prospettiva, la soddisfazione espressa anche dallo storico quotidiano cattolico francese, La Croix, per la vittoria del candidato centrista di cui aveva sostenuto la candidatura al primo e al secondo turno, in contrasto con il conservatore   Famille  Chrétienne  diffidente nei confronti di Macron.

E’  ben noto, infatti, che i programmi di entrambi i candidati alla Presidenza non sono compatibili con l’insieme dei valori della dottrina sociale della Chiesa, ma le chiusure di Le Pen nei confronti dell’immigrazione e dell’integrazione hanno fatto la differenza, anche nei confronti della sospetta ispirazione massonica di Macron.

Questa conferma francese, sul valore della “laicité” come fondamento delle Pubbliche Istituzioni, a cui Macron ha dichiarato di volersi ispirare, va ad aggiungersi a quella, ben più impegnativa, sul ruolo politico che il “macronismo” - se si svilupperà – è destinato a svolgere nella soluzione dei problemi, tutti aperti, nell’immediato in Francia  e  che in autunno lo saranno in Europa dopo le elezioni politiche in Germania.

Un commento

Luisa:

Condivido l'analisi sulla gravità della situazione dell'uso dell'8 per mille in Italia. Sarebbe utile promuovere una giornata di studio con esperti di finanza pubblica e giudici della corte dei conti